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Manifesto liquore Strega 1902 – Wikipedia

Con la primavera, e in attesa del Salone del Libro di Torino, iniziano i rumor sui libri, di alta qualità, selezionati per le varie stagioni dei Premi che, da ora ad autunno, occuperanno, tra piccoli e grandi occasioni, la bella stagione; iniziano i rumor sulle rose dei finalisti, libri e autori, che gareggeranno per la scelta da parte di lettori, librai, giudici e giurie.

Si aprono le gare, i confronti, si attivano i follower e gli stakeholder dei diversi player in gioco (sto solo ridancianamente giocando a impiegare parole, che io chiamo prezzemoline, in uso nella buona società: più che possibile che io le utilizzi a sproposito ma, oggi come oggi, perché no? Così fan tutti, ed è necessario stare al passo con gli usi gergali della propria lingua).

Si roda il meccanismo che deciderà, e forse anche no, delle vendite sul mercato librario italiano dell’anno: sempre stento, affaticato dalla difficoltà di acquisire nuovi buoni lettori.

È questo, ogni anno, l’avvio di una bella, interessante stagione per chi legge; è una primavera in cui pare, a tratti, che il libro sbocci, e che lo faccia pure bene; e che tutti siano variamente affaccendati ad acquistare, a leggere, a scommettere e tifare un titolo.

Si tratta di un bel tifo in cui paiono impegnarsi, per una volta, anche i lettori, attivando scommesse, si fa per dire, sulle vincite, sui piazzamenti: davanti a ogni giocatore, e a ogni spettatore partecipante al tifo, sarà approntato un vero e proprio banchetto, un self service da cui prendere il proprio piatto e caricarlo di bocconcini golosi, in un godurioso miscuglio di dolce e salato.

Pina Bertoli, nel suo blog, ci ha già offerto (qui e qui) un ottimo assaggio di titoli che invito a saccheggiare, per quanto riguarda le eliminatorie in corso dei Premi Bancarella e Strega.

Da parte mia, non ho ancora letto nessuno dei titoli in gara, ma mi accingo. Nel mentre, come sempre, sono molto attratta dalla competizione in sé, e dai giocatori in campo – intesi nella loro veste non tanto di autori quanto di Case Editrici. Il tema mi affascina, e all’occasione, non è la prima volta, ci ritorno.

Al Premio Strega, con poche varianti, vediamo scendere nell’agone le solite case editrici e anche, se non i soliti, ma anche sì, autori attesi; più una, due new entry che, certo, aspirano ad essere accolti nel mercato alto del libro, presentati da case editrici – stavo per dire minori ma no, non lo sono – di minori dimensioni e che costituiscono, come dire, il certificato di democraticità della competizione.

Non è vero che gli autori sono i soliti? Ammetto: ma non so, in certo qual modo mi sembrano, è una sensazione, ripetuti con lo stampino.

Nessuna giustificazione per ciò che dico: le sensazioni non lo consentono. Al massimo, vanno esplorate, per capire da dove provengono. Cercherò di capire me stessa, in fieri.

Per la casa editrice tutto ciò è sicuramente utile; per l’autore, partecipare, per esempio allo Strega, superare anche solo la prima scrematura, classificarsi, costituisce una indubbia certificazione di qualità. Il seguito, tuttavia, sarà altra cosa.

Solitamente, se l’autore new entry avrà trovato un suo pubblico, lascerà, o avrà già lasciato, per l’occasione (vedi il Cognetti Einaudi delle Otto Montagne) la piccola casa editrice, e sarà già stato cooptato da: la Mondazzoli e dintorni? Poi, il gioco si farà duro, qualcuno sparirà, qualcuno galleggerà senza disonore né gloria, e qualcuno sarà – nel piccolo stagno del panorama italiano, che vanta comunque autori di tutto rispetto – il nuovo grande nome.

C’è una relazione biunivoca tra qualità dell’opera e livello delle vendite? Verrebbe da dire di no. Non solo in Italia. Il panorama è mondiale ed ecco, rinvio ad un altro interessante blog e ad un post nel merito: (qui).

Vi ci riconoscete? Sono i vostri autori preferiti, più acquistati? E qual’è il target dei lettori cui sono rivolti? Che dire?

Torniamo ai Premi, e a casa nostra, agli scrittori di lingua italiana.

Ciò che costituisce il discrimine è, mi pare, il target dei lettori (italiani) cui i Premi si rivolgono: sono i cosiddetti “lettori forti” della narrativa mainstream; dove si trovano ottimi libri, che anche vendono, consentendo alla grande casa editrice di vivere e potersi permettere la pubblicazione di quel tal libro che pochissimi leggeranno. L’editore – anche Mondazzoli, certo – è un imprenditore sui generis, e qualcuno deve pur trovare, avere, le risorse per la collana di poesia in totale perdita, per la pubblicazione di quel libro che…

Importante la narrativa mainstream, e la sua capacità di vendere. Necessariamente nelle mani della grande editoria.

