Baudelaire fotografato da Étienne Carjat, circa 1862. Da: Wikipedia

Terminata la lettura di “Il narratore” di Walter Benjamin, mantengo un debito di restituzione di quest’opera sentendo, tuttavia, per un verso di averne già dato un’indicazione e che sarebbe, almeno al momento, inopportuno insistervi mentre, per altro verso, il libro è davvero interessante, denso di contenuti – in aggiunta, ben rilevati e riletti da Alessandro Baricco che, per altro verso ancora (lo dico sommessamente e solo dal mio punto di vista) ridonda e, forse, non sempre è condivisibile.

Poesia in forma di rosa 2Pier Paolo Pasolini. “Poesia in forma di rosa”

Eppure, mai si parla della sua poesia. Si dice di lui, “è un poeta”; lo si dice come se il sostantivo avesse un valore di apposizione, ad integrare un altro sostantivo: romanziere, regista, sceneggiatore, artista, intellettuale, comunista (espulso dal partito ma fa lo stesso); con un improprio valore di attributo da assegnare al suo intero essere – senza, dunque, errore, in questo; il modo della poesia, si dice, è presente in ogni suo linguaggio, finalizza a sé lo strumento. E della sua opera poetica si dice poco.

La sua vita prevale, e con la vita la sua produzione più ‘sociale’. Dell’opera si parla nella misura in cui è utilizzabile per misurarsi nel giudizio sulla sua persona, sulle sue scelte di vita, sulle sue posizioni politiche, sulla sua influenza (sul <rischio> di una sua influenza) sulla nostra società. Nel tentativo di ridurne la voce, fino ad annichilirla.