Così, ho guardato bene i titoli in gara per lo Strega – per antico affetto, direi, per un Premio che ha avuto, nel tempo, un suo significato assolutamente di rilievo, il cui esserci è stato importante, utile; e che oggi, non potendo se non vivere, esserci, per l’appunto, nel mondo della comunicazione attuale, inevitabilmente risulterà figlio di un meccanismo di selezione della qualità obsoleto, a rischio di venir travolto da regole di mercato impensabili alla sua nascita; dal rumore di fondo della comunicazione multimediale che lo circonda, dove il libro si deve confrontare con altri mezzi che ne tradurranno, e distorceranno, il messaggio, la fruibilità; che soli ne decreteranno un qualche (siamo in Italia) successo commerciale sui grandi numeri (sempre italiani, è chiaro).

Manifesto liquore Strega 1902 – Wikipedia

Con la primavera, e in attesa del Salone del Libro di Torino, iniziano i rumor sui libri, di alta qualità, selezionati per le varie stagioni dei Premi che, da ora ad autunno, occuperanno, tra piccoli e grandi occasioni, la bella stagione; iniziano i rumor sulle rose dei finalisti, libri e autori, che gareggeranno per la scelta da parte di lettori, librai, giudici e giurie.