Tempo difficile, questo, per la lettura. Salvo improvvisi innamoramenti, come il mio ultimo, ancora in corso, per Ted Chiang, di cui avrei desiderio di continuare a parlare dopo aver chiuso le due raccolte di racconti, ho accumulato letture diverse, passatempo tra un libro e l’altro, svogliate, non tutte soddisfacenti pure se, in qualche caso, pure gradevoli.

C’è bisogno di un riordino – degli scaffali, del pensiero; bisogno di avviare una nuova, diversa stagione di letture per questo tempo bastardo, che resterà incerto, che non si sa.

Nicolai Lilin

Nicolai Lilin, “Favole fuorilegge”, Einaudi 2017

 “Questa storia è accaduta in un lontano villaggio siberiano, nel cuore della taiga, dove regna Amba, che ha le sembianze di una tigre.

Là dove si può camminare tutta una vita senza mai incontrare essere umano, tra paludi infestate di spiriti maligni, sulla rive del fiume Lena, nelle cui acque hanno dimora creature magiche, vivevano due amici (…)”

favola-dal-sito-aforisticamente
Favola, dal sito Aforisticamente.com

Nelle ultime chiacchierate ho ripreso il tema della favola, saltellando tra autori e opere che appaiono molto diversi (e cos’hanno, infatti, in comune Italo Calvino, Hugo Pratt, J.R.R. Tolkien, Dino Buzzati e, oggi, e non parlo solo del suo primo romanzo, ma anche della sua attività di sceneggiatore e disegnatore, Roberto Recchioni?).

Molto, per la verità. Sono tutti narratori di favole. Sono autori che, in modi diversi, hanno utilizzato, nei loro libri, la struttura della favola quale elemento organizzatore della narrazione.