Sull’altro versante si posizionerà tuttavia il, pregevole, panorama italiano delle piccole medie case editrici; che non produrranno molti libri nel corso dell’anno ma che li avranno scelti con cura; opere spesso di grande pregio che non riusciranno, se non di rado, a raggiungere il grande pubblico; autori che il sottoinsieme dei lettori forti di nicchia cullerà come figli senza riuscire ad assicurare loro il companatico.

Niente, o caso raro, il mainstream, per loro; insufficiente la forza della loro piccola casa editrice per la distribuzione, per il sostegno pubblicitario al prodotto; insufficienti di conseguenza le vendite: qualche migliaio di copie vendute sono un successo stratosferico.

Quale il target dei loro lettori? Di nicchia, con rare eccezioni.

Vediamo: quali case editrici si confrontano nel Circo Massimo, diciamo dello Strega e del Bancarella 2019?

Gli amici della domenica. Da Wikipedia

Sono in gioco i 12 semifinalisti del Premio Strega; Uno sguardo alle case editrici (e rinvio ancora a Pina Bertoli per i titoli e i contenuti):

Troviamo Voland, piccola casa editrice meritatamente ben presente nel panorama italiano per qualità del catalogo – riservato ad un preciso target di lettori, e capace di fidelizzarli; e Ponte alle Grazie (Gruppo Mauri Spagnol, credo). C’è un libro della Giulio Perrone Editore (e mi interrompo a curiosare il sito, non conoscendo questa casa editrice).

E poi? Non vorrei, ma dovrei, collocare Neri Pozza e Marsilio tra le “piccole” – ormai si può dire che “grande”, da noi, c’è solo “Mondazzoli”). Mentre lo stesso si può dire di La nave di Teseo, presente con ben due titoli. Si tratta tuttavia, per storia, o per radicamento dei fondatori nel mondo dell’editoria, di realtà editoriali di un certo peso.

Ed ecco la distribuzione dei restanti cinque titoli:

Due libri Einaudi

Un Mondadori

Due Bompiani

La musica cambia per il Premio Bancarella, dove si confrontano, con poche eccezioni, editori medio-piccoli.

Ed ecco le case editrice in gioco per quest’anno, i sei finalisti del Bancarella (e invito ancora a saccheggiare il blog di Pina Bertoli, per avere utili indicazioni sui libri).

Cairo (non sono mai riuscita a capire se significa Mondadori o no; comunque naviga, a modo suo, nella grande distribuzione); Longanesi e Chiare lettere (Gruppo editoriale Mauri Spagnol[i]); Sellerio, NN Editore, Interlinea.

Ecco, qui “giocano” case editrici indipendenti, o appartenenti a gruppi editoriali puri.

Pare non si diano commistioni tra i due insiemi: è così? È un caso? Avviene solo quest’anno? Domande, le mie, sicuramente sciocche, proprie di una semplice lettrice che poco conosce e poco comprende gli aspetti imprenditoriali del mestiere, tutto particolare, di “fare i libri”.

Non so, c’è qualcosa di molto bello e un po’ folle nell’eccessivo numero di case editrici che affollano, senza arrivare al mondo dei Premi, il piccolo stagno dell’editoria italiana.

C’è un, non so, mondo di sognatori (li amo, lo devo dire) che franano sotto il peso di un mercato per il quale non sono attrezzati, che operano contro ogni logica del cosa significhi, oggi, essere un editore, produrre libri e “venderli”: quali libri, quanti libri, a chi. Riducendo il lettore (d’accordo, sono io, non “il lettore”, astrazione che non esiste) ad affidarsi spesso ad Amazon per trovare il loro introvabile libro, rapidamente fuori produzione; quello che, al tempo, ha magari fatto un grande flop ma è bellissimo; quello che avevamo dimenticato e <dobbiamo> recuperare: riducendo le librerie a divenire grandi magazzini del vendibile ai molti, o sopravvivere (quanto tempo?) arrampicandosi, con il loro bel catalogo, sul vetro del loro sogno.

Ecco di cosa si tratta: prendi un autore, un’autrice emergenti, che hanno pubblicato (sudore e sangue) con una piccola casa editrice (ancora sudore e sangue), un lui – una lei con una propria individualità, con un proprio “discorso”, con qualcosa di pregnante da dire; catapultali allo Strega (è un esempio), lanciali nella competizione, ne usciranno, come da un nastro trasportatore, stampati in serie, ridotti alla forma di un omino – una donnina stilizzati. Un marchio: ecco “L’Autore”.

Vien da augurar loro di non sfondare, di attendere ancora un momento, di scrivere ancora ciò che sta dentro di loro, magari rimanendo nella piccola casa editrice dove in lui, in lei, qualcuno crede; dove magari faticheranno ad essere pagati ma avranno una voce propria.

Mi illudo? Deliro? Forse. E perché non dovrei farlo.

