Tenterò di chiudere in un’atmosfera vacanziera questo agosto in cui avrei dovuto astenermi totalmente dalla scrittura su queste pagine. Vero è che non ne avevo preso impegno formale, nessuna sanzione prevista, ma a questo punto, avendo già in parte derogato, mi par giusto chiudere il mese con una chiacchierata di alleggerimento: diciamo con qualche libro da divano, meglio ancora da nanna dato che, per quanto mi riguarda, il lettino da spiaggia e l’ombrellone non sono mai stati luoghi elettivi per la lettura. Sotto l’ombrellone (che peraltro frequento poco) opto piuttosto per il giornale, la rivista; sempre ottima la Settimana Enigmistica.

Narrativa per ragazzi – la libraia virtuale junior

La libraia virtuale è tornata online in una nuova veste grafica.
Inaugura inoltre, da oggi, una Nuova Categoria
– LA LIBRAIA VIRTUALE JUNIOR –
che ospita la narrativa impropriamente ritenuta di interesse unicamente per bambini e ragazzi. Una narrativa che rappresenta una parte, talora anche molto importante, della letteratura di tutti i tempi.

Virginia Woolf, “Oggetti solidi. Tutti i racconti e altre prose”, Racconti edizioni, 2016. Traduzione di Adriana Bottini e Francesca Duranti

A cura di Liliana Rampello

 

 

Avevo già accennato a questo libro, (qui) che Racconti edizioni aveva proposto nel 2016; che mi era vergognosamente sfuggito.

È stata una lunga lettura, pagine che regalano tempo alla vita (e portano a interrompere le ferie: cui torno, credo).

Fernando Pessoa, “Lettere alla fidanzata”, Adelphi 2012

Con una testimonianza di Ophélia Queiroz

A cura di Antonio Tabucchi

 

Un prezioso piccolo Adelphi; una lettura che, per me, è stata una interruzione-inserto dentro il percorso (necessariamente lento) nel “Libro dell’inquietudine” di Bernardo Soares”, semi-eteronimo di Fernando Pessoa, il suo “Io mutilato”, a detta del suo ortonimo; il solo vero pseudonimo, forse, che ha anticipato gli eteronimi Alvaro da Campos, Ricardo Reis, Alberto Caeiro.

David Garnett, “La signora trasformata in volpe”, Adelphi 2020

Traduzione di Silvia Pareschi.

Con dodici illustrazioni di R.A. Garnett

 

Avevo già iniziato a raccontare di questo libro (qui). Ero incuriosita e pressata dalla voglia di leggerlo, subito, senza por tempo in mezzo. La sua storia editoriale; quel titolo accattivante; il mondo di Bloomsbury, che oggi temo faccia, ormai, un po’ radical chic – Virginia Woolf a parte, o meglio: senza di lei, chi lo ricorderebbe – ma insomma…concediamocelo. La mia generazione sarà forse l’ultima a conoscerne il fascino, un po’ romanzato, certo, a torto o a ragione.

È stato dunque bello tornare in libreria. Con mascherina, e pazienza, anche se non è un disturbo da poco. Ma è stato bello. Al punto da non potermi trattenere.

Ci sono dovuta tornare e tornare – sei gite nel tempo giusto di un mese; cercando, in librerie diverse, libri che nel, nel corso di questo tempo, mi avevano richiamato; alla ricerca di cose nuove che potessero sorprendermi; alla ricerca di quel tipico venir sorpresa che il tempo dentro una libreria porta con sé.

Anche se, e lo dico con dolore, sempre più con una qualche fatica che un tempo non conoscevo; con qualche delusione per libri non trovati, per libri dichiarati, impropriamente, defunti.

Ursula K. Le Guin, La saga di Terramare, Il mago, Mondadori 2013. Traduzione di Ilva Tron

 

È trascorso un certo tempo; ma per certi libri il tempo, fortunatamente non conta. Ed eccomi a rileggere La saga di Terramare, il cui primo libro, “Il mago” è stato pubblicato nel 1968, anticipato da due racconti che hanno, per così dire, aperto la strada alla saga.

Spesso appaiono inspiegabili le ragioni per cui si sceglie un libro da leggere”: così si apre il primo di tre articoli attraverso i quali zapgina, nel suo ottimo blog “Pensieri lib(e)ri” lo scorso anno ci aveva fatto entrare nel mondo fantastico di Ursula Le Guin (1929 – 2018), autrice fantasy e di fantascienza, scarsamente tradotta in Italia.

Ivy Compton-Burnett, “Il capofamiglia”, Fazi editore 2020. Traduzione di Manuela Francescon

 

Attendendo le prossime pubblicazioni, e traduzioni di libri di Ivy Compton-Burnett, appena terminata la lettura di “Il capofamiglia”, ho con molto piacere trovato tra i miei contatti due belle recensioni di questo romanzo (qui e qui). Con piacere, dico, e molto, perché si tratta di un’autrice, una grande del ‘900, che a lungo, e inspiegabilmente, era stata assente dai cataloghi delle CE italiane, con poche benemerite eccezioni che, viene da pensare, abbiano dovuto recedere dal proseguire a pubblicarla non avendo incomprensibilmente trovato riscontro da parte dei lettori.

Avevo raccontato, nel precedente “Avviso” (qui), l’uscita, in e-book, di una mia lunga fiaba per bambini: esito di attività nonnesche che, forse, sono state semplicemente, se non un alibi, il detonatore di un interesse che avevo sempre avuto e, stranamente, mai in precedenza messo a fuoco.

Il Paese di Chebello”, di cui avevo dato notizia a febbraio, era un e-book che ancora non disponeva della versione cartacea; e avrebbe dovuto esser seguito da una seconda fiaba, un seguito della prima – “La casa dello gnomo: nel Paese di Chebello” – in ottemperanza a una richiesta nipotesca da me subito colta: e dunque sono seguiti il secondo e-book e il secondo cartaceo.

Tornare in libreria, negli ultimi tempi, è stato qualcosa di speciale; qualcosa di anomalo; un’esperienza esaltante e insieme frustrante. È stato diverso. Dopo un’astinenza pesante, qualcosa ha messo a nudo quell’andare in luoghi del cuore, ben noti, familiari. Li ha rivelati in tutto il loro valore e in tutta la loro criticità.

Siamo tutti preda di una particolare forma di cecità selettiva verso i luoghi e gli oggetti che ci sono abituali; ne è controprova il fatto che, di ritorno da periodo di assenza abbastanza lungo, persino la nostra casa ci sembra diversa, con un qualche sentore di estraneità. Ci sembra un luogo di cui dover rinnovare la conoscenza, ristabilendola su basi diverse.

Elvis Malaj, “Il mare è rotondo”, Rizzoli 2020

Dalla Quarta di copertina:

“Elvis Malaj è nato in Albania nel 1990. A quindici anni si è trasferito ad Alessandria con la famiglia e oggi vive a Belluno. Ha esordito con la raccolta di racconti Dal tuo terrazzo si vede casa mia, selezionato al Premio Streg 2018″

 

Avevo atteso di rileggere questo autore, dopo i racconti di Dal tuo terrazzo si vede casa mia, (qui)   in cui Elvis Malaj già mostrava una struttura narrativa capace di ampio respiro, capace di catturare l’intero di un mondo e di una storia.