Dubito che questo pezzo abbia un senso, ma mi va di condividerlo. Suggerito da una conversazione privata, uno scambio sul tema della dipendenza, nella fattispecie dal fumo, e sull’opportunità di abbandonarla, ha dato luogo a un mio, privatissimo, momento di gioco a ritrovare, in letteratura, momenti di sostegno alla mortifera e piacevole pessima abitudine. Pezzetti d’autore che desidero condividere, in allegria, pure se il tema, poi, passando a parlare di libri, non ha alcunché di piacevole.

La libraia virtuale riapre i battenti e deve confessare, con grande scorno, di non aver portato a termine, nel mese trascorso, nessuno degli obiettivi, per quanto vaghi, che si era prefissata – ad esclusione di uno: darsi alla vacanza, nel senso etimologico del termine: essere vacuo, sgombro, libero, senza occupazioni.

Tuttavia: anche questo stava nel programma, il regalarmi una vera vacanza a casaccio e dunque, perché no.

Ora, tuttavia è un po’ difficile rientrare in discorso, dopo un periodo così, da perfetta pelandrona.

Questa non è una recensione. Lo potrebbe essere se, con questa parola, per la verità altisonante e impropria per questa scrittura, volessimo indicare non una ma alcune proposte di letture da condividere.  È una visita piccola agli scaffali di una libreria che, in quanto virtuale, può permettersi un catalogo anomalo, un po’ qui e un po’ là, composto di libri talora anche fuori commercio, in ogni modo reperibili – per fortuna esistono le biblioteche, e il benemerito mercato dell’usato; per non dire che esistono vecchi libri di casa (niente di “antico” eh, niente di particolarmente pregiato, se non per un lontano lungo affetto deducibile dalle stropicciature delle pagine, dalle sottolineature e dai commenti a margine (cancellati con risultati precari), dai bordi morbidi di frequentazione e consunzione.