Come si sceglie un libro?

…Per altri.

Per sé

Natale imminente. Tempo di regali; e i libri interpretano una loro parte nelle scelte. Lo fanno in un loro modo particolare: rappresentano uno dei regali più personalizzati e, nel contempo, uno dei regali più impersonali che esistano.

Come si sceglie un libro per farne un regalo?

Il caso del regalo formale, offerto per obbligo sociale, che farà pure piacere esprimere ma senza un grande coinvolgimento sarà un libro da consultazione, nel campo di interesse della persona: fotografia, musica, numismatica, vini o cucina, tanto per dire, cose così.

Il problema difficile è la scelta di un libro per una persona cara, cui si desidera davvero regalare qualcosa di, a nostro parere, significativo: qualcosa che piaccia a lei o a lui ma che vorremmo dicesse qualcosa anche di noi; che ci rappresentasse.

È una trappola mortale, che vale per qualsiasi regalo ma vale in particolare per il libro. Perché c’è poco da fare. È quasi impossibile scegliere qualcosa che sappiamo piacere al ricevente ma che a noi non piaccia, o addirittura ripugni. Ed è su questa strada che avviene di regalare il libro sbagliato nel momento sbagliato.

Per bambini che non siano i propri, in particolari, la scelta di un libro è, temo, un buon modo per farsi odiare, anche da pargoli lettori accaniti; a meno che non si permetta loro lo scegliere il libro accettando di contravvenire ad ogni nostra più feroce disapprovazione: tralascio esempi.

Nel caso del regalo ad un adulto, ecco, non so, credo non reggerei alla scelta di far infiocchettare l’ultimo libro di Bruno Vespa per qualcuno che lo apprezzerebbe; per qualcuno che segua, alla TV, il programma del sunnominato (l’esempio viene a pallino poiché non conosco nessuno appartenente alla categoria ma so benissimo che non riuscirei a regalarlo: meglio, molto meglio, offrire una bottiglia di buon vino al vecchio ipotetico prozio alcolista frequentatore riluttante degli Anonimi che, se cerco bene, essendo io veneta, potrei trovare).

Difficile, davvero. Il libro è un abito su misura, che richiede inoltre di venir adattato alla circostanza: da godere in comodità, in tuta e pantofole; o non invece un serio abito di rappresentanza, una mise sportiva o non invece una mise da discoteca; o da cena elegante…

Io non riesco a trattenermi e regalo libri, talvolta sbagliati, alle persone che amo, e a mia volta apprezzo che mi vengano regalati libri, rispetto ai quali sono fortunata in quanto onnivora: il loro momento giusto verrà, è certo.

Ma il tema del libro in regalo è, dopotutto, un vero e proprio alibi, perché la vera domanda è:

Come si sceglie un libro per sé; per il nostro qui ed ora? Che risponda al nostro bisogno e non ci deluda?

È una domanda all’apparenza banale; che tuttavia nasconde trabocchetti, non di poco conto. È una domanda che ha, prescritte, risposte ovvie di cui, in realtà, credo che chi è lettore poco si avvalga, se non a supporto di una scelta che abita altrove.

I libri per sé. Da leggere nell’immediato. Il libro-riposta ad un bisogno-domanda che non sa attendere.

Vediamo cosa accade; oggi, essendo la relazione libro-lettore nonché libro-libraio profondamente cambiata.

Innanzitutto, c’è quel momento di grave scissione, quando, terminato un libro, si presenta la domanda: e ora cosa leggo? Perché, se il libro appena chiuso è stato un buon compagno, non si è disposti a lasciarlo.

Non so voi; io, solitamente, non lo lascio; lo riprendo, prolungo i saluti; e mi faccio consigliare.

Dopodiché, come accade quando esce dalla nostra casa un amico con cui abbiamo avuto una conversazione interessante, talvolta addirittura importante e, sulla porta, i saluti si saranno prolungati, seguirà un tempo-camera di decompressione in cui l’incontro idealmente proseguirà: si recupereranno informazioni, pensieri, idee…

Accade quasi sempre che un libro parli di altri libri, che un personaggio ci dica del libro che sta leggendo, che le sue pagine contengano riferimenti. E sceglieremo un libro consigliato per questa via per continuarne la lettura, per ampliarla, entrando in altre pagine da cui, anche, è nato.

E poi no, non è vero che, sempre, si debba far ricorso ad un nuovo libro. Anche se, va detto, nel tempo c’è stato un cambiamento non da poco su questo aspetto; non dato unicamente da Amazon e dalla immediatezza di un clic-acquisto alle tre di notte.

La domanda “cosa leggo stasera” aveva, un tempo, il significato, per chi disponeva di una biblioteca di casa (diciamo da corposa-sufficiente a ragionevolmente fornita), dell’impegnarsi nello scorrere i propri titoli cercando quello che lo avrebbe invitato a far due chiacchiere; qualcosa come scegliere l’amico cui far visita, o da invitare a casa propria o con cui uscire per due passi e un caffè con dolcetto. Non accade, infatti, che sentendo il bisogno di compagnia, si cerchino amici nuovi da conoscere; almeno non prima di aver fatto ricorso agli amici della nostra vita, all’usato sicuro, diciamo. Vale anche per i libri.

