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“Chiacchieri, chiacchieri, non sai far altro”

Freya Stark

Freya Stark

Gennaio è trascorso senza che io abbia fatto qualcosa come un bilancio dell’anno alle mie spalle (con riferimento al blog, si intende), anche se per la verità non ho fatto bilanci di alcun tipo, meno che mai della mia vita personale, familiare, sociale, pensionistica, nonnesca e quant’altro – situazione politica, situazione economica, situazione in cui versa l’universo mondo e poi e poi.

Non che il farlo sia dovuto, certo; l’inizio e la fine di un anno, intesi come date – 31 dicembre/1 gennaio – sono solo una convenzione; nella realtà, nulla di particolare inizia né finisce, neppure il mese zodiacale, per gli amanti del giochino. Senza trascurare il fatto che non tutti i popoli del mondo concordano sulla data alla quale un anno si conclude e un altro inizia. Pure, periodicamente, è cosa buona e utile fare bilanci.

Quest’anno, la convenzionalità mi è sfuggita di mano. La data convenzionale si è materializzata, per me, in un periodo caratterizzato da ‘lavori in corso’ su tanti fronti e dunque in un periodo non buono per tirare somme i cui addendo continuano a scorrere.

Ad oggi, la fase ‘lavori in corso’ prosegue: ma la parola ‘bilancio’ si presenta ugualmente al mio pensiero, sia pure gravata da un grosso carico di provvisorietà. E prende significati multipli.

I dati sui visitatori del blog, certo. Ed è un bilancio di cui sono grata ai lettori, che crescono e il cui numero è – vogliamo descriverlo come tale da far vivere la mia piccola libreria?

Un inciso: chi mi conosce sa che il sogno di una vita, per me, è sempre stato narrato così: “Vorrei vincere una grande somma alla lotteria per poter avviare una ‘Libreria in perdita’. Vorrei poter lavorare, anche duramente, per far vivere la mia libreria, potendo tuttavia prescindere dal fatto che faccia utili sufficienti a reggere sul mercato, in modo da poterla far essere come piace a me”. E via con descrizioni della libreria dei miei sogni. I librai cui ho narrato questo sogno dicono che, sulla parte ‘in perdita’, non avrò mai difficoltà alcuna.

Ma un problema c’è: io considero immorali le lotterie e non gioco. Ergo: il sogno passa da molto improbabile da realizzare a impossibile. A meno – eccoci – di non realizzare una libreria virtuale: piccola, molto piccola, soprattutto in considerazione del fatto che ci vorranno anni per far sì che contenga un numero adeguato di volumi. E di chiacchierate con i lettori, naturalmente.

Raymond QueneauTornando ai tema Bilancio: mi riconosco contenta dei risultati – vogliamo chiamarli ‘contabili’, come il gioco, il sogno, richiede? Per questo aspetto del bilancio posso dunque solo ringraziare lettori e blogger che mi seguono, soprattutto per il fatto di avermi fatto scoprire altri interessanti blog, regalato interessanti letture e punti di vista e avermi fatto sentire, alcuni di questi, in particolare, quasi in compagnia di persone conosciute e amiche. Sentiti ringraziamenti, dunque – davvero, la frase, nel suo essere formale, esprime adeguatamente il mio pensiero.

Restano ‘i bilanci’, plurale, quelli che hanno a che fare con una autovalutazione di noi stessi, con l’aderenza o meno di quanto realizzato a ciò che ci eravamo proposti, con le motivazioni che ci hanno spinto a lavorare alle nostre pagine. E su questo dovrò riflettere.

Poi c’è il bisogno, che talvolta assume carattere di urgenza, di, anche, fare cose nuove, meglio: individuare le cose che dovrebbero nascere da quelle fatte, che ne possano costituire uno sviluppo; oppure, che so, individuare la necessità di un cambio di rotta rispetto al progetto iniziale, vuoi perché, con i dovuti aggiustamenti, tale progetto si è realizzato, e dunque necessita di altro sviluppo, vuoi perché alcune premesse si sono dimostrate erronee, o non adeguate all’obiettivo.

