Sono trascorsi cinque anni da quando – era il mese di maggio del 2017 – ho letto, e provato a restituire, questo bellissimo libro. Un tentativo povero, inevitabilmente.

Impossibile non ripensarlo ora, tuttavia, mentre Aleppo – e la sua e nostra storia – è ancora sotto nuove macerie. La cittadella – memoria comune – è circondata da macerie, è macerie essa stessa.

Le guerre continuano. Fratricide, come ogni guerra. Suicidarie.

Mi pare di doverlo riproporre, come sta, senza rivisitazioni.

Alberto Negri, “Il musulmano errante. Storia degli alauiti e dei misteri del Medio Oriente”. Rosenberg & Sellier 2017

Non riuscirò, neppure ci provo, a dare una restituzione di questo libro, carico di conoscenza, di amore e poesia, perché le molte cose che narra, le storie, le vite, si muovono e si intersecano, danzano, dentro una bellezza, dentro sogni, dentro desideri millenari, che nel tempo si occultano, ritornano, tessono percorsi, di relazioni, di interessi e di spiritualità: un amalgama, capace di impazzire, ma anche di integrare saperi e sensibilità che non possono evitare il reciproco riconoscimento.

Gran bella cosa è vivere, miei cariNâzim Hikmet, “Gran bella cosa è vivere, mei cari”, Mondadori 2010

Il titolo di questo libro (titolo originale: «Eh, vivere è una bella cosa, fratello”) contiene tutta la narrazione di una storia di vita in cui il poeta, attraverso, anche, “io” multipli racconta non tanto la propria storia personale – anche, certo, ed è importante – ma soprattutto l’infinità di emozioni che i giorni, i luoghi, gli amici, gli ideali, l’amore, portano con sé.