Murakami, 1Q84Haruki Murakami, «1Q84» Libri 1, 2 e 3 – Einaudi 2011, 2012

Traduzione di Giorgio Amitrano

 

Ecco un romanzo che ho iniziato a leggere con una grande aspettativa. Attendevo – dopotutto, «1Q84» è stato presentato come il capolavoro, ad oggi, di Haruki Murakami – il piacere di immergermi in un gioco – un mondo – un’esperienza – che non mi avrebbe abbandonato in poche ore. Un mastodonte di libro, tutto per me, certificato sicuro.

Ho iniziato la lettura ed ecco, sì, nel libro primo c’era una storia che prometteva bene.

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Parco naturale storico archeologico del materano

In questo mese ho letto, ho scritto, ho passeggiato, ho scattato (abbiamo scattato) foto in giro per l’Italia, e ho lavorato al blog; il risultato è la nuova Pagina – dal titolo: Libri sugli scaffali – che potete trovare, se vi parrà utile, sulla home page, lato sinistro, tra le Pagine elencate sotto la lumachina.

Utile? Non so, lo spero.

Haruki Murakami
Haruki Murakami

Questa sarà – deve essere – la settimana della gita in libreria: da troppo tempo mi limito ad una entrata uscita veloce, ad un acquisto al volo, e sono addirittura in arretrato sull’acquisto di copia cartacea dei libri che, nell’urgenza, ho acquistato in e-book: un esempio per tutti: “Norvegian Wood” di Haruki Murakami, che sto leggendo. Sarà la prossima recensione, o una delle prossime.

La fine del mondo e il paese delle meraviglieHaruki Murakami, “La fine del mondo e il paese delle meraviglie”, Einaudi 2008

Che bel libro! Piacevolmente irritante e impossibile da lasciare, ad ogni “adesso basta!” che sorge dal cuore nel corso della lettura – dallo stomaco? dalla pancia? da <dentro>, comunque. E la lettura prosegue ossessiva e irrinunciabile.

Un libro che ti porta altrove, anche se alla fine non ne sei poi tanto sicura: racconta di un mondo – due “Città”, in effetti – dalle quali è stata eliminata l’interiorità delle persone che le abitano, ciò che Murakami chiama “il cuore”; e dunque, un libro che trasuda quel “cuore”, quell’interiorità, ad ogni riga. E ti porta ad intrecciare la nostalgia con il sorriso, e con l’amore, e con la gentilezza, e il carico dei ricordi senza i quali paradossalmente le spalle portano un peso insostenibile – e, ineluttabilmente, si piegano.