Leggere il silenzio

Giulia Depentor, “Immemoriam”, Feltrinelli 2023

Non so bene, non ancora, se il mio tempo sabbatico sia finito; so che, proprio ora, un interessante libro mi attira a scriverne. Un saggio? Una raccolta di storie? Non so.

Tema: i Camposanti. Luoghi che realizzano storie cui assicurano una silenziosa permanenza, capace di connettere la persistenza dei tempi e delle vite, anche oltre il ricordo personale. Sono memento, e una eco, che sostanzia e connette il singolo vivente con storie che concretano la vitalità delle culture. Sono la traccia vitale di una permanenza a favore di progenie al cui cammino forniscono radici. Sono luoghi in cui è possibile un silenzio ricco di voci.

Rompo dunque, ancora una volta, il ritmo di questi giorni sospesi, in attesa, forse, della fine di quest’anno, e di poter vedere l’avvio di un nuovo tempo: una nuova età? con qualcosa di allegramente folle, almeno un po’?

Ho tra le mani il libro, fresco di stampa, di un’autrice di cui avevo già recensito un bel romanzo, dalla forma “classica” (qui) . 

Quel romanzo mi aveva lasciato, oltre a una bella esperienza di lettura, una domanda su cosa avrei dovuto attendermi nel futuro da questa autrice, da una curiosità per le storie unita ad una grande capacità di seguirle, di immaginare connessioni, spaziando nel tempo e nei luoghi, geografici così come del pensiero e dell’immaginazione.

Nel romanzo si sentiva la ricerca di una propria cifra; la ricerca di una diversa forma del messaggio nell’incontro tra intreccio e fabula, intessuta dentro la classicità della struttura-romanzo. 

Ho atteso; ed ho tra le mani, ora, queste pagine, frutto di un’indagine che Giulia Depentor ha svolto e svolge, da anni, utilizzando linguaggi diversi; e che ora, nella forma di “libro”, realizza compiutamente un contenuto in fieri che  l’autrice produce, nel suo podcast  – Camposanto, il podcast dedicato a chi ama i cimiteri” – attraverso il quale, da anni, crea contenuti, parla, dialoga. (qui)

La tomba di Adalgisa al cimitero dei”picasass” di Viggiù (VA). Ph. di Giulia Depentor

Il titolo del libro è accattivante di suo, e spinge a dare uno sguardo, che subito si farà attento, alla quarta di copertina:

«Visitare i camposanti, leggere le lapidi, osservare le foto dei defunti sono attività piene di sorprese e un modo per conoscere culture e popoli.

“In questo libro, una sorta di atlante cimiteriale, vi porterò con me in giro per l’Italia a visitare cimiteri e luoghi legati alla morte, e ve ne racconterò storie, misteri, aneddoti e tradizioni. Andremo di fronte alle tombe di personaggi famosi, esploreremo cimiteri abbandonati su cui circolano strane leggende, ripercorreremo eventi della storia italiana, indagheremo sui delitti rimasti senza colpevoli e racconteremo vicende quasi dimenticate.”

Se è vero, come qualcuno dice, che i cimiteri sono luoghi fatti dai vivi per i vivi e dove i morti in realtà c’entrano poco è anche vero che tutte le storie, anche quelle apparentemente insignificanti, meritano di essere raccontate e le storie nei cimiteri non finiscono mai.» 

Non resta, a ben vedere, null’altro o quasi da dire, senza che il farlo costituisca uno spoiler; mi limiterò a darne un piccolo assaggio.

Capitolo 4. Il cimitero dei “picasass”, gli artisti scalpellini  di Viggiù.

Vi si narra di un vecchio cimitero in disuso che veniva segnalato  come “infestato dai fantasmi dove avrei avuto modo di vedere coi miei occhi le antiche simbologie massoniche che decoravano tombe e lapidi” (…) e dove invece Giulia Depentor ha scoperto “un cimitero di inestimabile valore che rappresentava un esempio unico e preziosissimo dell’antica arte degli scalpellini della zona. (…)”

“La Valceresio è sempre stata famosa per la ricchezza della propria terra e soprattutto per la presenza di abbondanti giacimenti di marmo e pietre. Viggiù in particolare vanta il primato dell’estrazione di una pietra così tipicamente locale che è conosciuta e diffusa col nome di Pietra di Viggiù, una materiale di facile lavorazione che inizia a essere largamente utilizzato in zona sia per scopi costruttivi che con fini decorativi.”

“I viggiutesi, che per secoli si specializzano nella lavorazione di questa pietra, diventano abilissimi picasass, come vengono chiamati in dialetto. La loro maestria è eccezionale, a tal punto che la voce si sparge e loro iniziano a lavorare prima in tutta la Lombardia, poi nel resto d’Italia e nel mondo. (…) A Viggiù nascono scultori di fama internazionale… artisti eclettici ed abilissimi le cui opere troviamo in famosi edifici ecclesiastici (per esempio il Duomo di Milano), come elementi decorativi di piazze o edifici, e come meravigliose opere cimiteriali, in Italia e nel resto del mondo.”

