Thomas Pynchon, “L’incanto del lotto 49”, Einaudi 2005. Traduzione di Massimo Bocchiola

Mi ero pregustata la lettura di questo libro, unitamente al piacere di una riflessione da condividere, qui, con altri lettori. Non è andata così.

Si tratta di un piccolo libro di grande importanza, del quale scelgo tuttavia, superata la metà del testo, di non terminare la lettura. Non ora. Sarebbe improduttivo. La sprecherei.

Non è stata, tuttavia, una parziale lettura inutile: ha consentito un inizio di pensiero sul periodo, sul genere, su ciò che necessita perché questo libro possa essere letto come merita. Insieme a una domanda sul libro stesso, sul suo essere forse prigioniero di un tempo, per linguaggio, sensibilità, contesto storico.

la_Strada_recensioneCormac McCarthy, La strada, Einaudi 2007, pag. 218

Un uomo e un bambino; un percorso, alla ricerca della luce, di calore, di sopravvivenza in un mondo ridotto a cenere; la strada e il compito di continuare a vivere. Al di là delle montagne, del freddo e della neve, la strada porta a sud e alla speranza di un luogo dove il sole si mostri nuovamente e consenta una vita, magari poca, piccola. L’uomo e il bambino camminano spingendo un carrello con cui si portano appresso le cose necessarie, un telo di plastica, lo zaino sulle spalle, riparo per cose e persone.