Chiacchieri, chiacchieri, non sai far altro” – per qualche motivo, mentre cerco di dipanare un pensiero che sento urgere ma è ancora oscuro, mi risuona all’orecchio la voce del pappagallo Laverdure che, nel romanzo “Zazie nel metro”, di Raymond Queneau, intercala con questa frase i dialoghi. È stata la mia ultima rilettura, di questi giorni.

Ne traggo che: certo, questo so fare, e questo farò. Proseguo.

I bilanci servono a questo: a individuare linee di prosecuzione, strade nuove, a consigliare l’abbandono di vecchie strade. Anche, talvolta, a decretare una chiusura. Anche a scegliere cosa deve morire perché qualcos’altro possa nascere e vivere. Perché ciò che vive, cambia, non è così? Cresce e, a crescita terminata, evolverà ancora, in altri modi; poi, vogliamo prendere in considerazione l’aspetto creativo, vitale, della morte? Quello per cui serve a dare spazio e nutrimento a nuove nascite?

Così, frullano idee, confuse. Ad esempio per questo spazio che, certo, deve avere a che fare con i libri, ma per il quale sento necessaria un’evoluzione.

Chimamanda Adichie

Chimamanda Adichie

I libri hanno a che fare con la vita, da quella di tutti i giorni, la nostra, personale, a quella della comunità cui apparteniamo, a quella del mondo più vasto – impossibile prescindere dall’interdipendenza che, oggi, lega tutti con tutti. E noi lettori non viviamo dentro le pagine dei libri anche se, dentro tali pagine, ci ritroviamo, e ritroviamo il mondo.

Frulla l’idea che questo spazio potrebbe contenere anche confronti su temi – non li voglio chiamare di attualità, meglio dire temi di sempre, che l‘attualità presenta in vecchie e nuove forme. E tra le varie opportunità che una libreria può offrire mi pare ci possa stare quella di raccogliere e condividere, partendo da un libro, o da più libri, un tema, sul quale confrontare conoscenze e riflessioni.

La velocità con cui oggi le cose accadono pare escludere una relazione tra il libro (il tempo lento) e il bisogno di formarsi un’opinione su ciò che accade (l’urgenza!). Eppure, forse proprio perché, dentro questa velocità, l’informazione, la conoscenza dei fatti del mondo, risulteranno inevitabilmente prive di fondamenta, è necessario rallentare, sospendendo anche il bisogno di esprimerci, ed invece aprire domande. È utile l’aiuto di un buon libro, che ci porterà ad altri libri, che ci aiuteranno a collocare la notizia, il tema specifico, l’accadimento dell’ultima ora, dentro un sistema di coordinate; per costruirci mappe mentali, null’altro, per iniziare cammini, percorrere sentieri, rimanendo curiosi nel percorso ma non certi dell’arrivo. Neppure desiderandolo, direi.

È solo un pensiero che, al momento, non trova una sua fattibilità; e in effetti, non saprei esemplificare un argomento; non possiedo scelte già organizzate nella mente; solo spunti, qualche domanda, del tipo: quando un romanzo ci propone, attraverso una storia, un tema, apprezzando il romanzo apprezziamo il punto di vista che ci viene proposto? Certo che sì, direi. Eppure, quanti hanno amato, da bambini, “La capanna dello zio Tom” e, da adulti, il libro o il film “Il buio oltre la siepe” e nella loro quotidianità operano scelte in contrasto con l’idea, condivisa, che il libro, il film, esprimevano? Quando ero bambina, a tutte le mie coetanee veniva proposta la lettura di “Piccole donne”; e tutte amavamo il personaggio di Jo March. Pure, per la mia generazione, se proprio vogliamo dire, era Meg la ragazza al cui modello i genitori spingevano perché vi aderissimo: la moglie e madre, casalinga, non certo la scrittrice, che andrà addirittura, sola, a lavorare lontano da casa, che si troverà un marito barbuto, non ricco e straniero per di più.

