Pare che le mie letture non vogliano abbandonare il loro disordine; che tuttavia lascia intravedere, qua e là, qualche sprazzo di luce. Sto, mi pare, passeggiando nel bosco; e nel folto degli alberi, dove sentieri solo intravisti si intersecano, un sottobosco di desideri discordanti, curiosità passeggere, umori altalenanti, impedisce l’orientamento.

Non è un brutto stare, conoscendo che – accade sempre – il fitto si diraderà, suggerendo una vicina uscita alla luce; quando riapparirà un sentiero per il paese di Proprio Là, dove, senza saperlo, eravamo diretti.

“Qual è lo scopo della tua filosofia?

Mostrare alla mosca la via d’uscita dal barattolo.”[i]

  

Ci sono per tutti, credo, i periodi delle letture disordinate. I giorni in cui si trascorre di libro in libro rimanendone, non dico, delusi, ma con la sensazione di non aver trovato le pagine di cui si sentiva il bisogno; i giorni delle riletture a spezzoni, un po’ di questo un po’ di quello, senza trovar pace.

Ora sto finalmente leggendo un libro che mi terrà occupata per un po’ di buoni giorni, parecchi, credo; avendo forse ritrovato un percorso: nel qual caso – ma ne sono ormai certa – sarà la prossima recensione.

Nel frattempo, cerco di far ordine tra letture sparse, molto buone e, solo forse, meno buone, cui mi pare di dover rendere giustizia (in attesa, chi lo sa, di una nuova lettura), riponendole negli scaffali, con la dedica di una piccola nota.