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Recensioni e consigli di lettura

Parliamone: Antonio Manzini, “Sull’orlo del precipizio”, Sellerio editore

2016: UN ANNO IMPORTANTE PER GLI ITALIANI CHE LEGGONO.

BUON ANNO A TUTTI NOI.

Buo Anno

“Sull’orlo del precipizio” è il titolo di un racconto di Antonio Manzini, molto particolare: distopia? provocazione? Divertissement acido?

Sull'orlo del precipizioLa fascetta recita: “Un famoso scrittore sta per pubblicare il suo nuovo romanzo, ma tutti i principali editori sono raggruppati sotto un unico marchio”. Una ‘novella satirica’, afferma la quarta di copertina.

Fin dal titolo, la Novella – non natalizia – costituisce un buono spunto per riflettere, tra noi che abbiamo l’insana mania di maneggiare parole, scriverle ma soprattutto leggerle, su quanto è successo e sta succedendo nell’editoria italiana. È una riflessione che ci riguarda, ne va della libertà e della qualità delle nostre letture.

Questa non è dunque una recensione, anche se è un caldo invito ad acquistare e leggere questo piccolo Sellerio.

La storia. Giorgio Volpe, il maggiore e più premiato romanziere italiano, ha appena finito di scrivere il suo ultimo e più grande romanzo; invia il manoscritto alla sua editor, che lo attende.

Il mattino seguente – se ne era dimenticato! – era un giorno importante per l’editoria, il giorno in cui sarebbe stato siglato l’accordo che avrebbe unito sotto un’unica sigla le tre maggiori Case Editrici nazionali, tra cui quella che editava i suoi libri. L’operazione aveva suscitato critiche feroci; il dibattito era incandescente tra chi vedeva nell’accordo la fine della libertà di espressione e chi vi vedeva una maggior capacità di stare sul mercato, il miglioramento dell’offerta attraverso il contenimento dei costi generali.

Ci sarebbe stata una riduzione del personale? Giorgio Volpe era preoccupato. “E chi se ne frega!” rispondeva il suo collega e amico, Maurizio. “Gio’, i nostri libri sono carrette che si tirano dietro tutti questi inutili fancazzisti. Lo sapevi o no?”. Maurizio era entusiasta dell’operazione. Giorgio si convince.

Mancava, tuttavia, la risposta a una domanda, fondamentale. Non si sapeva chi sarebbe stato il proprietario della nuova società. “Si parlava di cinesi, russi, arabi

Nel frattempo, la sua editor è entusiasta del libro. Così pure l’editore. Il suo miglior lavoro, dicono.

Si parte. Il processo di pubblicazione è avviato. A casa di Giorgio Volpe si presentano, per iniziare il lavoro di editing, due sconosciuti: Aldo, di Macerata, e Sergej, di Mosca. Giorgio Volpi, sconcertato, gentilmente informa che, lo scusino, niente di personale, ma desidera lavorare con la sua abituale editor.

Adesso tu lavora con noi” aveva detto Sergej, il biondo”. Ed inizia il delirio.

La nuova casa editrice – la vecchia è scomparsa, nel giro di pochi giorni non ne è rimasta traccia, spariti tutti – si chiama Sigma. Il romanzo di Volpe dovrà uscire in contemporanea in Italia e in Russia. I due chiariscono la nuova linea editoriale.

Si stanno per ripubblicare le opere di Tolstoj, per l‘esattezza, dice il russo, i suoi “grandi successi”.

‘“I successi” – disse sbalordito Giorgio – “E che è, una compilation?”

“Sì, ‘Vojna i mir’ esce settimana prossima. Ma senza inizio in francese…senza Waterloo, più corto. Solo 300 pagine”

“Vojna i mir…Guerra e pace?”

“Solo pace. Guerra la tagliamo tutta”

“Non si può angosciare il lettore. Guerra, odio, morte, malattie, romanzi distopici e senza futuro, basta! Pace, amore, ottimismo e fratellanza, ecco le nuove direttive Sigma” esclamò Aldo.

“E tanta avventura” aggiunse Sergej”(…)”’

Il seguito, ma con operazioni degne del miglior noir d’azione, e un’iniezione di Fahrenheit 451, pur senza roghi, ha poco a che fare con la satira promessa, quantomeno perché non si ride, per niente, nemmeno amaro, come si dice. Il racconto sembra dirci che ciò che viene narrato <ci> riguarda. Ha un sapore di realtà, mentre l’eccesso dei fatti narrati sembra rassicurare: stiamo scherzando, è satira.

