Sono inciampata su di un libro, per la precisione su di un e-book, che mi ha incuriosito per la sua atipicità:
AA. VV, “E cosy sia”, Giallo Mondadori 2024.
Il Giallo Mondadori, la sua copertina, la sua distribuzione in edicola, (temo ancora per poco) rappresenta, dal 1929, una certezza: di genere e di qualità.
Si tratta, in questo caso, di una raccolta di racconti gialli, di autrici/autori italiani che si intervistano reciprocamente nel merito dello scrivere “gialli confortevoli”: “Cosy crime”, per l’appunto.
Ora: ero forse la sola a non conoscere il nome – “Cosy crime” – di un, per così dire, nuovo (?) genere del romanzo giallo che, nell’ultimo decennio, e negli ultimi anni con grande accelerazione, sta invadendo l’offerta di lettura da intrattenimento (buona e meno buona, talvolta ottima)?
Che una certa, relativamente nuova, tipologia di giallo abbia invaso l’editoria di genere è noto a tutti; e il fenomeno, pur dai contorni incerti, chiede di venir incasellato in una propria categoria.
Per quanto poco ciò significhi, va detto. È ben chiaro: ci sono i grandi capolavori della letteratura – a che genere appartengono “Guerra e Pace” e “Infinite jest”? E i romanzi di Virginia Woolf? Non credo che la risposta possa essere, rispettivamente, Romanzo storico e Romanzo postmoderno, mentre la Woolf, vedi un po’, permarrà a sé.
C’erano (ci sono) i Romanzi Popolari (tra i quali si annoverano dei capolavori. Non da oggi. Vogliamo parlare del Decameron di Giovanni Boccaccio (che ha dato sostegno, a distanza di oltre seicento anni, al mio lockdown, nel periodo Covid, e che ho cercato di condividere in queste pagine)? O dei grandi romanzi d’appendice dell’800 francese?
Non ci sono generi letterari di qualità e generi letterari che, per loro natura, raccolgono libri scadenti. Ogni genere ha espresso capolavori così come opere da cestinare.
Ora, pur nei cambiamenti che, nel tempo, il giallo investigativo ha vissuto, per il Giallo Mondadori questo nuovo genere rappresenta una piccola forma di rottura: un rinnovamento.
Il genere che oggi chiamiamo “cosy” (scopro) è da tempo ampiamente diffuso. Diverse piccole e medie Case Editrici hanno investito su questo genere che ora, a quanto pare, viene consacrato attraverso l’imposizione di un nome – certificazione di qualità – da parte di una Collana del poliziesco blasonata al punto da aver dato, in Italia, il proprio nome al genere stesso: il Giallo.
Bello anche il titolo che pare dirci, un po’ rassegnandosi al tempo che cambia e ai costumi che cambiano, un po’ esultando: E così sia!
Nel blog del Giallo Mondadori leggiamo:
“(…) La formula del cosy crime (…) fa volentieri a meno dei dettagli cruenti, della tensione o delle periferie degradate tipiche del thriller e del noir, e non necessita neppure di un vero e proprio ispettore di polizia che conduca l’indagine.
Ci porta invece nella dimensione più lenta e a misura d’uomo delle piccole comunità e della vita di provincia, si limita alle informazioni essenziali del crimine, senza scavare nel torbido o insistere sui dettagli morbosi, e spesso racconta indagini condotte da investigatori amatoriali, che si trovano coinvolti loro malgrado nei misteri dai loro conoscenti.” (Qui)
Mondadori sceglie dunque, con un prodotto un po’ sottotono ma che rappresenta pur sempre una novità, di imprimere una nuova rotta alla sua storica collana di settimanali, dal 1929 ad oggi caratterizzata, nei suoi tanti sottogeneri (giallo deduttivo, thriller, con la sottospecie del legal thriller; hard boiled, spionaggio…) dal “giallo investigativo” classico?
Nel chiedercelo, occorre ricordare che il Giallo Mondadori, in vista del suo 90° anno di vita, è stato una pubblicazione che ha condotto alla lettura di massa gli italiani recalcitranti; e a una lettura di buon livello.
Occorrerà ascrivere a grande merito di Mondadori, su questo fronte, anche la pubblicazione, con diffusione settimanale in edicola, e dunque a prezzo accessibile, degli Oscar – prima pubblicazione “Addio alle armi”, uscito il 27 aprile 1965 – che completarono l’opera avviata con il Giallo attraverso l’offerta, a prezzi accessibili, dei grandi romanzi contemporanei.
Va detto: se le cose stanno così e Mondadori ha deciso di “rimodernare” il giallo nazionale, settimanale, distribuito in edicola, dobbiamo dire che sta facendo – farà? – una buona scelta, pure se (possiamo dirlo?) arrivando forse in ritardo.
È compito dell’Editoria farsi carico, anche, di un’attività di educazione degli adulti? Diciamo di un’educazione permanente; di quella formazione che, a partire da una buona scolarizzazione di base di una popolazione, fa sì che venga perseguita e assicurata la formazione, anche, di adulti competenti nel tempo che cambia. Perché poi, nel seguire una storia – e va benissimo un crime a tenere alta l’attenzione del lettore – il libro ci porterà conoscenze diverse, che la storia veicola; informazioni, relazioni ad altri libri, a mondi del pensiero che non sono i nostri, a informazioni sul nostro mondo che ci aiutano ad articolarne la complessità. Tanto per dire: Alice Basso insegna.
