Gli strani incontri tra un libro, i suoi facitori e il suo lettore

Nikolaj Leskov, “Il pellegrino incantato. Il mancino”, e-book, realizzato con StreetLib Write, a cura di Bruno Osimo. Editore: Bruno Osimo

Nikolaj Leskov, “Il viaggiatore incantato”, Adelphi 2004. Traduzione di Tommaso Landolfi

 

Questa non è una recensione, che seguirà. Si tratta solo della cronaca di un’esperienza che desidero condividere a proposito di una lettura di un bel libro e di una evenienza editoriale particolare: per me; che probabilmente scopro l’acqua calda.

Ecco di cosa si tratta.

Mentre sto leggendo il saggio di Walter Benjamin su Nikolaj Leskov, ho trovato l’indicazione del romanzo-racconto “Il pellegrino incantato” come di un’opera particolarmente significativa dell’autore. L’ho subito cercata, sospendendo/rallentando la lettura in corso di “Una famiglia decaduta”. Ne avevo raccontato qui

Trovata e ordinata una vecchia edizione Adelphi, ho tuttavia, nell’immediatezza, scaricato un e-book (euro 3,49) – i libri notoriamente scatenano attacchi di bulimia; e io non volevo attendere.

Segue l’incontro non solo con un libro e un autore che meritano più di una lettura ma anche con un’esperienza particolare nella relazione con l’oggetto libro e la sua produzione.

Lo sappiamo, molto sta cambiando nel mondo del libro, e nel lavoro delle diverse figure che ne integrano la produzione: autore, editore, traduttore, editor vari, librai; attività di stampa, diffusione, ecc. Dietro alla produzione di un libro c’è un mondo. Con qualche caratteristica di invisibilità ma noto e certo, credevo. E invece no. Posso dire che, in certo modo, solo ora me ne sono veramente accorta?

Ed ecco quanto.

Il pellegrino incantato” risulta subito una lettura accattivante, del genere che è difficile interrompere.

Rapidamente pervenutomi il libro in edizione Adelphi, ho proseguito tuttavia la lettura dell’e-book, che contiene anche un secondo racconto – “Il mancino (storia del mancino strabico di Tula e della pulce d’acciaio)” – non presente nell’edizione Adelphi.

È un racconto, leggo nella premessa, derivato da una “leggenda caratteristica degli armieri” che, scrive Leskov, “esprime l’orgoglio dei maestri armieri russi. Vi si descrive la lotta dei nostri maestri con i maestri inglesi, dalla quale i nostri sono usciti vincenti e hanno del tutto svergognato e umiliato gli inglesi”.

Una leggenda bizzarra, tale da suscitare in me una grande curiosità aggiuntiva per un mondo, almeno per me, fantastico e intraducibile. E perché da subito è echeggiato in me il ricordo di qualcosa.

Solo a lettura conclusa mi sono trovata di fronte ad un apparato critico davvero particolare. E alla sorpresa per la: Casa Editrice? (cui confesso, non avevo posto attenzione: avevo in mente Adelphi), scoprendone l’assenza.

In questo caso l’editore è lo stesso curatore e traduttore Bruno Osimo, che ha operato utilizzando un – copio dal sito – “tool di authoring GRATUITO adatto a chiunque voglia creare da solo il proprio ebook senza disporre di particolari conoscenze tecniche”.

Scopro sicuramente l’acqua calda ma avevo (e ho) unicamente una vaga idea, mai indagata, dell’esistenza di questi strumenti.

Inoltre, il nome di Bruno Osimo suscitava in me solo un vago riconoscimento. Mia pecca, direi grave, ma il fatto resta; mentre avevo immediatamente rilevato, ordinando il cartaceo Adelphi, la traduzione di Tommaso Landolfi – un grande del Novecento, noto per la peculiarità e raffinatezza della sua scrittura ma di cui, personalmente, temo di aver letto, in tempi ormai lontani, unicamente “Le due zittelle.”

Tornando all’e-book, scopro che lo stesso, a chiusura dei testi, è arricchito da:

– Una Postfazione del curatore-traduttore contenente:

– Una bella “Nota Autobiografica” di Leskov che narra e commenta la storia della propria famiglia e della propria infanzia e prima giovinezza; cui fa seguito una agile biografia, a cura di Bruno Osimo, che informa il lettore sulla vita, le attività, la produzione adulta di Leskov.

– Un articolo, dal titolo “Artigiano della letteratura” che, a proposito della scrittura di Leskov, richiama quanto viene detto da Walter Benjamin in “Il narratore”, nonché aspetti del commento di Alessandro Baricco. Seguono altri contributi, sempre di Bruno Osimo, utili ad inquadrare l’autore nel suo tempo e nella originalità della sua opera:

*“Il ponte sul fiume dei pregiudizi”

*“Gli ebrei in alcune opere letterarie di Leskov”

Italo Calvino

*“Traduzione della letteratura artigianale, ovvero restauro”. L’articolo prende le mosse da un testo di Italo Calvino, “L’antilingua”, il cui tema (la deleteria abitudine di complicare la lingua italiana, rendendola incomprensibile, proprio di alcuni ambienti, letterari e burocratici) si invera per opposizione nella scrittura di Leskov, i cui racconti sono “ricolmi di parole concrete, e le poche astratte vengono spesso storpiate perché chi le pronuncia lo fa con un certa difficoltà.

