Un po’ di tempo fa buttavo là qualche pensiero sul tema-problema della (reale o supposta) elevata incompetenza linguistica dei nostri studenti (qui). Da parte mia, si trattava, come ho scritto, unicamente di “pensieri in libertà. Nessuno giusto. Nessuno definitivo.

Lo spunto era stata una lettera, indirizzata pubblicamente al Governo italiano da professori universitari e intellettuali di vaglia che, segnalando il problema, fornivano precise indicazioni sulle didattiche che i colleghi degli ordini di scuola inferiori avrebbero dovuto porre in essere per rimediare.

diploma-di-laurea“Parliamone” ancora, solo per poco, di una lingua italiana divenuta, nel corso di centocinquant’anni, patrimonio comune di un popolo, contribuendo a farlo divenire (più o meno) una “nazione”; integrandosi, in effetti, senza sostituirle, a una confusione, ma anche ad un amalgama, di lingue e dialetti diversi; che, a loro volta, hanno fornito e acquisito vocaboli, costruzioni, contribuendo al modificarsi della lingua nazionale, materia vivente che assume la forma del mondo che è chiamata ad esprimere.

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Andrea Zanzotto

Andrea Zanzotto non è più tra noi ma parla ancora, e la sua voce è in grado di elevarsi alta, forte, pur se (solo) in apparenza rassegnata. Oggi, nel momento in cui il Veneto trova, per coprire il diffuso analfabetismo funzionale che cresce, lo strumento dello sdoganare, sotto la voce impropria di “dialetto”, la sgrammaticatura generalizzata e ufficializzata definendola “lingua veneta”.

E Amen, dice il poeta.