L’acquisto di un nuovo libro era, un tempo, un evento da valutare; per i bambini quasi da ricorrenza: Natale, compleanno, malattia; ecco, il nuovo libro era, per il bambino, il tipico regalo-malattia.

Il libro non veniva ridotto a un semplice oggetto d’uso, mordi e fuggi. Entrava nella nostra casa per abitarla; e la sua venuta tra noi la rinnovava. Un libro era per sempre; anche il romanzo da intrattenimento: segnava, indelebilmente, la nostra biblioteca.

Per parte loro, le librerie proponevano, certo, le novità ma senza che dai loro scafali un libro sparisse alla velocità attuale; anche il libraio, come noi, rifletteva prima di accogliere la novità (o almeno a me così pare).

Oggi, è esperienza condivisa, tra lettori, il tenere una “Lista dei libri in predicato di lettura” – e c’è il nome inglese a certificarne la prescrizione d’uso: “Wishlist”, quella cosa che si allunga e si estende peggio del debito pubblico, venendo spesso disconfermata da scelte altrimenti operate.

Mentre la domanda sulla scelta si lega al perché si legge, al tipo di bisogno-domanda; al libro appena chiuso, per concordanza o per opposizione; al momento di vita e dei giorni in cui il libro viene scelto.

La Wishlist resta tuttavia fondamentale, proprio in quanto elenco abbastanza lungo da consentire, di momento in momento, di scegliere il libro adatto, fatto salvo il fatto che un libro imprevisto non si sia già presentato da sé, richiamato dal libro o dai libri in lettura; o dalla recensione – dalle recensioni: plurale necessario – che si stanno leggendo in questo nostro mondo di blogger scelti.

Dopodiché, almeno per me, segue spesso, quasi inevitabile, e fatti salvi limiti di spesa, il ricorso al clic per l’e-book (il cartaceo per lo più resta appannaggio della libreria, almeno fino alla prova certa, ormai purtroppo frequente, che proprio lì non lo si trova) con conseguente immediato tuffo nel nuovo libro.  

Non so; anche la lettura, nella vita di molti, credo, finisce vittima del disordine che, lo sappiamo bene, costituisce la forma di ordine maggiormente aderente ai nostri bisogni e dunque da non disprezzare, mai.

E dunque, sospetto che la domanda debba venir diversamente formulata, ad esempio così: come si legge il proprio bisogno di un libro, e i giusti tempi, e il giusto modo per rispondervi?

Strano a dirsi ma è più difficile trovare un buon libro da intrattenimento di quanto non lo sia scegliere l’opera di grande interesse, fatta salva la difficoltà di potergli dedicare il momento e il tempo giusti, possibilmente con ampi margini per trattenersi in sua compagnia.

E poi, a ben vedere no, non è strano: i libri accreditati, se non addirittura i capolavori, costituiscono un insieme dotato di una propria coerenza interna – sono libri che spesso, e talvolta inaspettatamente, in modo persino trasversale alla categoria cui appartengono, dialogano tra loro oltre che con noi. Può non aver importanza da quale si ci incammini.

Pearl Jam, Yield Tour

Al momento, mentre sto leggendo “Keith Lowe, “Il continente selvaggio”, e ho bisogno e desiderio di stare sul pezzo, come si dice, è finalmente giunto tra le mie mani un libro che cercavo da tempo (Michael Chabon, “Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay”, BUR 2018), recentemente ristampato, precedente edizione 2003.

È un malloppo di ottocento pagine e dunque la sua lettura confligge con quella in corso, io non so attendere, e il tutto occupa troppo del mio tempo.

E mi chiedo: dovrei forse rinunciare a raccontare, qui, di un libro letto, e letto solitamente due volte, e non potrei invece raccontare di letture in corso? raccontare domande, emozioni, pensieri da rivedere in corso d’opera?

Non so: come tutti, scorro la mia Lista dei desideri e mi accorgo che i desideri sono domande che non possono, o non dovrebbero, attendere.

Sono incappata, non ricordo come, in una vecchia canzone dei Pearl Jam, dal titolo “Wishlist” che contiene un bellissimo elenco di desideri impossibili, cui potrei aggiungerne altri e altri, sapendo che, nella loro impossibilità, un buon libro li potrà soddisfare.  O potrebbe aprire una via alla loro soddisfazione. (qui)

Wishlist

Vorrei essere una bomba a neutroni,

Per una volta potrei non funzionare

Vorrei essere un sacrificio

Ma in qualche modo esserne sopravvissuto

Vorrei essere un ornamento sentimentale

Che tieni stretto a te.

Dell’albero di natale,

Vorrei essere la stella che finisce sulla cima.

Vorrei essere la testimonianza,

Vorrei essere l’esempio per 50 milioni di mani alzate

E protese verso il cielo.

Vorrei esser un marinaio con una persona che mi aspetti

Vorrei essere fortunato,

Fortunato come me

Vorrei essere un messaggero

Con solo notizie buone

Vorrei essere la luna piena che brilla sul tettuccio di una Camaro

Vorrei essere un alieno di casa dietro il sole

Vorrei essere il souvenir che tieni sulle tue chiavi di casa

Vorrei essere il pedale del freno da cui la tua vita è dipesa

Vorrei essere la parola fiducia e non deluderti mai

Vorrei essere una canzone alla radio,

Quella per cui hai alzato il volume

Vorrei… vorrei…