Donald Barthelme, “Atti innaturali, pratiche innominabili”, Minimum Fax 2005. Traduzione di Ranieri Carano. Prefazione di Aimée Bender

Donald Barthelme, “La vita in città” Minimum Fax 2013. Traduzione e Prefazione di Vincenzo Latronico

 

 Ho detto, credo, altre volte, il mio amore per i racconti, anche se di rado ne propongo la lettura.

linconfondibile-tristezza-della-torta-al-limoneCi sono i molti modi dell’autobiografia, nella scrittura di Aimée Bender; e ci sono i molti modi dell’osservazione che la protagonista di questo romanzo agisce: degli altri, dei familiari, (in questo caso); estranei, vicini di casa, colleghi, incontri casuali o quasi (nel suo precedentemente romanzo, “Un segno invisibile e mio”, la cui recensione si trova qui).

C’è – tratto inconfondibile nella narrativa di questa autrice – un disvelamento dei personaggi reso, confessato, dai gesti, dalla traduzione in sensorialità dei bisogni, delle emozioni, dal sapore dei rapporti, che produce, nel lettore, il disagio del ritrovarsi nudi di fronte allo sguardo altrui, potenzialmente palesati nel nostro intimo e nella nostra quotidianità; nell’andare per la strada, nel presentarci, richiedere, offrire, salutare, stringere una mano; nel preparare del cibo per altri; nel mangiare cibo che altri hanno prodotto per noi e ci offrono.

poema-a-fumetti-buzzatiCapita che io mi chieda, che tutti ci si chieda, credo, particolarmente in certi periodi, quale linea – di pensiero? di bisogno? di interesse? – lega tra loro i libri che scegliamo, che leggiamo, l’uno via l’altro; cosa li collega, necessariamente, in modo che l’uno chiami l’altro. E se talvolta, spesso, il legame è evidente, talaltra, di primo acchito, non lo è affatto.

Mi trovo a riguardare le mie letture dell’ultimo periodo. Ho riletto, e proposto qui, Italo Calvino, «Se un notte d’inverno un viaggiatore», e nel frattempo, per la sera, mi ero riletta le sue «Fiabe Italiane»: sempre bellissime! E durante il giorno prendevo riponevo riprendevo un suo libro via l’altro. Ma nel frattempo qualcosa diceva no, non ancora, più in là.

un-segno-invisibile-e-mio_letture_di_luglioAimée Bender, Un segno invisibile e mio, Beat, 2011

Terminata la rilettura di questo romanzo ed eccomi qui. Perplessa? non proprio, non è questo; un po’ a disagio, sì, forse. Il romanzo è interessante. Aimée Bender è una scrittrice dotata di una voce originalissima. Da dove, allora, il disagio? Credo provenga da me, solo indotto dal romanzo, la cui lettura mi porta a interrogarmi su quanto poco io sappia notare ciò che mi circonda. E che il romanzo mi invita a vedere.

D’accordo, ho iniziato questa recensione in modo anomalo, ma trattandosi di questo libro, non riesco ad evitarlo.

C’è una ragazza, Mona Gray, che viene messa fuori casa dai genitori – in realtà dalla madre – secondo cui è tempo che la ragazza conquisti una propria autonomia. Riluttante, Mona si trova un alloggio, si trova lavoro come insegnante di matematica in una scuola primaria e di lì a poco, al compimento del ventesimo anno, come regalo per il proprio compleanno, acquista un’ascia.

un-segno-invisibile-e-mio_letture_di_luglioBene. Eccomi qui con una piccola (per ora) scorta di nuovi libri. Non è completa. Occorre girare per qualche altra libreria.

Nel frattempo, sto leggendo (in e-book: seguirà acquisto) “Un segno invisibile e mio” di Aimée Bender. Per la verità, lo sto ri-leggendo. La prima lettura mi aveva lasciata perplessa, un apprezzamento discontinuo, ma comunque apprezzamento. Sentivo, tuttavia, il rischio di lasciare a metà il libro che non mi provocava, come solitamente mi succede, la ricerca spasmodica di tempo per continuare la lettura, per non essere interrotta, disturbata. Dunque: in prima lettura temo di averlo leggiucchiato, consapevole, tuttavia, che meritava altro. Richiedeva una nuova lettura, forse più attenta? Forse al momento giusto? Capita, per così dire, di ‘perdere’ un libro interessante per i più diversi inciampi che interferiscono con la lettura. Per quanto riguarda questo libro, un fattore può essere stato proprio l’e-book, che, in questo caso, era stato la scelta di un acquisto passatempo, un acquisto non meditato, – visto il libro, detto toh! Potrebbe andare, stasera non ho niente che mi vada da leggere, ma sì. Click! Ora penso che ne farò una recensione, vedremo, e credo che leggerò altro dell’autrice.

Nota a margine: mi ha colpito l’immagine di copertina, e la falsa somiglianza, nella totale diversità, con la copertina di “Verso un’altra estate”. Vero: celare, timidamente, un fiore con le mani dietro le spalle e nascondere, dietro le spalle, un’ascia, non si equivalgono. E però! Le due autrici sono, con ogni evidenza, quanto di più diverso uno possa immaginare, per storia, epoca di vita, scrittura, tutto. Eppure.