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Alla ricerca di Freya Stark (segue): due giorni ad Asolo

Asolo, la Rocca

Asolo, la Rocca

Mi sono regalata un periodo di vacanza. Io e mio marito abbiamo preso il camper e siamo andati, un po’ così. Gli unici campeggi aperti in questa stagione sono ai laghi. Dunque: destinazione Garda: Sirmione, Desenzano, poi vedremo. E tuttavia, della vacanza fa prioritariamente parte la gita ad Asolo[1] che mi ero ripromessa, sulle tracce di Freya Stark.

Purtroppo, le delusioni sono iniziate subito, anche se sono stati in ogni modo due giorni belli e interessanti. Asolo ha davvero molto da regalare. La ricerca di qualcosa, rimasto nei suoi luoghi, di Freya Stark, è stata tuttavia deludente, anche se non intendo demordere.

Prima delusione. Villa Freya: il giardino della residenza è aperto unicamente nei primi tre sabati di ogni mese – dunque non oggi – a seguito prenotazione. Mia colpa: potevo informarmi prima. E la villa, mi par di capire che non sia visitabile, ma non ne sono certa.

Non era tuttavia ingiustificato da parte mia ritenere che almeno il giardino fosse aperto tutti i giorni, e che al massimo avrei potuto incocciare un giorno settimanale di chiusura (nel qual caso mi sarei fermata ad Asolo ancora un giorno). Il giardino di Villa Freya ospita infatti al proprio interno un piccolo sito archeologico con un pregevole teatro romano, recentemente restaurato; è sicuramente, con la Rocca, uno dei siti più preziosi e, diciamolo, turisticamente importanti, di questo luogo. La perdita non sta dunque unicamente nel fatto che «io» e un certo numero di altre persone, abbiamo difficoltà nel poter cercare, sentire, le tracce asolane di Freya Stark, nella speranza che il luogo ne conservi. Sta nella difficoltà per molti, italiani e stranieri, ad usufruire di un bene importante e, non secondariamente, di richiamo.

Freya Stark

Freya Stark

Ora: la Villa, mi dicono, è proprietà privata (anche se, in proposito, è difficile capire l’assetto proprietario. Il parco appartiene, sembra, all’amministrazione Provinciale di Treviso, che lo avrebbe dato in concessione, pare addirittura per 99 anni, ad una società, proprietaria della villa, nonostante l’evidente interesse pubblico.[2] Non riesco a non dispiacermi, e molto, di questa limitata fruibilità.

Resta il Museo Civico,[3] dove si trovano, oltre a sale interessanti, anche una sala Eleonora Duse, una sala Caterina Cornaro e, sì, è poca cosa, ma c’è una anche una sala Freya Stark, che mi dicono in via di essere strutturata; al momento ospita poco più di qualche bella foto e, in effetti, nel sito del Museo non viene citata.

Peraltro, non c’è molto neppure delle altre due grandi dame e, diciamolo, è difficile costruire un percorso museale di grande interesse su di una attrice quale fu Eleonora Duse (1858  – 1924), appartenuta ad un tempo che non utilizzava ancora strumenti per la riproduzione video e audio. E, non per insistere, anche su Caterina Cornaro (1454 – 1510), regina di Cipro, di Gerusalemme e Armenia (dal 1474 al 1489), signora di Asolo dal 1489 fino alla sua morte.  Non pare semplice neppure per questo personaggio e per la sua storia porre in essere un percorso museale, se non volessimo costruirlo attraverso le opere degli artisti che lei invitò alla sua corte.

Eleonora Duse, 1896, ritratto fotografico di Aimé Dupont

Eleonora Duse, 1896, ritratto fotografico di Aimé Dupont

E di Freya Stark? Bene, in effetti di lei dovrebbe esse ben più facile costruire un percorso, seguendola nei suoi viaggi e in ciò che ne ha riportato. Pure, incredibilmente, le sue opere letterarie giacciono, in gran parte non pubblicate in lingua italiana. E sta qui, il punto da correggere, forse molto più della possibilità di accesso al giardino di Villa Stark, che lei ha venduto nel ’66, lasciando Asolo per tornarvi, nel 73, e trascorrervi, in un appartamento nella città, gli ultimi vent’anni di vita.[4]

Nell’autunno di due anni fa, dal 27 settembre al 23 novembre 2014, si è tenuta, in Asolo, una mostra, «Vaghe stella dell’orsa… Il viaggio sentimentale di Freya Stark» che ha esposto taccuini inediti, disegni, storie di vita di una donna che, in Inghilterra, ha la visibilità che, a quanto pare, l’Italia, ed anche Asolo, non le sta assicurando. Non ad oggi, quantomeno.

«Freya scrittrice, viaggiatrice, diplomatica dichiarata e forse spia per il suo Paese[5]» ha scritto, a commento di questa mostra e della sua figura, al tempo, il quotidiano La Tribuna di Treviso; una Dama che ha ricevuto nella sua casa, in visita, la Regina Madre d’Inghilterra, che nella sua patria è nota, e dove i suoi libri vengono pubblicati. È vissuta ad Asolo per quasi tutta la vita, quando non era in viaggio, e ha molto amato il luogo. Ha scelto di esservi sepolta. Ma è sempre stata profondamente inglese; inglese e asolana, direi: non italiana.

