Stefania Auci, “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio”, Editrice Nord 2019

Da un anno questo romanzo è campione di vendite sul mercato italiano e non solo. Venduto, riferisce la casa editrice, in cinque paesi stranieri ancor prima della sua uscita italiana in libreria.

Vale a dire che si tratta di un romanzo sul quale la casa editrice ha scommesso, investendo sul suo lancio commerciale: e sul quale ha vinto.

L’autrice, non alle prime armi è (era) tuttavia non nota nel panorama letterario italiano. Riferisce lei stessa, in un’intervista, di scrivere ormai da dieci anni:

Anche in questo caso il titolo è fuorviante: più che mai. Lo uso, per assenza di alternative valide. Perché ho qualcosa, di personale, da raccontare.

È uscito in e-book una mia <fiaba-racconto lungo>, che ho scritto per i miei primi due nipoti – un tempo era stata una fiaba per i miei figli; ma le nonne funzionano meglio, in queste cose; con maggior professionalità.

“Il Paese di Chebello” era stata, a modo suo, un fiaba ecologista ante litteram. Oggi, è scritta per la lettura da parte dei nonni e dei genitori a bambini abbastanza grandi per desiderare, ed essere avviati, a testi più lunghi della fiaba classica; per essere letti a brevi puntate; o perché bambini in prima età scolare inizino a misurarsi con la lettura autonoma.

Età consigliata: 5 – 9 anni: un’età in cui c’è ancora il bisogno-piacere di incontrare la fiaba e la magia; quando i più grandicelli desiderano ancora, magari in privato, regredire un po’; quando c’è il bisogno-desiderio di incontrare storie appena un po’ più articolate senza, per questo, abbandonare la fatina dei denti – per allontanare il sospetto, ormai una quasi certezza faticosamente negata, dell’esistenza di Babbo Natale & co.

Marco Ubertini, “33”, Sperling & Kupfer 2020

Prefazione di Coez

Avviene, quando si è fortunate, di incrociare una importante opera prima. Avviene di ritrovarsi immerse in un libro, e in una storia, splendidamente condotti, da leggere non gradendo interruzioni e tuttavia senza fretta, per assaporarne la scrittura.

Un tema difficile: un percorso adolescenziale doloroso e affaticato, vissuto nella ribellione ad una famiglia che, come ogni famiglia, attraversa problemi; che non rinuncia ad accogliere, senza obbligare a rimanere; che consente l’esserci e il ritorno, rimanendo porto sicuro anche nella burrasca.

Buona Apocalisse a tutti!

Terry Pratchett & Neil Gaiman, “Good Omens. Le belle e accurate profezie di Agnes Nutter, strega“, Mondadori 2018

Così inizia questo romanzo, opera di Terry Pratchett e di Neil Gaiman

Stanno per arrivare Guerra, Carestia Morte e Inquinamento (la Peste non è più in auge ma è stata ben sostituita).

Una tematica perfetta, oggi, per questo romanzo, scritto a quattro mani nel lontano 1990.  Soprattutto perché, nonostante tutto, apre uno spiraglio alla salvezza.  Solo uno spiraglio, niente di più; ogni domani restava allora, per i nostri autori, comunque incerto: e tuttavia c’era. Non è poco. E oggi?

Johannes Gutenberg, Ritratto. Da: Wikipedia

Scopro, smanettando su Google, che il giornale più antico tuttora esistente sarebbe, oppure è, la Gazzetta di Mantova, fondata nel 1664, la cui nascita ha seguito di pochi anni quella del primo giornale in assoluto che fu la Einkommende Zeitungen, fondata nel 1650 a Lipsia dal libraio Timothäus Ritzsch come settimanale, e divenuta quotidiano nel 1660.

Davvero lunga la storia dei giornali; una di quelle che non ti pare possano mai chiudersi; del tipo iniziare la giornata con una tazzina di caffè e, per l’appunto, il giornale. Al bar, ancora per poco.

Biörn Larsson, “La lettera di Gertrud”, Iperborea, 2018

Traduzione di Katia De Marco

Avevo apprezzato, quasi un anno fa, la recensione di Pina Bertoli su questo libro, annotandomelo per leggerlo nel momento in cui il mio interesse per un tema che mi coinvolge profondamente avesse trovato il suo giusto tempo.

Ripropongo il libro, dunque, invitando anche a leggere la recensione che me lo ha indicato e che segnalo: qui

La storia: Martin Brenner, uno scienziato, genetista, sposato ad una ginecologa e padre di una bambina adorata, ha una vita serena e, a dirla con un termine d’uso, riuscita.

Un Nuovo Anno è iniziato: momento di bilanci e nuovi progetti; di lettura, beninteso, ma non solo.

I libri stanno nel mondo, interagiscono con il mondo; producono, modificano, pensieri e azioni. I libri parlano con noi e costruiscono percorsi, strade da percorrere per il nostro tempo. Sono, dunque, futuro – contengono ricerca e, con essa, speranza, progetto; un domani da vivere, non foss’altro per finir di leggere una storia.