Così come l’antilingua è tutto apparire e niente comunicare, qui il non apparire assurge a manifesto estetico. Il narratore reale è nascosto dietro i vari novellatori interni.[i]

Completano il volume:

– Un titolo – “Mappa con l’itinerario del pellegrino incantato e i luoghi del fabbro mancino” – cui non fa seguito alcun contenuto. Peccato! Un “errore” nella produzione dell’e-book? Chissà. È pur vero che spesso versioni e-book anche di testi pubblicati da blasonate Case Editrici lasciano molto a desiderare quanto a cura editoriale e sono affetti da errori di impaginazione, refusi, et similia. Una mappa sarebbe stata davvero interessante, per quanto, di regola, in versione e-book, sicuramente di difficile fruibilità. Il romanzo-racconto segue infatti il protagonista-narratore attraverso territori e popoli dell’impero russo, dentro lingue, culture e appartenenze religiose diverse e lascia un grande desiderio di conoscenza di quei mondi.

– Un “Dizionarietto leskoviano”, che riporta il significato italiano per ogni scelta di traduzione di vocaboli che il protagonista (deduco) storpia.

– Una interessante Bibliografia sull’opera di Leskov

– Una documentazione delle Traduzioni italiane di opere di Leskov (dal 1925 al 1996)

– Una nota sui problemi della “Traslitterazione delle parole russe” e, a chiusura del tutto, quale “certificazione di qualità dell’opera” (non saprei come altro definirla), una assunzione di responsabilità e titolarità facente le veci della inesistente Casa Editrice, denominata “Affiliazione del curatore

La riporto integralmente:

Bruno Osimo

Civica scuola per interpreti e Traduttori «Altiero Spinelli»

Fondazione Milano

Via Carchidio 2 20144 Milano Italia

b.osimo@fondazionemilano.eu

http://www.trad.it

Chiudono il tutto le Note al testo.

Cosa dire: l’e-book si segnala per un “formato”, e per un contenuto, che definirei particolarmente adatto all’autore (volendo credere a Benjamin, a Baricco, allo stesso Bruno Osimo – e anche al mio parere personale): vale a dire a un pezzo unico scritto da un buon artigiano della letteratura, capace come tale di raggiungere il livello dell’arte.

A questo punto ho iniziato il confronto tra le due traduzioni, naturalmente potendone valutare l’efficacia per me e non certo l’aderenza al testo russo. Cosa dire: rileggerò con cura l’intero romanzo-racconto nella traduzione di Tommaso Landolfi ma, lo dico subito, nel caso di questo testo l’eleganza, la ricercatezza del linguaggio di Landolfi, meno colloquiali, non mi arrecano lo stesso piacere.

Le due traduzioni presentano anche una diversità nel titolo: Il pellegrino” (Osimo) e “Il viaggiatore” (Landolfi). Si tratta, ancora, di una diversità significativa.

Non potendo io, ovviamente, valutare tale scelta dal punto di vista della corretta traduzione russo-italiano vedo tuttavia che il titolo usuale, in tutte le edizioni italiane, è sempre stato “Il viaggiatore”. Solo Osimo ha scelto diversamente.

Questa cosa mi è piaciuta: corretto o meno, e qualsiasi cosa ciò voglia dire nel caso di una traduzione, si tratta di una scelta che sento dettata dalla passione per il proprio lavoro e da una coerente assertività nell’affrontarlo. Non so se la traduzione di Bruno Osimo sia pregevole: la sento “cocciutamente appassionata”.

Ci può stare? In questo strano mondo di una strana editoria in cui il traduttore di un libro ne è l’editore, c’è molto di quell’artigianalità che sola può regalare pezzi unici: che sono arte.

Nota finale, per continuare a saltare di palo in frasca.

Sapete come va: si legge un libro, che titilla ricordi, che suscita richiami; si scrive, ci scappa una frase che crediamo nostra salvo poi recuperare alla memoria quell’altro libro di tutt’altro genere dove, e vedi un po’, e no, nessuna scopiazzatura, ma anche quell’altro autore là deve aver letto ciò che ho letto io. Cose così.

Il ricordo lentamente si precisa (e per fortuna ho la pessima abitudine di sottolineare; e per fortuna ci sono gli e-book che facilitano la ricerca, anche della sottolineatura). E trovo.

Ne rido, ma i fatti sono fatti.

Terry Pratchett

In: Terry Pratchett, “Streghe di una notte di mezza estate”, si trova il racconto del fabbro che ha saputo ferrare una formica (che dev’essere una favola di risposta degli artigiani inglesi alla microscopica pulce d’acciaio con chiavetta caricabile a molla degli artigiani russi), ma soprattutto c’è il riferimento a una materia insegnata all’Università dei maghi dove si studiano le Scritture Invisibili; e dove – vedi nota n. 7 – il tutto si riassume nel fatto che:

“Tutti i libri, ovunque, hanno effetto sugli altri libri. È evidente: i libri ispirano altri libri scritti nel futuro e ne citano altri scritti nel passato. Ma la Teoria Generale dello Spazio B suggerisce che in quel caso i contenuti del libro <non ancora scritto> si possono dedurre dai libri attualmente esistenti.”

C’è anche una nota alla nota. Questa:

“Esiste anche una Teoria Speciale, ma non gliene importa niente a nessuno perché è palesemente gas di palude”

Poi, certo, sono tutte cose che mi sogno io. Ma è qualcosa che mi dà piacere.

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[i] Per Italo Calvino, “L’antilingua” vedi ad esempio qui: https://affrescodellalinguaitaliana.com/2016/05/17/lantilingua-italo-calvino/