Fernando Pessoa, “Lettere alla fidanzata”, Adelphi 2012

Con una testimonianza di Ophélia Queiroz

A cura di Antonio Tabucchi

 

Un prezioso piccolo Adelphi; una lettura che, per me, è stata una interruzione-inserto dentro il percorso (necessariamente lento) nel “Libro dell’inquietudine” di Bernardo Soares”, semi-eteronimo di Fernando Pessoa, il suo “Io mutilato”, a detta del suo ortonimo; il solo vero pseudonimo, forse, che ha anticipato gli eteronimi Alvaro da Campos, Ricardo Reis, Alberto Caeiro.

Walter Benjamin, “Il Narratore. Considerazioni sull’opera di Nikolaj Leskov”, Einaudi 2011

Traduzione di Renato Solmi

Note a commento di Alessandro Baricco

 

Questo è un libro in corso di lettura. Un saggio breve di Walter Benjamin al quale, tuttavia, vorrei dedicare del tempo. E dedicarvi una riflessione condivisa, in cammino.

È un testo di agile e piacevole lettura, utile per raccogliere un pensiero e produrne altri, anche fuori tema, collaterali.

 

Paolo Rumiz, “Il filo infinito”, Feltrinelli, aprile 2019

“…la mia anima è poco propensa a celesti pensieri. Troppa rabbia per quello che succede in Europa. Di questi tempi preferisco i Salmi Imprecatori, che ho da poco scoperto nella Liturgia monastica delle ore…Salmi che esortano ad affacciarsi senza timore sul fosco mistero del Male, a proclamare a voce piena la sua esistenza al cospetto di Dio, anche per chiedergli di sbrigarsi a mettere in pratica la vendetta contro gli empi…”

Sto partendo dalla fine, dalle ultime pagine, di questo libro. Mi sono riservata, per alcune ore, la lettura dell’ultimo paragrafo di questo libro, al termine di un viaggio sulla carta attraverso i Monasteri Benedettini d’Europa: alla scoperta dell’Europa, delle sue radici, seguendo “La Regola”, il “Ora et labora” che norma l’autonomia e l’autosufficienza dei Monasteri di San Benedetto, il Santo Patrono d’Europa.

Premessa a:

Rovelli Carlo, “L’ordine del tempo”, Adelphi 2017

(Orazio, “Odi ed Epodi”, Feltrinelli, zoom Poesia)

 

È stato un po’ di tempo fa, era il febbraio dello scorso anno, quando ho proposto un piccolo Adelphi di Carlo Rovelli, “Sette brevi lezioni di fisica”, (qui) e ora ho atteso prima di proporre questo suo nuovo lavoro. Ci sono libri che richiedono riposo, dopo averli letti, e tempi lunghi per affrontarne un seguito: ed è questo il caso.

Paolo Rumiz, “Trans Europa Express”, Feltrinelli 2012

A gennaio di quest’anno Pina Bertoli ha recensito nel suo blog questo libro (qui: andateci subito), consentendomi oggi, dopo averlo letteralmente bevuto, di rinviare a quanto lei ne ha scritto, e regalare a me stessa il lusso di raccontare il mio rapporto con queste pagine, aprendo parentesi, mettendo a tema aree particolari  – dove massima è la mia ignoranza, e in conseguenza massimo, per me, il fascino della scoperta, e delle riflessioni che lentamente si fanno strada a partire da questa lettura – e dal bisogno di rifrequentarla.

Vi sono qui luoghi i cui nomi – sconosciuti ai più, credo, a me sicuramente – esprimono il senso di una frontiera, sulla quale neppure ci si pongono domande, forse; dove vivono genti la cui vita, nella corrispondenza che li rende consonanti con i luoghi, costituisce di per se stessa un confine: della nostra conoscenza ma, ancor più, degli schemi che utilizziamo per formarla – tali per cui al viaggiatore, e per suo tramite al lettore, viene richiesto l’oltrepassamento di un limes, che interroga la relazione tra ciò che conosciamo e il come lo conosciamo.

Alberto Negri, “Il musulmano errante. Storia degli alauiti e dei misteri del Medio Oriente”. Rosenberg & Sellier 2017

Non riuscirò, neppure ci provo, a dare una restituzione di questo libro, carico di conoscenza, di amore e poesia, perché le molte cose che narra, le storie, le vite, si muovono e si intersecano, danzano, dentro una bellezza, dentro sogni, dentro desideri millenari, che nel tempo si occultano, ritornano, tessono percorsi, di relazioni, di interessi e di spiritualità: un amalgama, capace di impazzire, ma anche di integrare saperi e sensibilità che non possono evitare il reciproco riconoscimento.

Desmond Morris, “L’animale donna. La complessità della forma femminile”, Mondadori 2006 – Traduzione di Cecilia Scerbanenco

Lorella Zanardo, “Il corpo delle donne”, Feltrinelli 2011

Con il desiderio di lasciare, per un momento, la narrativa, mi ero proposta un libro particolare – “L’animale donna. La complessità della forma femminile” – dello zoologo ed etologo Desmond Morris. Il libro richiama, anche l’opera principale di Morris, “La scimmia nuda”, un lavoro, del 1967, che è stato ed è tuttora fondamentale per la conoscenza della nostra specie.

Al giardino non l'ho ancora dettoPia Pera, «Al giardino non l’ho ancora detto», Ponte alle Grazie 2016

 

Al giardino non l’ho ancora detto – / Non ce la farei. / Nemmeno ho la forza adesso / Di confessarlo all’ape.

Non ne farò parola per strada- / Le vetrine mi guarderebbero fisso – che una tanto timida – tanto ignara / abbia l’audacia di morire.

Non devono saperlo le colline – / dove ho tanto vagabondato – né va detto alle foreste amanti / Il giorno che me ne andrò –

e non lo si sussurri a tavola – / né si accenni sbadati, en passant, / che qualcuno oggi / penetrerà dentro l’ignoto.

Emily Dickinson, in “Poesie religiose

Lettere dalla Sria, Freya StarkFreya Stark, «Lettere dalla Siria», Edizioni La vita felice 2014

Traduzione di Daria Angeli

«(…) uno pensa più che mai che il Mediterraneo sia uno stagno

dove i bambini del mondo cominciarono a giocare per primi ai pirati.»

 

«E poi una meravigliosa visione! Dal lato sinistro sono sbucati dei cammelli: prima un paio qua e là, poi sempre più numerosi, finché un intero branco ci ha circondato, cinquecento o più Sono uscita dalla macchina e mi sono confusa in mezzo a loro per fotografarli. I due capi beduini, vestiti magnificamente, erano arroccati in alto e dondolavano lentamente con il movimento delle loro bestie: mi hanno gridato qualcosa, ma l’arabo beduino è al di là di ogni comprensione. Non ho parole per dirti che vista meravigliosa fosse: come se uno si trovasse all’improvviso nella vera e propria alba del mondo, tra la gente di Abramo e Giacobbe.»

Il matrimonio moderno, Karen BlixenKaren Blixen, «Il matrimonio moderno», Adelphi 2013

A cura di Anna Maria Cambieri

 

Eccolo, il piccolo libro di Karen Blixen che mi ero ripromessa di leggere; un centinaio di pagine, un libricino, ne avevo accennato in «A proposito di Karen Blixen»; non scritto, originariamente, per essere dato alla stampa, ma dedicato, indirizzato, al fratello Thomas. Scritto nel 1923, venne ritrovato nel 1977 tra le carte del fratello, che sarebbe morto due anni dopo, nel 1979.