Senza un futuro non c’è lettura: si è mai sentito di qualcuno che abbia atteso la propria morte leggendo? Che abbia detto aspetta un momento, fammi finire il capitolo?

Massimo Roscia, “La strage dei congiuntivi”, Èxòrma 2014

Avevo già accennato (qui) a questo romanzo che ora propongo in quanto, in modo solo apparentemente anomalo, lo ritengo particolarmente adatto al periodo natalizio; adatto ad esorcizzare, fantasmaticamente attuandola, una certa voglia omicida che…

Ora che il Natale è alle nostre spalle (non del tutto, permangono pastori in viaggio in attesa dei Re Magi, buoni ultimi; e della Befana, per i più piccini) lo possiamo dire: il Natale è un periodo ben strano, un periodo in cui chi ha bambini si salva, almeno in parte ma, per tutti gli altri (e per come vanno le cose in questo nostro disgraziato mondo), non c’è protezione.

Alice Cappagli, “Niente caffè per Spinoza”, Einaudi 2019

A fine anno solitamente mi ritrovo (come molti, credo) a riflettere sulle cose fatte, sulle cose che mi propongo di fare; a <profetare> su come va il mondo (dei libri e loro dintorni, ovviamente, non altro: almeno qui).

Quest’anno non sarà così. Sarà stata una breve malattia, una di quelle belle intense bronchiti che i fumatori curano quasi piacevolmente a libri e sigarette contate; sarà che, standosene a letto o, a scelta, sul divano, il pensiero si sente autorizzato alla vacanza (in senso etimologico); sta di fatto che chili di libri giusti per il momento mi hanno raggiunta. In massa.

Ho smesso di chiedermi come ciò avvenga. Avviene. E vi sono libri che chiedono di essere restituiti.

Romain Gary (Émile Ajar), “La vita davanti a sé”. Illustrato da Manuele Fior, Neri Pozza 2018. Prima edizione francese 1975

 

 “Per prima cosa vi posso dire che abitavamo al sesto piano senza ascensore e che per Madame Rosa, con tutti quei chili che si portava addosso e con due gambe sole, questa era una vera e propria ragione di vita quotidiana, con tutte le preoccupazioni e gli affanni. Ce lo ricordava ogni volta che non si lamentava per qualcos’altro, perché era anche ebrea. Neanche la sua salute era un granché e vi posso dire fin d’ora che una donna come lei avrebbe meritato un ascensore.”

Titolo, in questo caso, fuorviante: solitamente la dicitura preannuncia un’interruzione dell’attività del blog, causa occasioni vacanziere della libraia – la cui virtualità possiede il vantaggio non secondario di potersene andare lasciando gli scaffali a disposizione del pubblico; e in attesa di un bottino di ritorno.

In questo caso si tratta di un avviso, spero, di riapertura, con annessi nuovi arrivi sugli scaffali dopo oltre due settimane di assenza ingiustificata, con le dovute scuse per il mancato preavviso.

Posso dire che vivo giorni di lettura faticosa? Che necessitano di venir alleggeriti?

In corso di lettura diurna sta, formalmente al primo posto, Le benevoledi Jonathan Littell (lettura che proseguo, temo, con interruzioni e lentezza, forse più per cocciutaggine che per convinzione: ma non è ancora maturo il momento per parlarne).

Le interruzioni sono dedicate alla lettura di un vecchio Adelphi, frutto di un corposo e vario bottino, acquisito in quel di Parma, al “Libraccio”, un luogo che mi conduce a perdere di vista le finanze familiari per non dire del tempo di vita necessario a usufruire del bottino stesso.

Thekla Clark, “Mio due, mio doppio. Storia di W. H. Auden e Chester Kallman”, Adelphi 1999

J.R.R. Tolkien, “Il Signore degli anelli. Parte I. La compagnia dell’anello”, Bompiani 2019

Prefazione di J.R.R. Tolkien. Traduzione di Ottavio Fatica

 

Lettura senza sosta di un libro a lungo atteso: la nuova traduzione, di Ottavio Fatica, del capolavoro di Tolkien: per ora, della sua Prima Parte.

Ora – dopo una lettura segnata dall’ingordigia e, sicuramente, dalla difficoltà che sorge “tradendo” un vecchio amore (inevitabili, dovuti e “colpevoli” i confronti!) provo a restituire alcune impressioni, da lettrice.

Lawrence Ferlinghetti, “Scoppi urla risate”, Edizioni Sur 2019

Traduzione di Damiano Abeni

Con una Nota dell’editore, Marco Cassini

 

Un poeta: lo si legge per dare una forma al tempo che stiamo vivendo.

La poesia è concretezza di una nostra ora, di un luogo, ma anche dell’ovunque cui la nostra ora e il nostro luogo partecipano. Da incarnare.

Non si legge un poeta a caso.