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Recensioni e consigli di lettura

Un romanzo per gli amanti della matematica

 

 

Premessa

Questa breve recensione è stata pubblicata nel gennaio 2014.

Va da sé che, come ognuno di noi, amo i libri di cui consiglio la lettura e che, a mia volta, come di recente in questo caso, quasi sempre, rileggo; e sempre come tutti, non mi attendo che ogni mia proposta venga accolta: sarebbe ben strana cosa che coincidessero non solo i gusti personali, le aree di scelta, ma anche i momenti propizi per la lettura di uno specifico libro.

Sempre come ognuno di noi, provo piacere quando vedo che una mia proposta, nel tempo, trova periodicamente nuovi lettori; cosa da cui – vale sempre quanto premesso – neppure mi attendo debba seguire la lettura del libro proposto, ma solo un’attenzione, una gradita indicazione di interesse. Tanto più quando, non sapendo da parte di chi, non sapendo perché, registro che, a molta distanza da una recensione, una proposta che, magari, non era stata accolta da grande interesse, continua a sommare visite: mi dico, in questi casi che, per lui, per quel <libro-figlio> c’è speranza, particolarmente quando si tratta del figlio di un dio minore, dell’opera di un autore non celebre, non noto, o dimenticato, su cui ha magari scommesso, e magari perduto, una buona casa editrice.

Mi perdonerete, dunque, se ripropongo un libro, forse il primo o uno dei primi recensiti? Un libro molto interessante. Un libro, temo, in via di essere, almeno qui da noi, perduto.

Non lo farò spesso. Penso, tuttavia, che una – due volte l’anno, potrei farlo. La risposta, sull’opportunità o meno di questa scelta la darete voi. Potrei segnalare l’operazione, se e quando si ripeterà, con il titolo: “Scusatemi se insisto.” È ciò che, dopotutto, normalmente si fa quando si ricevono degli amici e si offre qualcosa. Delusi ma pronti a ricevere una disconferma alla nostra insistenza.

Buona lettura, dunque (anche del libro se possibile: non avrete a pentirvene).

 

certaambiguita_recensioneUna certa ambiguità. Romanzo matematico
Garauv Suri – Hartosh Singh Bal
Ed. Ponte alle Grazie 2008

Questo romanzo è stato editato nel 2008 e non ha avuto ristampe. Oggi credo non si trovi facilmente nelle librerie ma è tuttavia acquistabile online: io l’ho riacquistato, dopo averlo letto almeno tre volte, dato che, avendolo prestato, non desidero richiederlo in restituzione. L’ho riletto, con grande piacere, venendone nuovamente catturata. E’ un libro che, a partire dal narratore-protagonista, si sviluppa su più livelli, e su più protagonisti.
Romanzo di formazione, il protagonista-narratore è l’indiano Ravi Kapoor, che racconta, a partire dai suoi undici anni e dal modo in cui un nonno matematico ha saputo tramettergli l’amore per una materia solitamente vissuta dai ragazzi come arida e faticosa, il suo arrivo negli USA, all’Università di Stanford.
Qui, Ravi incontra un insegnante che cattura il suo interesse, riportandolo alla passione che il nonno gli aveva trasmesso. Si iscrive al corso “Pensare l’infinito”, tenuto dal professor Nico Aliprantis e con le lezioni inizia a svilupparsi il racconto matematico e filosofico dell’incontro-scontro dell’uomo con il limite, che si avvia a partire dall’ultima strofa di una bella poesia di Robert Frost:
Bello è il bosco, buio e profondo/ma io ho promesse da non tradire/Miglia da fare prima di dormire/Miglia da fare prima di dormire.”
Il professore aprirà il corso affermando “Dunque il nostro primo argomento è la bellezza. (……).” (Pag. 26), e risponderà, così, ad un’affermazione che Ravi aveva fatto su di sé, parlando dei suoi studi e del suo trascorso, e al momento perduto, amore per la matematica: “…Eccellevo in tutte le materie, ma in nessuna di esse scorgevo la bellezza” (pag. 17)
Nel contempo, Ravi viene a conoscere una storia della vita del nonno che, giovane visiting professor all’Università di Morisette, New Jersey, una credo inventata cittadina industriale della provincia americana, era stato carcerato per il reato di blasfemia, suscitando un caso giudiziario all’epoca e per il luogo molto controverso.
Così, entrano, con il protagonista principale Ravi, i coprotagonisti: il nonno, Vijay Sahni, che in seguito definirà se stesso come “un ateo ben disposto nei confronti di Dio” e il Giudice Taylor, incaricato di una perizia sul caso per stabilire se il professor Vijay Sahni avesse insultato la religione cristiana involontariamente, per ignoranza, o se il suo fosse stato un affronto consapevole e voluto.
Ravi, con l’aiuto di amici, si impegna a ricercare la documentazione necessaria a ricostruire cosa era capitato al nonno e a ricostruire la storia del rapporto tra il nonno e il Giudice Taylor, la storia dell’incontro-scontro tra un ateo e un fervente cristiano che si confrontano sulle proprie premesse, sulla validità dei postulati che costituiscono per ognuno il fondamento della vita.
Questa ricerca si intreccia con le lezioni, e queste ultime, che ripercorrono le scoperte dei grandi matematici, da Pitagora fino a Cantor e a Hilbert, si intrecciano con le storie di vita di questi ultimi attraverso l’invenzione di pagine di diari, che raccontano la passione della ricerca, la sua consustanzialità con la vita.
L’incontro-scontro tra Vijay Sani e il Giudice Taylor, tra il matematico ateo e il giurista profondamente cristiano diverrà una domanda e un’apertura di credito sulla possibilità di incontro tra religione e metodo matematico che si intreccerà, partendo da Euclide, con il tema affascinante dei postulati, della “bellezza” che insieme al consenso universale su di essi ne garantisce la “verità”.
Sarà la nascita delle geometrie non euclidee, con la parziale confutazione del quinto postulato di Euclide, fin dall’origine sospetto nei suoi termini di postulato, proprio per la mancanza di “bellezza” dell’enunciato, a palesare l’aprirsi di molteplici possibilità e la necessità di coltivare il dubbio e ascoltare le non certezze, il che, lungi dal far diventare le nostre vite prive di fondamento e travolte dal dubbio, rende la vita interessante, consentendoci di vedere e mantenere dei punti fondanti mentre si continua la ricerca e si incontra l’altro e i suoi diversi orizzonti.
Da leggere, e rileggere, assolutamente, per ricavarne un grande piacere, o per imparare a provarlo.

