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Recensioni e consigli di lettura

Le gite in libreria non finiscono mai

La paura del laicoOra, vorrei ritornare sul tema “Librerie”, già trattato in passato, per parlare, nel mio piccolo, dei mutamenti che sta avendo il mercato del libro. Mi piacerebbe un confronto, per capire se sono preda di ubbie o se quello che vedo accadere è reale.

Mentre da ogni parte si parla della difficoltà delle librerie a sopravvivere, a me pare si sia in presenza di qualcosa di diverso, di un mutamento del target cui si rivolge il mercato del libro, che sta espellendo dalle librerie ‘Il Lettore’. Contraddizione in termini, mi direte. Beh, per quello che vale, Conan Doyle faceva dire a Sherlock Holmes che “dopo aver eliminato l’impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità”.

E dunque, fatto salvo il fatto che non sono certo i librai a voler questo esito, vittime con i loro clienti di scelte di mercato, di cambiamenti di struttura della produzione, di cose così (la mia terminologia è sicuramente quanto di più vago generico e confuso sia possibile ma spero ci si capisca) temo che le librerie si trovino in una difficoltà che non sta provocando solo dolorose chiusure ma sta provocando la trasformazione delle librerie in qualcos’altro. Naturalmente, ci sono quelle che resistono, meravigliose. Per quanto tempo ci riusciranno non è dato sapere.

Difficile sfuggire la sensazione che le librerie vengano spinte, invitate, pena il fallimento, a diventare negozi di un nuovo tipo, mini o super market di ‘oggetti a stampa’, che venderanno libri, certo, ma privi della sostanza che rende il libro tale. Si tratterà appunto di ‘oggetti a stampa’ che non avranno lo scopo di veicolare saperi, di trasmettere e conservare la conoscenza umana – in tutti i campi, compresi quelli della fantasia e delle emozioni – e che potranno chiamarsi libri unicamente in quanto “Complesso di fogli della stessa misura, stampati o manoscritti, e cuciti insieme così da formare un volume, fornito di copertina o rilegato” (Treccani.it: definizione di libro, punto 1a).

I miei giri in libreria, ovviamente, continuano, ma non posso non accorgermi che, sempre più, faccio riferimento all’acquisto on line perché, in libreria, non riesco più a cercare e trovare l’albero nella foresta, la pianta di papiro tra i rovi, salvo l’evenienza di essere entrata per acquistare unicamente ‘quel’ preciso libro.

Ne ho già parlato ma provo a ripetermi, in estrema sintesi: si entra in libreria non sempre, e non solo, per acquistare ‘quel’ e solo ‘quel’ preciso libro. Si cercano le novità editoriali, non solo delle maggiori case editrici, o interessanti riedizioni di autori e opere accreditate nel tempo o – perché no – riscoperte di libri che, non avendo ricevuto al tempo in cui erano stati editati una giusta considerazione, vengono opportunamente riproposti (un esempio è “Stoner” il romanzo di John E. Williams, edito dall’editore Fazi nel 2012). Si entra in libreria per essere indirizzati, consigliati, cosa che può avvenire se, e solo se, si è creato un rapporto libraio-cliente che consenta la relazione.

Mi capita, ormai, di rientrare da una ‘gita in libreria’ con un misero unico libro acquistato senza vera convinzione, per il fatto che è, per me, triste, ritornarmene a casa senza bottino.

Fino a sei mesi fa, un tempo-esempio, tanto per dare un ordine di grandezza, questo non mi accadeva. Era per me addirittura impensabile. Dalla libreria io uscivo con la mia scorta di libri per un mese. Certo, entravo avendo anche una piccola lista di possibili acquisti, di ipotesi da verificare prendendo in mano il libro, leggendone l’incipit, qualche pagina, confrontandolo con qualcos’altro che trovavo, per poi uscire anche con qualcosa della mia originaria lista ma, probabilmente, con altro che era stato preferito.

Ora, essendo evidente che qualcosa non è accaduto, improvvisamente, un brutto giorno, posso solo dedurne il superamento di una linea di demarcazione, un lento e progressivo mutamento di funzione delle librerie, nei modi di funzionamento dei canali attraverso i quali si realizza, orientandola, la distribuzione, cose così, immagino: ed ecco la percezione che ci si stia avvicinando a una linea di non ritorno.

Mi resta solo il ‘mostrare’ ciò che avviene. Ho appena individuato (on line) un libro che desidero, e che mi propongo di cercare in libreria perché il maneggiare quell’oggetto, quel tipo di carta, quella consistenza della copertina, il poter esaminare quei caratteri di stampa, e il poterne iniziare una breve lettura d’assaggio, fanno tutta la differenza. Ma questo significa che, ora è sabato sera, per bene che vada, potrò andare in libreria lunedì pomeriggio, forse martedì; il libro è un Bollati Boringhieri e dunque lo dovrei trovare. Il costo: 22 euro, dice il sito dell’editore. Vediamo: in e-book costa 10,99 euro, e vedi un po’, on line trovo anche il libro a 15,33 euro: questo significa che, in e-book, posso averlo subito e poi se, e solo se, il libro mi sarà piaciuto veramente, provvederò anche al suo acquisto (necessario, l’e-book è uno strumento di lettura non un libro).

Finirà facilmente con l’acquisto dell’e-book, e il libro sarà acquistato in seguito, on line per contenere i costi, se e solo se le mie aspettative su quel libro saranno state confermate dalla lettura. Il costo totale risulterà un po’ più elevato ma ciò sarà compensato ampiamente dall’immediatezza della possibilità di lettura e dall’aver ridotto globalmente i costi evitando acquisti non essenziali per non parlare del problema dell’accumulo e dello spazio in casa.

Il libro in oggetto è “L’istinto di narrare” di Jonathan Gottschall, Bollati Boringhieri. Vedremo. Per stasera, sto completando la lettura di “L’invenzione della solitudine” di Paul Auster (prossima recensione). In corso di lettura c’è anche “La paura del laico” di Roberto Escobar.

Ora, sento le voci: …superficiale… il problema è ben altro, …. non ti rendi conto del fatto che ……

Tutto giusto ma, se ad avere questo problema (produzione, distribuzione, prezzo di mercato, ecc.) fossero dei salami, sono certa che ‘il mercato’ avrebbe già provveduto a risolverlo. E dunque, pur sperando sempre, non posso evitare il timore che, se il potente mercato non risolve il problema, ciò significa che il ‘mercato’ vuole che le cose vadano proprio così. Stupido, autolesionista sul lungo termine, ma oggi del lungo termine sembra non importare più nulla a nessuno, sembra non si capisca che il lungo termine arriverà e poi si piangerà (ma forse piangerà qualcun altro. Non i signori del mercato)

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