La necropoli di Santa Cecilia presso Bomarzo (VT), ph. di Giulia Depentor

Ora, tuttavia, causa le fantasie sul luogo, su fantasmi, massoni e quant’altro, causate da una trasmissione televisiva “dai toni sensazionalistici che presentava il luogo come  segnato da fenomeni paranormali che sostenevano vi si trovasse un <accesso all’aldilà>” (con seguito di danneggiamenti alle opere), questo cimitero si può visitare solo richiedendo l’autorizzazione a farlo, con la possibilità di essere accompagnati da esperti di storia locale.

Giulia Depentor ci accompagnerà a luoghi poco noti ma di grande interesse storico così come ai grandi Cimiteri Monumentali (Milano, Torino, Genova), e a visitare luoghi cimiteriali speciali, quali il Cimitero del manicomio abbandonato di Volterra, alla Necropoli etrusca e al Cimitero nascosto di Bomarzo o al “Cimitero delle Fontanelle di Napoli e la leggenda delle anime pezzentelle”. Ci narrerà storie, miti, recupererà cronache dimenticate. 

Dentro le sue pagine visiteremo monumenti funebri italiani di grande fascino e di grande valore. 

Il podcast costituisce poi un arricchimento, potenzialmente senza fine, guidandoci anche a cimiteri del mondo, dal Memoriale della Pace di Hiroshima alla leggenda degli spiriti dei Maori a Cape Reinga in Nuova Zelanda; dal Cimitero ebraico di Weißensee di Berlino, a… lungo una ricerca senza fine, nel mondo, piccolo e grande. 

È questo un libro il cui tempo, per il lettore, potrà non chiudersi con l’ultima sua pagina. Perché oggi è così. Là fuori ci sono e operano per noi altri linguaggi – nuovi codici, nuovi modi, nuovi mezzi della comunicazione; i media a nostra disposizione si differenziano, senza sovrapporsi, senza che il messaggio veicolato sia sovrapponibile. Avremo un libro, un audiolibro, un film, una serie, il quotidiano digitale, un podcast, un murale, una canzone, che porranno a nostra disposizione un arricchimento del contenuto – cui si potrà aggiungere un espandersi dell’esperienza – leggo, vedo, ascolto – cui daremo a nostra volta forma.

Codici linguistici diversi. Un diverso messaggio – e ci sarà qualcosa da capire nel concreto delle nostre relazioni, della nostra comunicazione; qualcosa di diverso nella nostra lettura dei contenuti che ci pervengono (pensieri, messaggi: storie, sempre), che verranno offerti alla nostra comprensione per un dialogo: modi diversi del pensiero? che si farà altro? che costituirà un con-creazione tra chi legge (vede, ascolta, scrive, fotografa, disegna: offre contenuti).

Mi scopro riluttante a lasciare questo libro; mi attardo in ricordi, che a tratti (sospetto) un po’ invento, sostituisco, al richiamo di altri ricordi…o di fantasie. Poi guardo, ascolto. 

Le mummie conservate a Urbania (Comune di Urbania)

Trascorro tra le pagine del libro e il podcast: attraverso questa, per me nuova, possibilità di fruire di queste pagine, espandendole attraverso codici diversi, su cui poter, in certo modo, intervenire, facendone un’esperienza personale capace di mantenere vitali e in progress i contenuti.

Può essere, se non un progetto, la fantasticheria-ricerca di un cantuccio caldo di, non solo, buoni libri, da dove sbirciare alle cose che accadono là fuori; e un felicemente arrovellarmi di meraviglia, rabbia e allegria; stupirmi per domande e incertezze inattese.

In questi anni mi ero un po’ persa l’attività di Giulia Depentor che – avrei dovuto pensarlo – spaziava in ambiti che (per quanto io creda di almeno provarmi a frequentare) mi sono in buona parte ostici; territori per me <altri>, dagli alfabeti sconosciuti, attraverso codici comunicativi a me estranei: appartengo dopotutto alla mia età e, pur compiendo qualche, per me, non risibile sforzo, molto mi sfugge.

Figlia del libro – in difficoltà (e pure un po’ molto preoccupata del mondo che mi circonda e mi sopravanza) appartengo indissolubilmente alla lettura- scrittura. 

Sono, e resterò, una figlia di Gutenberg: salvo incappare in un’autrice che costruisce ponti, per coloro che vogliano condividere i suoi interessi e almeno sbirciare in un tempo altro: e mi piace; forse proprio per il fatto che, dopotutto, posso godermi possibilità senza che mi venga richiesto l’impegno di appropriarmene. Solo cogliendo che c’è un mondo nuovo là fuori, che credo bello.,…

Ancora dalla quarta di copertina:

Giulia Depentor è scrittrice e content creator. Definita dalla stampa “l’influencer dei cimiteri” è esploratrice dei luoghi di sepoltura, a partire dai quali conduce ricerche storiche e genealogiche. Negli ultimi quindici anni ha lavorato, specializzandosi nella creazione di contenuti audio e podcast, tra Parigi, Barcellona, Berlino, e Auckland. Durante i suoi viaggi ha coltivato le passioni di sempre, che ha riversato nei suoi fortunati podcast “Camposanto”, dedicato agli amanti dei cimiteri, e “Microfilm” che racconta i grandi eventi della storia dal punto di vista di chi non è finito in prima pagina.

Buona lettura!