Jonathan Littell, “Le Benevole”, Einaudi

Traduzione di Margherita Botto

 

Ho finalmente portato a termine la lettura, a cui mi ero impegnata, di un libro che, nel corso degli ultimi quattro anni, mi ha altamente trattenuta e respinta; un libro che, dalla sua uscita nel lontano 2006, ha riscosso un grande e controverso interesse.

Un libro <pesante> per contenuti e per mole: 943 pagine sono molte, ma ci stanno tutte; e neppure si potrebbe dire che siano troppe considerando la scelta di cura ossessiva, di insistenza sui particolari con cui la storia viene sviluppata.

Un Nuovo Anno è iniziato: momento di bilanci e nuovi progetti; di lettura, beninteso, ma non solo.

I libri stanno nel mondo, interagiscono con il mondo; producono, modificano, pensieri e azioni. I libri parlano con noi e costruiscono percorsi, strade da percorrere per il nostro tempo. Sono, dunque, futuro – contengono ricerca e, con essa, speranza, progetto; un domani da vivere, non foss’altro per finir di leggere una storia.

Senza un futuro non c’è lettura: si è mai sentito di qualcuno che abbia atteso la propria morte leggendo? Che abbia detto aspetta un momento, fammi finire il capitolo?

Lawrence Ferlinghetti, “Scoppi urla risate”, Edizioni Sur 2019

Traduzione di Damiano Abeni

Con una Nota dell’editore, Marco Cassini

 

Un poeta: lo si legge per dare una forma al tempo che stiamo vivendo.

La poesia è concretezza di una nostra ora, di un luogo, ma anche dell’ovunque cui la nostra ora e il nostro luogo partecipano. Da incarnare.

Non si legge un poeta a caso.

Baudelaire fotografato da Étienne Carjat, circa 1862. Da: Wikipedia

Terminata la lettura di “Il narratore” di Walter Benjamin, mantengo un debito di restituzione di quest’opera sentendo, tuttavia, per un verso di averne già dato un’indicazione e che sarebbe, almeno al momento, inopportuno insistervi mentre, per altro verso, il libro è davvero interessante, denso di contenuti – in aggiunta, ben rilevati e riletti da Alessandro Baricco che, per altro verso ancora (lo dico sommessamente e solo dal mio punto di vista) ridonda e, forse, non sempre è condivisibile.

Vorrei riprendere da dove ero rimasta; dal pensiero sui libri capaci di superare il tempo. Al solito, è un tentativo per riconoscere, per trovare, un sentiero e non vagare, perduta, nel mio personale bosco dei libri, a rischio di incontrare il lupo – anche se, perché no: da un po di tempo gli incontri interessanti si rarefanno.

Come avevo cercato di dirlo, quel pensiero confuso? Dov’ero rimasta? Mentre fatico a tenere il segno.

Jonathan Littell, Le benevole

Jonathan Littell, “Le Benevole“, Einaudi 2014

Premetto che questa è una non-recensione. Perché non è possibile valutare un romanzo (un malloppone di quasi mille pagine)  di cui si è letto a malapena un quarto del tutto.

Vorrei, qui, proporre e condividere un dilemma: se sia ‘giusto’, e anzi ‘doveroso’ lasciare una lettura che, mentre costituisce un’esperienza faticosa e fonte di profondo disagio (dato dall’esperienza dello specchio, dal vedervi riflesso l’essere umano nel suo aspetto più nero), implica anche l’accettazione di premesse a mio parere moralmente non accettabili; un lettura che, in qualche modo, chiedendo di comprendere, in realtà chiede di colludere.

James DeanCaldo: tanto, troppo, quantomeno per chi, come me, non lo ama. Il libro che sto leggendo è interessante e anche adatto, sì, può essere letto un po’ a spezzoni, anzi, è la sua cifra: il che, con queste temperature, va bene.

Wu Ming 1, “Cent’anni a Nordest. Viaggio tra i fantasmi della guera granda”, Rizzoli 2015. Il tema degli esiti, ancora operanti, delle grandi guerre del ‘900, in particolare per il territorio del nord-est italiano, aperto dal libro di Paolo Rumiz, mi sta ancora trattenendo, altri aspetti dello stesso tema.

Una lettura particolare, una riflessione che, partendo dalla grande guerra e dalla fine dei grandi imperi, correla fatti, resoconti di avvenimenti recenti, apparentemente i più diversi; costruisce ipotesi di lettura, avanza suggestioni.