Hamlet: “Alas, poor Yorick! I knew him, Horatio; a fellow of infinite jest”

Hamlet, Laurence OlivierProlegomeni a “Infinite Jest”, di D.F. Wallace (1)

Ahimé, povero Yorick! Lo conoscevo, Orazio; un compagno di infiniti scherzi“.

La lettura di Infinite Jest è un vero e proprio viaggio, dagli improbabili momenti di comicità. Divertente? Non so, tanti i significati di divertimento, mettiamola così. Interessante? Certamente sì, molto. Consigliabile?

Una cosa va detta. Di qualsiasi libro si può interrompere agevolmente la lettura. Non interessa? Non ci prende? Ci respinge? Si chiude.

Per questo libro non è così. Perché è, per l’appunto, un viaggio. Prenotiazioni, biglietti, si sono già incontrati i compagni di viaggio. Difficile interrompere. Certo, il libro si può chiudere, ma esso, in qualche modo, non ci lascerà. Più si avanza, più, se ne saremo respinti, il lasciarlo avrà un costo. Di questo, sono sicura.

Dunque si procede: in questo caso non lo si lascerà più. Quanta strada occorrerà percorrere perché questo avvenga? A ognuno il proprio tempo. Per me, non scenderò dal divano, salvo per le necessarie soste, di tappa in tappa, fino al termine del viaggio. E mi sto già interrogando sul rientro. Sul tempo di riadattamento che seguirà.

Qualcuno vuole salire a bordo? Qualcuno che ha già fatto il viaggio ne vuole raccontare?