Maggio quasi impone il parlare di editoria: è il mese del Salone del Libro di Torino; è stato preceduto dalla “Giornata mondiale del libro e del diritto d’autoreRuth Rendell 2007che si è, diciamo pure, celebrata, come avviene ogni anno, il 23 aprile scorso; in Italia siamo in attesa di vedere, capire, cosa succederà nel nostro piccolo mondo della grande editoria, qualora vada in porto l’acquisto (non è già accaduto, vero?) di RCS Libri da parte di Mondadori; ne sappiamo poco tutti, vero? Non credo di essere solo io. Ciò di cui siamo stati informati è che, in questa evenienza, si avrà “la formazione di un gruppo che controlla quasi il 40 per cento del settore editoriale trade (narrativa e saggistica) e il 25 per cento della scolastica, quindi con un’enorme forza di proposta e contrattazione nei vari ambiti legati al libro”.[1]

P1060109Ruth Rendell, “La morte non sa leggere” (titolo originale “A judgement in stone”)[i]

Questa è una rilettura. Ed io che amo il poliziesco classico – omicidio, poliziotto, indizi, indagini, scoperta del colpevole e trionfo della ‘giustizia’ – ho mantenuto una memoria particolare per questo noir anomalo, che inizia, rovesciando lo schema, dall’informazione sull’avvenuto sterminio dell’intera famiglia Coverdale, padre madre e due figli, da parte di Eunice Parchman, bravissima governante di casa, compiuto insieme alla sua amica Joan Smith, per nascondere il fatto di essere analfabeta.

La natura diacronica della coscienzaNell’ultima settimana ho fatto una (falsa) partenza verso una attesa gita in libreria: programmato un tempo idoneo e partita, ne sono tornata delusa, con due soli libri in mano: un romanzo dal titolo accattivante “Svegliamoci pure ma a un’ora decente”, di Joshua Ferris (giovane autore a me sconosciuto), editore Neri Pozza, e un libriccino “La natura diacronica della coscienza” di Julian Jaynes: un piccolo Adelphi di colore blu, un trentina di pagine.

Il romanzo mi era parso corrispondere alla mia idea di leggerezza e qualità; la quarta di copertina confermava positivi, anzi entusiastici, giudizi.