Alice Basso, “Il morso della vipera”, Garzanti 2020.

Una premessa.

Ebbene sì. Quasi tre anni fa avevo già parlato, con entusiasmo (per nulla scemato) di Alice Basso, una giovane autrice di cui, finora, non ho perduto un libro e di cui avevo recensito la sua prima (allora) trilogia, che sarebbe stata in seguito completata da altri due libri. (qui).

Alice Basso, “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” (2015), “Scrivere è un mestiere pericoloso” (2016), “Non ditelo allo scrittore” (2017), Garzanti

Mentre proseguo la lettura di “La caduta nel tempo” di Cioran e cerco, nel contempo, di inquadrare meglio ciò che conosco di questo autore perché senza di ciò la lettura dei suoi scritti risulta, per me, difficilmente inquadrabile all’interno di una linea di pensiero, le mie notti sono state favorite da tre romanzi umoristici – una trilogia, in effetti – genere giallo ma non proprio. Autrice: Alice Basso; di cui questi tre libri –  pubblicati a scansione annuale: 2015, 2016, 2017 – costituiscono unitariamente l’opera prima.

Ci avviciniamo alla fine d’anno. Non che, nell’aria, ci sia sentore di feste, anche se le nostre città mostrano già più di qualche sbrilluccichio natalizio fuori tempo e fuori contesto: essendo il Natale una Festa assegnata alla categoria del religioso, questo periodo si chiamava, un tempo, Avvento, ed era dedicato al raccoglimento in attesa della nascita del Messia.

Da non credente, mi dispiaccio del fatto che, a quanto pare, si sia gettata l’acqua col bambino, come si dice; cancellando il bisogno di una consonanza con la ciclicità delle stagioni di vita, con la nostra stessa ciclicità di esseri umani, capaci persino di una rinascita attraverso il prenderci cura del tempo e di chi verrà dopo di noi.