Avevo dei propositi, dei progetti, su come avrei proseguito queste pagine dopo la rilettura di “La mia Africa”, di Karen Blixen.

Nathaniel Hawthorne
Nathaniel Hawthorne

I propositi ci sono ancora, ma io, nel frattempo, sono stata molto colpita da un fatto di cronaca, e mi va di parlarne perché, per me, ciò ha avuto a che fare con il meccanismo che mi porta a transitare da un libro all’altro, e a spaziare, tramite il libro, da un tempo all’altro. Vi ha avuto a che fare per il collegamento che ogni libro potenzialmente crea con ciò che accade, ogni giorno, nel nostro mondo; siano fatti privati, fatti della nostra vita quotidiana, siano fatti della società in cui viviamo; e perché ognuno di questi fatti ha a che fare con l’esercizio della cittadinanza che ogni persona agisce ogni qualvolta si interessa ai fatti altrui, da ciò che avviene nel quartiere in cui abita a ciò che i giornali riportano dal livello sociale più ampio.

A pesca nelle pozze più profonde, Paolo CognettiPaolo Cognetti, “A pesca nelle pozze più profonde. Meditazioni sull’arte di scrivere racconti”, Minimum Fax 2014.

 

Mio marito mi regalò una scopa per Natale. Nessuno può convincermi che fosse un pensiero gentile.” (Grace Paley, “Un interesse nella vita”, in “Piccoli contrattempi del vivere”).

Di mattina lei mi versa il whisky sulla pancia e se lo lecca tutto, di pomeriggio cerca di buttarsi dalla finestra.” (R. Carver, “Gazebo”, in Principianti)

In autunno c’era ancora la guerra, però noi non ci andavamo più” (E. Hemingway, “In un altro paese”, in: “I quarantanove racconti”).