Un po’ di tempo fa buttavo là qualche pensiero sul tema-problema della (reale o supposta) elevata incompetenza linguistica dei nostri studenti (qui). Da parte mia, si trattava, come ho scritto, unicamente di “pensieri in libertà. Nessuno giusto. Nessuno definitivo.

Lo spunto era stata una lettera, indirizzata pubblicamente al Governo italiano da professori universitari e intellettuali di vaglia che, segnalando il problema, fornivano precise indicazioni sulle didattiche che i colleghi degli ordini di scuola inferiori avrebbero dovuto porre in essere per rimediare.

Dino Buzzati
Dino Buzzati

Mi trovo reduce, dopo la rilettura di Calvino, da una lettura veloce, che ora dovrò ripetere, di un curioso fantasy italiano di Roberto Recchioni: «YA. La battaglia di Campocarne», Mondadori 2015. L’autore è un noto fumettista, disegnatore, sceneggiatore, autore di Graphic Novel, se non mi sbaglio al suo primo romanzo; e dunque al suo primo approccio ad una scrittura che, facendo tesoro, nel suo caso,  dei canoni della graphic novel, si sostiene tuttavia unicamente sul testo.

Il romanzo appartiene a un genere che si colloca quale trait d’union tra la narrativa tradizionale e quella che Umberto Eco ha chiamato narrazione verbo-visiva (definendo narratore verbo-visivo Hugo Pratt) e che Marcello Jori fa risalire, come genere, al «Poema a fumetti» di Dino Buzzati, il big Bang del romanzo verbo-visivo” la cui “scrittura disegnata richiede un nuovo lettore vedente[i].