Meglio del mainstream che li renderà indistinguibili, meglio del ritrovarsi a scrivere tenendo conto del mercato; meglio di…

Dallo Strega e dal Bancarella sono usciti, negli anni, e sono stati consacrati, grandi libri e grandi autori; e libri comunque, quasi sempre, di qualità, che hanno potuto raggiungere i lettori. Potrà continuare ad essere così?

Molti bei, talvolta grandi, libri, non sono mai arrivati alla selezione. Hanno scelto di non partecipare? Sono stati scartati? Come trovarli?

_____________________________________________

[i] https://www.maurispagnol.it/gems/elenco-dei-siti.html

8 commenti su “Mainstream

  1. ilmestieredileggereblog
    marzo 26, 2019

    Andando a vedere i vincitori delle passate venti edizioni (https://www.libreriauniversitaria.it/page_premio_strega.htm) del premio Strega, mi pare che le risposte vengano da sé….

    Piace a 1 persona

  2. ilmestieredileggereblog
    marzo 26, 2019

    E guardando i vincitori del Bancarella…. beh che dire… vai a vedere chi ha vinto nel 2004 … poi ci facciamo due risate insieme….

    Mi piace

  3. benny
    marzo 27, 2019

    Lo ammetto, dopo essere rimasta perplessa e dubbiosa davanti alla qualità di diversi “streghini” (il fatto che da ligure non abbia mai approfittato dell’occasione di partecipare a incontri con autori in odore di premio, per me è una spia psicologica) ho deciso di non fidarmi più di fascette e proclami. Del buono ci sarà, di sicuro, come dice anche Pina, però ci vuole un po’ per trovarlo. Grazie per l’interessantissimo approfondimento. P.S. Poi su Linkiesta c’è chi ha bacchettato ancora peggio i vincitori dello Strega, ma là i bastoni abbondano ;).

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    • Ivana Daccò
      marzo 27, 2019

      La storia di questi Premi, soprattutto dello Strega, ha visto un sostegno importante a grandi capolavori (uno per tutti, Il Gattopardo), in anni in cui l’informazione (e le librerie) non erano accessibili come oggi. E’ dunque probabile che abbiano fatto il loro tempo. Oggi, assurdamente, è la scelta, a posteriori, da parte dei lettori a confermare il giudizio del Premio e non viceversa.
      Un esempio: Le otto montagne di Cognetti hanno “premiato il Premio”, attraverso la scelta dei lettori,: osì nn è stato, credo, per La civiltà cattolica: detto eraltro, a sostegno dell’autonomia di giudizio dei valutatori.
      E’ anche necessario distinguere il giudizio sul valore di un libro dal giudizio sulla sua commerciabilità. E anche su questo, il Premio potrebbe/dovrebbe essere lo strumento per un giudizio unicamente di merito, mentre è purtroppo lecito temere qualche intrusione da parte di logiche di mercato.
      Lo Strega, devo dire (ma magari è unmio affetto storico, d’antan) mi affascina ancora – poi, la scelta di leggere o non leggere uno o più dei libri presentati, ovviamente, dipende, dalla scelta personale: nel mio caso, devo dire, influenzata, anche, dalla casa editrice.

      Piace a 1 persona

  4. Baylee
    marzo 31, 2019

    Non sono una lettrice “da premi letterari” (anni fa avevo pensato di correggere un po’ questo mio disinteresse, che però è così radicato da farmi abortire subito l’idea), anche se mi è capitato dio leggere libri premiati, non è che li scansi di proposito. Quello che mi incuriosisce di più, soprattutto di premi illustri come lo Strega, è quello che dicono di noi, della nostra società e del modo in cui la vediamo: la mia impressione (ed è solo impressione perché, ripeto, non frequento granché i premi) è che si premi anche il libro che offre riflessioni spendibili nei salotti buoni e nelle pagine dei giornali che li rappresentano, in modo da avere materiale per parlare e creare anche, di conseguenza, un ritorno economico.

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    • Ivana Daccò
      marzo 31, 2019

      Credo che sia come dici. Tante cose entrano in gioco e, sicuramente, i Premi ci dicono quacosa sulla società, su quali sono i libri, vale a dire anche le tematiche, che hanno/cui far avere una diffusione; di maggior interesse per, ecco, qui potrebbe non essere chiaro per chi. Peril sottoinsieme dei lettori? Che è altro dalla società più generale di cui quel sottoinsieme è parte; seguendone i gusti e gli interessi , e anche orientandoli? In forza di quali obiettivi?.
      Poi, gioca un mercato editoriale, immagino; gioca il fatto che ci sono case editrici che partecipano e case editrici che non lo fanno. Politiche editoriali diverse.
      Sicuramente, per molti aspetti, seguire il percorso dei premi, almento di alcuni, è qualcosa come leggere il quotidiano: ti dice qualcosa del mondo in cui vivi; te lo dice secondo un’ottica che ti fa scegliere quel giornale e/o che quel giornale ti port, ad accogliere.
      Resta, che la “vittoria” di un titolo la fanno, poi, i lettori (le vendite) e, se il premio toppa di regola, scade.
      Complesso, tutto.
      Ciao e grazie

      Piace a 1 persona

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