Di un’autrice, di un autore ciò che di lei, di lui, interessa sta unicamente in ciò che ha scritto: è così e così dev’essere. Ci sono tuttavia autori, artisti, il cui tempo di vita, e la cui storia, gettano luce la-strada-che-va-in-cittasull’opera anche se questa non richiede, per reggersi, altro che se stessa.

Natalia Levi Ginzburg è uno di questi casi, e lo è in modo peculiare: la sua storia di vita, la storia della sua giovinezza, illuminano la sua opera soprattutto per la grande, anomala alterità esistente tra la sua vita e la sua scrittura. Perché esistono tempi, ed esistono vite, da cui non si può prescindere; e in particolare per una donna, in un certo momento storico, è difficile dare vita, anche, e soprattutto, e comunque, ai propri figli e ai propri libri, prescindendone. In modo determinato. Sicuro. Dolcemente cocciuto. Seguendo la propria strada qualsiasi cosa avvenga.

hercule-poirotIn quest’ultima settimana, chiuso il libro di Wallace, confesso di essermi letteralmente tuffata dentro il mondo rassicurante dei migliori polizieschi – due Hercule Poirot d’annata, uno in seguito all’altro, come esercizio di recupero (mantenimento, si spera) del mio benessere mentale.

Ho dunque fatto visita a due ottime famiglie: una visita alla residenza di campagna di sir Henry e Lady Lucy Angkatell (“Poirot e la salma”), nel piccolo centro di Market Basing, dove mi pare si localizzi più di una indagine di Hercule Poirot; una seconda visita a Littlegreen House, residenza dell’anziana signorina Emily Arundell (“Due mesi dopo”) purtroppo deceduta, morta ammazzata, come Hercule Poirot scoprirà.