Halldór Laxness, “Sette maghi”, Iperborea 2016. Traduzione e postfazione di Alessandro Storti

Un piccolo gioiello questo “Sette maghi”, un libro di piccole dimensioni, e tuttavia di grande spessore.

Sette racconti, molto diversi tra loro, dai quali si ricava un senso di unità difficile da giustificare, se non, forse, proprio per il loro rapporto con una particolare forma di magia che serpeggia nello sguardo con cui l’autore, raccontando storie, inventando storie spaziando nel tempo, girovagando tra cronaca e leggenda, legge fatti umani, personaggi, consistenze di vite diverse e di modi della relazione.

Paolo Cognetti, 2010 Da: Wikipedia

Libri di scorta. Occorrono. Sempre, ma particolarmente d’estate. Dove, con il termine “scorta” si intende una selezione di libri buoni per momenti e contesti diversi mentre quel <tempo altro> che è, dovrebbe essere, la “vacanza” – l’interruzione di qualcosa e una forma particolare di assenza da un dove – avviene invece che sia una diversa immersione nella nostra normalissima permanenza.

L’equivoco è di programma. E può persino funzionare: essere funzionale ad una aspettativa di benessere ritrovato, tanto più se impossibile.

Sia come sia, chi è lettore non rinuncerà a raccogliere la propria personale dotazione, la scorta di libri per un tempo diverso, scegliendo una varietà, dal tomo di un chilo e duemila pagine fino al libriccino, chiamato romanzo, di centodieci pagine compresi Titoli, Indice, e pagine bianche.