Restano il Cimitero di S. Anna, e la sua semplice tomba, che affianca quella di Eleonora Duse. Si tratta di una lastra di marmo bianca, rivolta, come tutte le tombe del luogo, verso il Grappa: la visuale è splendida ma, a quanto pare, lei, o qualcuno per lei, non deve aver voluto che, per guardare la sua sepoltura, si volgessero le spalle al monte. La struttura digradante, a terrazze, del cimitero, fa sì che, ai piedi della tomba di Freya Stark non ci sia lo spazio per sostare, neanche in punta di piedi, essendo la stessa posta sul ciglio di uno dei terrazzamenti.

Freya Stark vi è sepolta insieme al suo grande amico, il fotografo Herbert Young. Aggiungiamo che, dovendo leggere le semplici parole scolpite nella pietra, a rovescio, incise su pietra bianca senza alcun rilievo, queste rimangono quasi invisibili, bianco su bianco. Vi si scorge un desiderio di scomparire, di essere lasciati in pace, immagino; di fronte al Grappa, che nessuno si erga davanti alla tomba, oscurando la vista del monte.

Me lo sogno io, d’accordo; ma l’effetto è questo, su di me.

Caterina Cornaro, ritratto di Tiziano e bottega

Caterina Cornaro, ritratto di Tiziano e bottega

Una gita ad Asolo resta comunque un bel modo per trascorrere un paio di giorni. C’è tanto da vedere, e l’atmosfera del luogo è rilassata, invita alla lentezza, in un luogo in cui non c’è casa, via, portico, giardino che non rappresenti un modo di vivere dimenticato: con calma, guardandosi intorno, con attenzione per chi si incontra. Se si è del posto e il luogo ci è abituale, ci si dovrebbe sentire pienamente giustificati dal lasciar correre programmi e fretta. Le strade strette, i portici, la necessità di cedere il passo, le salite, i gradini, l’angolo di visuale che ti ferma, tutto concorrerà a non farti mai ritardare, non avendo mai fissato un tempo obbligato alle cose.

Inevitabile che la gente sia cordiale e che, servendoti alla trattoria, fornendoti indicazioni al Museo, consegnandoti le chiavi al campeggio, perda (il suo) tempo a far due parole, e a informarsi su di te. L’invito a ritornare non necessita di essere espresso.

Passo, come giusto, ai libri in lettura.

Ho letto un libro che aspettava, da tempo, il momento dedicato al diporto, per essere letto nel modo giusto.  Gabrielle Zevin, «La misura della felicità», Casa Editrice Nord. Sul libro, devo pensare, anche se, va detto, l’ho letto piacevolmente, d’un fiato, e non è proprio breve. Ci penso. Sono sicuramente interessata alla Casa Editrice Nord, in quanto associata al Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, da tener positivamente all’attenzione nel riassetto in corso dell’editoria italiana.

Sto, inoltre, completando la lettura di «Americanah», di Chimamanda Ngozi Adichie, edizione Einaudi. Ne avevo già parlato. L’uno o l’altro saranno la prossima recensione.

Ultima cosa: ho modificato l’Indice delle recensioni, organizzandolo in ordine alfabetico, per autore, e non in ordine di pubblicazione. Sarà così meglio fruibile per chi cerca un autore e una recensione.

Mi devo fermare. C’è una lunghezza, in un post, che, da lettrice, so di non dover superare, e invece, ogni volta, contro ogni buon proposito, eccedo.

Ora, per una decina di giorni, mi dedicherò alla vacanza e alla lettura (che stanno molto bene insieme).

[1] Mi rendo conto che, per molti, Asolo è un nome che può non dire alcunché, dato il numero e la qualità dei luoghi italiani che meritano una visita. Pure, assicuro, è un luogo che, per chi venga a visitare il Veneto, e la zona del trevigiano in particolare, ne merita ben più di una. E ben più di un giorno di permanenza. Situato su colli di grande bellezza, di fronte al Monte Grappa, ha una storia importante, documentata nella sua architettura che percorre i millenni. Ed è stato luogo di vita e del cuore di importanti personalità della cultura, tra cui spiccano tre grandi donne, molto diverse tra loro: Caterina Cornaro, Eleonora Duse, Freya Stark. Rinvio ai siti per maggiori delucidazioni.

[2] http://ricerca.gelocal.it/tribunatreviso/archivio/tribunatreviso/2008/03/11/TP2PO_TP202.html

[3] http://www.asolo.it/museo/

[4] http://wsimag.com/it/architettura-e-design/11800-freya-stark

[5] http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2014/07/03/news/freya-stark-la-sua-asolo-le-dedica-una-mostra-1.9531832

 

 

3 commenti su “Alla ricerca di Freya Stark (segue): due giorni ad Asolo

  1. gabrilu
    aprile 10, 2016

    Ecco, tutte le volte che leggo o sperimento io stessa la frustrazione di veder poco valorizzate o addirittura rese inaccessibili o accessibili solo dopo un percorso ad ostacoli le innumerevoli risorse culturali ed artistiche che abbiamo in Italia mi congratulo con me stessa perchè tutte le volte che mi prende la voglia di andarmene un po’ in giro ed ho la possibilità di farlo preferisco… andarmene all’estero.
    Per il resto, sei riuscita molto bene ad interessarmi a questa figura di Freya Stark, che non conoscevo, prima di leggere i tuoi post.
    Ciao, buona vacanza ed ottime letture! 🙂

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  2. Renza
    aprile 10, 2016

    Interessante la figura, interessanti le notizie, “interessante” la distrazione italiana e di Asolo nei confronti di questa figura. E bella la tua vacanza ! Ciao.

    Mi piace

  3. Pingback: «Il mondo è tutto un fiorire di mandorli e anemoni» | la libraia virtuale

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