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“Perché gli dei hanno bisogno di fede. E gli uomini hanno bisogno di dei”

Pratchett, Tartarughe divineTerry Pratchett, “Tartarughe divine”, Salani Editore 2011

Traduzione di Valentina Daniele

 “Ora, osserviamo la tartaruga e l’aquila”: Terry Pratchett si appresta a raccontarci la sua storia e apre con una riflessione, da condividere con il lettore, sul modo in cui l’aquila si dà un gran da fare per catturare e mangiare la tartaruga. Prosegue, sempre conversando con noi che leggiamo, con una riflessione sul senso della filosofia, e sull’importanza della Storia, quella con la maiuscola: poche righe, quel genere di osservazioni che si fanno in una chiacchierata tra amici quando, seduti comodamente in poltrona, ci si scambiano pareri sulle cose del mondo.

“Una delle domande filosofiche ricorrenti è: “Un albero che cade nella foresta fa rumore anche se non c’è nessuno in ascolto?”

Il che la dice lunga sulla natura dei filosofi, perché nella foresta c’è sempre qualcuno. Può essere un semplice tasso, o uno scoiattolo un po’ sconcertato dal paesaggio che si sposta verso l’alto, ma ‘qualcuno’ c’è. Al limite, se fosse proprio nel cuore della foresta, lo sentirebbero milioni di piccoli dei”

E prosegue: “Le cose capitano, una dopo l’altra. A loro non importa chi lo sa. Ma la ‘Storia’…ah, la Storia è diversa. La Storia va osservata, altrimenti non è Storia, ma solo…beh, cose che capitano una dopo l’altra”.

E la storia (con la minuscola), questa storia, comincia: così, dialogando, in tono lieve. E si ride. Proprio come in una bella chiacchierata tra amici, in cui si potrebbe persino interrompere il narratore, inserire delle osservazioni. Si sente di essere in compagnia. Si sente la voce del narratore. E altre voci, possibili.

Vita dura, da sempre, per i piccoli dei, costretti a guadagnare con fatica i loro fedeli per mantenersi tali: si sa, senza fedeli gli dei muoiono. Per fortuna, c’è sempre, da qualche parte, un semplice che, di fronte ad un piccolo accadimento positivo (conosciamo tutti il genere: la pecora perduta viene ritrovata) si affretta a costruire un tumulo di sassi per ringraziare il dio che sovrintende al beneficio ottenuto. Poco, tuttavia, troppo poco, e la vita del piccolo dio permane a grande rischio.

Per non dire del rischio costituito da un potente avversario, quale il dio Om, adorato e onorato nella città di Kom, capitale dello Stato di Omnia, al punto da aver instaurato negli abitanti la credenza di essere il solo e unico dio; e da aver al suo servizio una Chiesa potente che, con la sua casta sacerdotale, le sue leggi, e soprattutto la potente “Quisizione”, domina e perseguita gli abitanti.

Nella città di Kom, culla della religione omniana, si sta aspettando che si riveli l’Ottavo Profeta, come predetto da una profezia, mentre il dio Om, solitamente rappresentato come un enorme toro, o un grande cigno, o cose simili, si trova ridotto alla forma di una piccola tartaruga. Gli abitanti di Omnia infatti fingono, ormai, di credere in lui, ma in realtà non possiedono più una vera fede.

Oltretutto, catturato da un’aquila, Om viene lasciato cadere da grande altezza: è il modo che permette alle aquile di rompere il carapace della tartaruga e mangiarsela. Fortunatamente, cade sul morbido e proprio nell’orto dove, intento a zappare, si trova l’eroe della storia, il giovane novizio Brutha che, anche se non lo sa, è ‘Il Prescelto’, l’atteso Ottavo Profeta.

Nella sua semplicità, per non dire semplicioneria, Brutha è ormai l’unico, in Kom, a possedere una forte e sincera fede. E il dio Om – una tartaruga ammaccata e sempre minacciata dall’aquila che la cerca per mangiarsela, e nelle sue condizioni di dio che non possiede più chi creda veramente in lui – lo chiama, si rivolge a lui per aiuto. Psst!”

Tredicesimo libro della saga “Mondo Disco” che conta 41 libri, questo romanzo ha il pregio di essere una storia a sé, che si legge senza bisogno di conoscere i precedenti romanzi; ed è una storia imperdibile, non solo per i cultori del genere fantasy nel quale l’opera di Pratchett è collocata – segmento, se così si può dire, “fantasy umoristico”.