E tuttavia: la satira, notoriamente, fa riferimento al reale. La satira scherza, certo, ma sta ai fatti.

Il lettore, (quantomeno: io) prova un certo imbarazzo nella lettura: tutto è troppo, totalmente, per un verso assurdo, per altro verso vicino a ciò che sta accadendo, è già accaduto, nella nostra editoria.

A conferma, nella quarta di copertina ci viene detto che: “Antonio Manzini ha scritto una satira spietata ed esilarante. Una distopia alla Fahrenheit 451, dove è il mondo dei libri a bruciare se stesso e non un potere esterno.”

Pure, il sunto non dice bene: di esilarante non c’è proprio nulla. Tolti gli eccessi richiesti dalla finzione, resta la realtà. E ci sentiamo a disagio.

Riassumiamo, dunque i fatti di realtà, lasciando perdere la satira e fuor di metafora.

Manzini, per i tipi della Sellerio, ha creato un racconto il cui titolo esprime tutta la preoccupazione di una piccola grande casa editrice per il futuro che prende avvio da quest’anno: per il proprio ma, più in generale, di tutta la nostra editoria indipendente. La fusione di RCS con Mondadori ha dato vita ad un gruppo che controllerà circa il 40% dell’editoria italiana, realizzando così, nei fatti, una posizione dominante che renderà molto difficile ai piccoli editori il minimo della visibilità in libreria, necessario alla sopravvivenza. E renderà in conseguenza difficile, se non impossibile, la pluralità delle voci e la libertà delle scelte editoriali.

Elisabetta Sgarbi

Elisabetta Sgarbi

A fronteggiare questo pericolo si è mossa l’ormai ex direttrice editoriale della Bompiani, Elisabetta Sgarbi, affiancata da Umberto Eco. I due hanno raccolto intorno a sé importanti autori (Sandro Veronesi (Bompiani), Edoardo Nesi (Bompiani), Furio Colombo, Sergio Claudio Perroni (Bompiani), oltre a collaboratori del calibro di Mario Andreose, (ex) direttore letterario di RCS Libri, Eugenio Lio, editor Bompiani, cui si sono aggiunti, disponibili a collaborare, Jean Claude Fasquelle, direttore generale delle edizioni francesi Grasset&Fasquelle e la moglie Nicky Fasquelle.

Umberto Eco

Umberto Eco

Questo gruppo ha dato vita ad una nuova Casa Editrice, “La nave di Teseo”. L’operazione appare coraggiosa; lo è sicuramente, molto, sotto il profilo del rischio finanziario. Dice Umberto Eco che, al nipotino che gli chiedeva Nonno, perché lo fai?” ha risposto: “Perché si deve”.

A maggio 2015 usciranno dunque, a tempo per il Salone del Libro di Torino, i primi libri della Casa EditriceLa nave di Teseo”.

La notizia è datata, l’annuncio ufficiale è stato dato il 23 novembre scorso e ha avuto, per alcuni giorni, una qualche eco stampa che, considerata la massa di notizie che giornalmente si riversano su di noi, non poteva (o poteva?) essere la prima pagina di tutti i giornali, ma poteva (sembra non abbia potuto) restare all’attenzione un po’ più di due giorni.

La nave diTeseo, casa editrice

Logo della Casa Editrice “La nave di Teseo”, da Huffington Post 25.11.2015

Noi che leggiamo siamo pochi: è un fatto. Il pericolo insito nella compressione della libertà di stampa riguarda invece tutti.

L’Italia, nella classifica operata ogni anno da ‘Reporter senza frontiere’ relativa alla libertà di stampa nei diversi paesi del mondo, si colloca, nel 2014, al 73° posto, tra la Moldavia e il Nicaragua, precipitando di 24 posizioni rispetto al 2013. [1]

Forse pensiamo, magari in modo irriflessivo, che la libertà di stampa riguardi i giornali, e non i libri? Ma, a casa nostra, anche i lettori di giornali sono davvero pochi, e molto dovrebbe essere detto sui nostri giornali e sui loro assetti proprietari.

Forse pensiamo che, oggi, bastano i social? Guardate bene. Pochi, quasi nessuno, parla più di questo tema.

E questo è un problema, molto, molto serio.

 

[1] Fonte: Corriere della sera online 12 febbraio 2015

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