Divagando, balugina un’idea, del tipo irrealizzabile, credo. Penso ora che mi piacerebbe cercare le immagini di ‘uomo’, le immagini del ‘maschile’ che la letteratura propone, ammesso che ci siano: dopotutto, si parla, mi pare, di cose tipo ‘la donna nel romanzo del ‘900’ eccetera eccetera. Ecco, temo che il corrispettivo non ci sia: l’uomo, può essere forse categorizzato? Solo per la donna esistono categorie di appartenenza ben definite? Domanda intrigante.

Chiacchieri, chiacchieri, non sai far altro”. Meglio tacere e sistemare i nuovi libri.

Banchetto delle novità

Innanzitutto, dalla libreria della Editrice Santi Quaranta, arrivano due libri che mi paiono molto interessanti:

Anna Modugno, “Passeggiando con Freya”, 2008; sulla vecchiaia asolana di Freya Stark (1893 – 1993), la esploratrice e scrittrice di viaggi che, in Asolo, scelse di trascorre i suoi ultimi anni di vita;

Fortunato Pasqualino, “La danza del filosofo”, 1992. Una vecchia pubblicazione, dunque, che mi ero persa e che mi pare interessante. Ne parleremo

Seguono:

Julian Barnes, “Il senso di una fine”, Einaudi 2012

Chimamanda Ngozi Adichie, “Americanah”, Einaudi 2014

La prossima recensione: non potrà essere che: Raymond Queneau, “Zazie nel metro”,

4 commenti su ““Chiacchieri, chiacchieri, non sai far altro”

  1. Alessandra
    febbraio 7, 2016

    Noto che sei in pieno fermento, un magma incandescente di idee 😉 Curiosa di leggere il tuo parere su Zazie nel metro, visto che Queneau mi attira da tempo come scrittore, anche se finora non ho ancora letto nulla di lui.

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  2. Ivana DaccòIvana Daccò
    febbraio 7, 2016

    Zazie, che spero leggerai, è un libro bellissimo, divertente pure, e anche altro. Ma ne parleremo.
    Quanto a e, mi piacerebbe essere ‘un magma incandescente di idee’ ma, al momento mi sento un magma di confusione, del genere vorrei, vorrei, non so cosa; so di voler qualcosa e se provo a dire cosa si alza un polverone. Che, sotto, ci sia un’idea, agibile, è solo una speranza, cocciuta.
    Mi fa molto piacere la tua attenzione. Grazie

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  3. tommasoaramaico
    febbraio 8, 2016

    Fare bilanci puntuali implica tutta una serie di conoscenze, tipo: quello che si fa, le conseguenze delle proprie azioni; implica la consapevolezza circa i propri (veri) obiettivi, circa il posto che si occupa nel presente e via discorrendo…forse è meglio non (pretendere di) farne, anche se la cosa non è un male in sé – basta viverli non come possibili conoscenze, ma come esercizi di consapevolezza. È bella, invece, l’idea di (e se ho capito bene è quello che proponi – e che anche io tento di fare) un “sentimento” (un sapere in cui la razionalità è mischiata ad un “fiutare le cose” perché di meglio non si sa fare) di quel che si è fatto e si potrebbe fare. Tenere il polso, lavorare in perdita, sono cose che escludono l’idea di bilancio, ma spingono a pararsi (come dice Alessandra) davanti al “magma” e seguirne gli imprevedibili percorsi.

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    • Ivana Daccò
      febbraio 8, 2016

      Sì, grazie, hai dato parole a quello che cercavo di dire. Hai anche suggerito qualcosa che non avevo percepito. Vedremo se riuscirò a trovare un sentiero, verso dove si inoltrerà, qualora si trovi

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