Nikolaj Leskov, ritratto da Repin. Da: Wikipedia

Nikolaj Leskov, “Il pellegrino incantato. Il mancino”, e-book, realizzato con StreetLib Write, a cura di Bruno Osimo. Editore: Bruno Osimo

 

“Stavamo navigando sul lago Làdoga dall’isola di Konevec verso Valaòm e lungo quel percorso, per esigenze di navigazione, ci fermammo al porto di Koréla.”

Un gruppo di passeggeri ne approfitta per visitare il luogo. Tornato a bordo, il gruppo commenta l’estremo isolamento, la povertà e la tristezza del villaggio.

Nikolaj Leskov, “Il pellegrino incantato. Il mancino”, e-book, realizzato con StreetLib Write, a cura di Bruno Osimo. Editore: Bruno Osimo

Nikolaj Leskov, “Il viaggiatore incantato”, Adelphi 2004. Traduzione di Tommaso Landolfi

 

Questa non è una recensione, che seguirà. Si tratta solo della cronaca di un’esperienza che desidero condividere a proposito di una lettura di un bel libro e di una evenienza editoriale particolare: per me; che probabilmente scopro l’acqua calda.

Ecco di cosa si tratta.

Vorrei riprendere da dove ero rimasta; dal pensiero sui libri capaci di superare il tempo. Al solito, è un tentativo per riconoscere, per trovare, un sentiero e non vagare, perduta, nel mio personale bosco dei libri, a rischio di incontrare il lupo – anche se, perché no: da un po di tempo gli incontri interessanti si rarefanno.

Come avevo cercato di dirlo, quel pensiero confuso? Dov’ero rimasta? Mentre fatico a tenere il segno.