4 commenti su “Un romanzo per gli amanti della matematica

  1. ilmestieredileggereblog
    luglio 18, 2017

    Che bello! Io sono assolutamente favorevole alla tua proposta, anzi magari anziché due facciamo tre! Dico questo perché se dai cassetti emergono perle come questa, beh, tiriamole fuori! Dal tuo racconto, questo libro mi affascina, mi incuriosisce e quindi mi sa che lo cercherò. mi dispiace che non sia trovabile su carta perché non amo molto leggere su supporto informatico, però, se il libro merita, ovviamente si può fare lo sforzo. Buona giornata, Pina

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    • Ivana Daccò
      luglio 18, 2017

      Io l’ho ritrovato in carta. Penso si trovi ancora. In effetti un libro forse anomalo ma bello e istruttivo. Ideale anche per ragazzi, cui far scoprire davvero il fascino del pensiero matematico ma soprattutto la bellezza come crinterio di validità.
      Non credo che i due autori, o l’uno o l’altro, diventeranno degli autori importanti, forse più dei divulgatori, ma la capacità di sostenere una narrazione a più piani la possiedono tutta.
      Grazie della tua adesione.
      Ciao

      Liked by 1 persona

  2. tommasoaramaico
    luglio 18, 2017

    La bellezza come criterio di verità è prospettiva davvero interessante, la lega ad un percorso anche di natura morale e ne allarga incredibilmente gli orizzonti…del resto l’equazione (certo di matrice religiosa) fra vero, bello e buono ha una lunga storia. Libro interessante non solo per la storia che permette, ma anche perché invita a sradicare la verità dal miseria dell’utile e del calcolo statistico, restituendole il valore che le spetta.

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  3. Ivana Daccò
    luglio 18, 2017

    Un’equazione di matrice religiosa, dici? La filosofia greca la conosceva bene; anche se, certo, penso a Pitagora, ma anche al distantissimo Socrate, la valenza religiosa era sicuramente presente. Il fatto è che per noi, oggi, e da duemila anni, la parola religione si lega ad un concetto diverso, ad un’idea di unico dio, di trascendenza, di normatività. Ad un’idea, sopratttutto, di peccato, di divieti. L’inverso della bellezza
    Ma eccomi partita, e non è il caso.
    E’ così, la bellezza di questo libro, che se fossi un’insegnante di matematica in una prima superiore utilizzerei per aprire le lezioni e ricominciare tutto daccapo, sta proprio nel costituire la possibilità di percorso di cui dici tu; capace, avvicinando la bellezza, di aprire la strada ad un’idea di verità che la contenga e viva in fieri, costruendo lungo questo cammino una possibile vita buona.
    Questo libro mi ha fatto compagia anche quando non lo stavo leggendo; del genere, la notte, al momento di addormentarsi, nel bisogno di trovare un pensiero che cacci i pensieri del giorno, parrà strano, ma ripercorrere un bel teorema, provarsi con una riflessione sulla molteplicità degli infiniti, funziona, ed è mattina,, e si è dormito bene.
    Ciao, e grazie

    Liked by 1 persona

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