Occorre dire che, se di fantasy si tratta, ciò non toglie che la storia abbia caratteristiche che interessano altre aree, a partire da quella del pensiero filosofico, oltre a potersi collocare benissimo nel contesto dell’utopia satirica, con un di più di calore umano che pervade ogni pagina, persino le descrizioni degli strumenti di tortura che la ‘Quisizione’ pone in atto per i colpevoli di eresia (o, comunque, per coloro che, con l’accusa di eresia, possono venir incarcerati e torturati per meglio infondere la fede nel popolo); per non dire della disumanità, molto umana, infantile e cattivella, del dio Om cui nulla importa della vita dei suoi fedeli, ma che cerca, attraverso Brutha e la sua fede, di salvarsi recuperando nuovi adepti, mentre i suoi poteri sono ormai al lumicino.

La storia si dipana portando il lettore a Efebe, altra città del Mondo Disco, retta da un ‘tiranno democraticamente eletto’, dove si crede che il mondo sia un disco sostenuto da quattro giganteschi elefanti che poggiano sul carapace di una tartaruga; e non, come a Kom, che il mondo sia una palla che ruota intorno al Sole. Ma a Efebe si può, pare, anche credere ciò che si vuole. E anche cambiare idea. A Efebe ci sono filosofi, ci sono atei, e si discute ma, soprattutto, si è stanchi di subire le prepotenze di Omnia che vorrebbe conquistare altre città al proprio dio e al proprio potere e, a tal fine, provoca guerre  con i più vari pretesti.

Così, la storia ci porterà, di personaggio in personaggio, a conoscere (molto bene!) Vorbis, il capo della Quisizione che porterà con sé Brutha nella città di Efebe, per un falso incontro diplomatico teso alla pace; e Didactylos, un filosofo molto interessante; e l’ateo Sergente Simony, oppositore di ogni religione.

E, sempre conversando e ascoltando una storia, gusteremo digressioni filosofiche leggere e molto, molto importanti; e pezzi di storia – del Mondo Disco, certo, ma sempre di Storia si tratta: ad esempio quella dell’incendio della Biblioteca di Efebe, anche se “Questo non ha niente a che fare con la storia (‘s’ minuscola, badare bene!). E nemmeno il fatto che qualche tempo dopo le pergamene che si credevano distrutte nel Grande Incendio della Biblioteca di Efebe comparvero in condizioni più che discrete nella Biblioteca dell’Università Invisibile di Ankh-Morpork”.

La storia (s minuscola) e la chiacchierata proseguono. Con il dio Om che, nascosto nelle tasche di Brutha, è partecipe dell’avventuroso viaggio, incontreremo alcuni curiosi piccoli dei. Da questi incontri, un dio Om sempre più preoccupato arriverà a comprendere l’importanza che gli umani e i loro destini rivestono per lui. Comprenderà il rischio della concorrenza: di altri dei, di teorie che lo escludono e contro le quali, privo di poteri, nulla potrebbe se continuasse a disinteressarsi della vita degli uomini, interrelata alla sua e a quella dei milioni di suoi simili, “perché gli dei hanno bisogno di fede. E gli uomini hanno bisogno di dei.

Conosceremo, soprattutto all’inizio e alla fine della storia, il monaco Lu-Tze che, mentre spazza i vari luoghi della città, si occupa e preoccupa di fare in modo che la storia giunga al suo giusto compimento, con la rivelazione del ‘vero’ ottavo Profeta e con tutti felici e contenti. Ognuno a modo suo e per quanto gli compete.

Un commento su ““Perché gli dei hanno bisogno di fede. E gli uomini hanno bisogno di dei”

  1. Alessandra
    novembre 30, 2015

    Un autore di cui ho sentito parlare più volte bene, ma nei confronti del quale sono ancora oggi restia, forse perché non amo in modo particolare il genere fantasy. Però se dici che ci sono dei tratti filosofici e sarcastici nel romanzo, forse potrebbe anche interessarmi. Mi è piaciuta molto l’ultima frase inserita nel post, quella che dice che gli dei, per poter esistere, hanno bisogno di fede, e che gli uomini, per poter continuare a vivere, hanno bisogno di dei.

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