Michele Mari, “Le copertine di Urania”, Humboldt Book 2023 Con un testo di Luca Pitoni Ecco un interessante […]
Michele Mari
Michele Mari, “Verderame”, Einaudi 2007
“Dimidiata da un colpo preciso di vanga, la lumaca si contorceva ancora un attimo: poi stava.”
Questo romanzo inchioda, da subito, in una emozione mista di interesse e di, solo iniziale, dubbio. Il bellissimo incipit è espresso con un linguaggio lievemente respingente, arcaico – perplessità – poesia? Si prosegue la lettura; certo, l’impressione data da poche parole è un lampo che cattura e, nel frattempo, lo sguardo sul testo è andato oltre.
“Tutto il vischioso lucore le rimaneva dietro, perché la scissione presentava una superficie asciutta e compatta che il colore viola-marrone assimilava al taglio di una bresaola in miniatura. Dunque, della sua bavosa vergogna l’animale si doveva liberare in continuazione per rimanere puro nell’intimo suo, e a questa nobile pena era premio la metamorfosi dell’immonda deiezione in splendida scaglia iridescente”.
In quest’ultima settimana, chiuso il libro di Wallace, confesso di essermi letteralmente tuffata dentro il mondo rassicurante dei migliori polizieschi – due Hercule Poirot d’annata, uno in seguito all’altro, come esercizio di recupero (mantenimento, si spera) del mio benessere mentale.
Ho dunque fatto visita a due ottime famiglie: una visita alla residenza di campagna di sir Henry e Lady Lucy Angkatell (“Poirot e la salma”), nel piccolo centro di Market Basing, dove mi pare si localizzi più di una indagine di Hercule Poirot; una seconda visita a Littlegreen House, residenza dell’anziana signorina Emily Arundell (“Due mesi dopo”) purtroppo deceduta, morta ammazzata, come Hercule Poirot scoprirà.