La nave per KobeDacia Maraini,Una nave per Kobe. Diari giapponesi di mia madre”, Rizzoli 2003

Da lettrice ho sempre apprezzato, in molti romanzi di Dacia Maraini, il loro contenere, recuperare, aspetti di autobiografia familiare. Trovo che questo dia spessore al racconto senza disturbare il piacere dell’invenzione – alla fine, i suoi personaggi, le sue donne, si ergono da sé e ed è ininfluente, per l’economia della storia, l’averli rimaneggiati nella loro realtà o averne restituito l’aspetto autobiografico familiare, ottenendo tuttavia di dare alle storie, e ai personaggi, una consistenza aggiuntiva di carne e sangue.

Topazia Alliata e Fosco MarainiDa un po’ di tempo le mie letture sono, per lo più, riletture; non so il perché, a meno di banalizzare dicendo che non trovo libri che soddisfino il mio bisogno del momento. Anche di questo si tratta, in parte, ma soprattutto del fatto che, a tratti, si ha voglia di sicurezza, di potersi riposare con un libro che si conosce, che non si leggeva da molto tempo e che, dunque, ci darà sicuramente un piacere senza sorprese, con il vantaggio di poterlo leggere con nuovi occhi.

Così, sto leggendo, a pezzi, ora questo ora quello, “L’anello di Re Salomone” di Konrad Lorenz (per chi non lo avesse letto, una compagnia meravigliosa); poi, pezzi di “Armi acciaio e malattie” di Jared Diamond. E ieri ho acquistato un Jared Diamond non ancora letto, “Il mondo fino a ieri” sottotitolo “Cosa possiamo imparare dalle società tradizionali”. Anche se, da questo libro, mi aspetto un ripasso di cose già lette di questo scrittore, che tuttavia amo molto, rimanendo sempre disponibile a riascoltarlo.