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Il compagno professor Gramsci: tra dialogo filosofico e lealtà multiple

Il professor Gramsci e Wittgenstein. Il linguaggio e il potereFranco Lo Piparo, “Il professor Gramsci e Wittgenstein. Il linguaggio e il potere”, Donzelli Editore 2014

Franco Lo Piparo, “I due carceri di Gramsci. La prigione fascista e il labirinto comunista”, Donzelli Editore 2012

Questa sarà una “recensione” un po’ anomala, e cercherò di chiarirne i motivi. Innanzitutto perché si trovano, consigliati insieme, due libri di Franco Lo Piparo che, nel tracciare, in Il professor Gramsci e Wittgenstein. Il linguaggio e il potere”, gli scambi avvenuti tra Ludwig Wittgenstein e Piero Sraffa, ambedue impegnati a Cambridge, e tra Antonio Gramsci[i] e Piero Sraffa[ii], amici e ambedue impegnati sia negli studi sia nella vita politica italiana e nell’opposizione al fascismo, fa riferimento, inevitabilmente, alla storia di vita dei personaggi implicati.

Contestualmente, per la parte riguardante la grande amicizia e i rapporti tra Sraffa e Gramsci, Lo Piparo apre una serie di interrogativi, che mi hanno portato a leggere, in parallelo, un suo altro testo: I due carceri di Gramsci. La prigione fascista e il labirinto comunista”.

Quello che segue è dunque, nelle intenzioni, una specie di introduzione a “Il professor Gramsci e Wittgenstein. Il linguaggio e il potere”, un libro che apre una innovativa finestra non tanto o solo sulla nascita delle “Ricerche filosofiche” di Wittgenstein, quanto sull’intrecciarsi del dialogo, dentro una comunità di pensatori appartenenti a culture di pensiero diverse, il cui risultato è il convergere in un’opera – le “Ricerche filosofiche che è il precipitato – così si esprime lo stesso Wittgenstein – di un confronto che supera, prescindendone, distanze culturali, sociali, appartenenze ideali e ideologiche molto diverse.

Questo libro “racconta la storia dell’inseminazione gramsciana nella mente di Wittgenstein tramite l’economista italiano Piero Sraffa.”, partendo dal famoso passo delle Ricerche in cui Wittgenstein scrive. “La mia gratitudine va alla critica che un insegnante di questa università (Cambridge), P. Sraffa, ha per molti anni esercitato sul mio pensiero. A questo stimolo sono debitore delle più feconde idee contenute nel presente scritto.

E comincia una serrata analisi dei colloqui che Sraffa terrà con Wittgenstein, unitamente ai rapporti epistolari e ai colloqui che lo stesso terrà con Antonio Gramsci, di cui era il più intimo amico, con cui rimarrà in stretto rapporto, epistolare e non solo, durante tutto il periodo della prigionia (1927 – 1934)

Se è vero, come scrive Lo Piparo, che “Il professor Gramsci non è incompatibile col compagno Gramsci”, egli sembra suggerire che molto è stato distorto, anche attraverso aspetti di falsificazione, del pensiero e della storia di Gramsci, di cui è oggi in atto una grande rivisitazione. A cominciare dalla necessità di una sua corretta collocazione tra i grandi filosofi del ‘900, oscurata, sembra dire l’autore, dalla figura del militante comunista e del martire del regime fascista.

Il secondo libro (primo in ordine di pubblicazione) di Franco Lo Piparo, I due carceri di Gramsci. La prigione fascista e il labirinto I due ccarceri di Gramsci. La prigione fascista e il labirinto comunistacomunista racconta i ruoli in questa storia di Piero Sraffa e della cognata di Gramsci Tatiana Schucht, vale a dire del suo più caro amico, che da Cambridge gli procura e invia libri in carcere, e dell’amica a lui più vicina, che mantiene i rapporti tra i due facendo pervenire a Sraffa le lettere e gli scritti di Gramsci: Lo Piparo lascia intendere che Gramsci forse non sa, anche se certamente dubita, che Sraffa invia a sua volta il tutto a Togliatti (e dunque a Mosca?).

Sraffa tradiva la fiducia di Gramsci? Che non lo sapeva ma ne comprendeva la probabilità e le ragioni? Sraffa vittima di un doppio vincolo di lealtà, in un momento storico in cui le vite individuali non potevano e non dovevano essere prioritariamente considerate?

Gramsci appare cosciente, nella lettura proposta da Lo Piparo, di dover tener conto, scrivendo, non solo della censura fascista ma anche della censura russa. In URSS infatti vive la famiglia di Gramsci, la moglie Julka (Giulia) Schucht e i figli, Delio e Giuliano: nella lettura di Lo Piparo, egli era dunque ristretto entro due carceri, quello fisico, fascista, e quello del comunismo reale, quale stava evolvendo in periodo staliniano, che non avrebbe accettato uno sviluppo non organico del suo pensiero politico.

Il dibattito è in atto e la figura di Gramsci pare al momento preda di richieste di appartenenze diverse, anche se è francamente difficile, e i suoi scritti lo confermano, ipotizzare rovesciamenti sostanziali del suo pensiero politico. Ma tutto questo nasconde la figura del filosofo, e il quadro delle relazioni che in Europa univano studiosi di diversa appartenenza.

E Sraffa, con Gramsci, discuteva prioritariamente di filosofia, di “grammatica”, una parte dei “Quaderni del carcere” è dedicata ai temi della lingua. Colloqui privati tra Sraffa e Amartya Sen su questo tema hanno portato a concludere che, involontariamente, senza consapevolezza della portata di ciò che immetteva nella conversazione con Wittgenstein, Sraffa portava a quest’ultimo ciò che a lui giungeva dalle conversazioni che teneva con Gramsci. Dice Sen: “E’ evidente che quella che a Wittgenstein sembrava una nuova idea, nella cerchia intellettuale a cui Sraffa e Gramsci appartenevano, era un comune argomento di discussione” (Sen, 2003).

Lo Piparo svolge una puntuale analisi filologica delle fonti per documentare questa sua tesi, il cui interesse, a mio parere, sta soprattutto, per l’appunto, nel ricostruire un mondo del pensiero che oltrepassava confini e barriere ideologiche, e che ha prodotto alcuni dei momenti più alti della filosofia del ‘900.

[i] Antonio Gramsci (22 gen. 1891 – 27 apr. 1937) fu arrestato dal governo fascista l’8 novembre del 1926 e rilasciato, in libertà provvisoria nel 1934. Al momento del suo arresto, era il segretario del Partito Comunista Italiano e uno dei maggiori esponenti del comunismo internazionale. Il partito comunista di Togliatti accreditò la falsa versione della morte in carcere di Gramsci – forse semplicemente per accreditarne la figura di martire del fascismo, “sorvolando” su una libertà che, dopotutto, Gramsci trascorreva per lo più in ospedale e che era comunque vigilata.

[ii] Piero Sraffa (Torino1898 – Cambridge 1983), fu un importante giurista ed economista italiano. Amico di Gramsci fin dai tempi in cui erano studenti a Torino, fu invitato da Keynes, che aveva conosciuto frequentando la London School of Economics, dove aveva conosciuto e stretto una grande amicizia anche con Ludwig Wittgenstein, ad assumere un incarico a Cambridge, che accettò al momento in cui le sue ascendenze ebree e la sua militanza a contatto con i comunisti italiani, lo mettevano in pericolo in Italia. Rimarrà a Cambridge tutta la vita.

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