Per far vivere, in un tempo non troppo lontano, la nostra neonata democrazia era stato necessario disporre di cittadini – non più sudditi – capaci di esercitare in proprio la funzione legislativa e di governo, non solo attraverso il voto ma soprattutto con la partecipazione alla vita politica, esercitata in modo consapevole, culturalmente attrezzata.
Una democrazia, per vivere, richiede una classe intellettuale che comprenda l’intera popolazione. Non sta scritto a caso “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. …e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”
Ed ecco: la lettura – e in particolar modo di narrativa – è lo strumento principe per entrare in possesso delle parole necessarie a formare un proprio pensiero, ad esprimerlo e sostenerne un confronto; e le storie sono lo strumento per conoscere altri tempi, altri mondi, altri contesti sociali; sono lo strumento per conoscere se stessi e il mondo; per esercitare, con la fantasia, il pensiero, fornendogli struttura.
Una buona narrativa di intrattenimento non contiene solo storielle per divertire, incuriosire, far sognare: contiene informazioni, conoscenza, di noi stessi e del nostro prossimo, vicino e lontano; arricchisce la nostra capacità di relazione facendoci scoprire che la distanza tra popoli, comunità, gruppi, individui, è ciò che consente la relazione.
Se nel giallo ci si diverte e ci si esercita a trovare l’assassino, poi, nel nostro mondo quotidiano, si scopre di aver imparato a cercare soprattutto soluzioni ai problemi, e non solo “colpevoli” – possibilmente immigrati, supposti lontani e diversi da noi – evitando lo scorno di incontrare, in tale ricerca, uno specchio.
Scusatemi: temo che non cancellerò queste righe come solitamente farei prima di schiacciare il testo “pubblica”. Pazienza, per voi e per me.
Ora, tuttavia, dopo aver un po’ blaterato sui massimi sistemi, dovrò pur dire qualcosa su questo libro; innanzitutto sulla sua, vorrei dire, anomala struttura.
Innanzitutto, va pure detto che non si presenta come un capolavoro del genere “crime”, cosy o meno, confortevole o meno, pur regalandoci qualche ora di piacevole lettura. Gli autori:
Francois Morlupi, Maria Elisa Eloisi, Antonio Paolacci e Paola Ronco, Cristina Aicardi e Ferdinando Pastori, Nora Venturini, Valeria Corciolani, Lucia Tilde Ingrosso, Serena Venditto, Paolo Regina, Alice Basso e Barbara Perna.
Ogni racconto è, inoltre, anticipato da una intervista all’autore condotta dall’autore del racconto che precede. Interessante; frutto di un lavoro di gruppo.
Alcuni (pochi) di questi autori mi restano da scoprire (e provvederò, per il benessere delle mie notti). Molti altri ce ne sono; molti, anche molto noti, i cui lavori, oggi, potrebbero, o potranno, essere ascritti al genere. O anche no: alla fine di tutto, ciò che distingue un libro dall’altro è la qualità, di forma e contenuto, della scrittura. E questi racconti sono di buona qualità: la Collana, di suo, lo certifica.
A cura di Barbara Perna il libro si apre con una sua introduzione dal titolo “L’irresistibile leggerezza del cosy crime”.
“Siamo in un momento storico in cui abbiamo sempre molto bisogno di classificare, definire, catalogare tutto: dal pensiero, all’orientamento sessuale, ai gusti alimentari. Figurarsi se si può scrivere un romanzo che non appartenga con chiarezza a un genere. Impossibile. C’è bisogno di uno scaffale preciso in cui essere inseriti. L’editoria lo esige, il libraio lo pretende, il lettore ne sente il bisogno”.
A questa Introduzione segue una Prefazione di Alice Basso, dal titolo “Piccolo manuale di sopravvivenza per amanti del cosy crime”.
Strana cosa, vero? Presentazione e Prefazione, a casa mia, sono sinonimi. Senonché, il pezzo di Alice Basso è, forse, qualcosa di diverso dalla pur interessante “Presentazione” della collega.
La Prefazione di Alice Basso si presenta come una chiacchierata sul filo dell’ironia sul tema “narrativa da intrattenimento / narrativa <vera>”.
Il tema viene argomentato con leggerezza, per il divertimento di chi legge (ma non poteva essere diversamente, se chi scrive è Alice Basso) per mezzo di un raccontino-dialogo tra una lei, voce narrante, lettrice di cosy crime, e un lui, tale Filippo, ragionevolmente belloccio come, si suppone, la nostra lei.
I due, impegnati a ingurgitare pasta fredda e tartine ad un party aziendale, si scopriranno motivati all’incontro da un reciproco interesse che possiamo supporre di area ormonale.
Ed ecco che il tal Filippo, mentre il dialogo è scivolato sul ti piace / cosa ti piace leggere / cosa stai leggendo, snobba autori di cosy crime apprezzati da lei, qualificando le loro opere come “di scarso spessore”.
Ne segue una argomentazione, da parte di lei, al termine della quale, al bel Filippo “andrà di traverso lo snobismo.”
Nulla si sa dell’ormone. Non era in tema.
La chiusura sarà “Facciamoci una risata e godiamoci il buffet.”
Ed ecco sdoganato il genere, ammesso che ce ne fosse bisogno.



