“Ho fatto un sogno: ho sognato, per un attimo orrendo, di possedere un grande fusto di ferro dove porre i miei libri e dar loro fuoco…per la mia salute mentale.”

Ho scritto queste parole, quasi distrattamente, en passant, a Benny, di “Il verbo leggere”, all’interno di un commento a una sua recensione molto interessante (qui).

Possiamo ben chiamarla una comunità, quella che si esercita sui nostri blog a scambiare libri, recensioni, proposte di lettura; a parlare di libri acquistati, portati a casa dalla biblioteca comunale; posseduti e amati; riletti più volte; dimenticati e riemersi, talvolta da un lungo oblio.

Stiracchiando il termine, esistono elementi per definire un cosiffatto insieme di persone una “comunità”: Controllo il lemma. Il Treccani elenca una miriade di esempi (comunità statuale, locale, nazionale, internazionale; religiosa, terapeutica, familiare e così via) ognuno contrassegnato tuttavia da una formalizzazione che, ovviamente, non ci appartiene.

Libreria Santi Quaranta di TrevisoIl fatto che, pensando a ciò che sta succedendo nel mondo del libro – e non solo nel breve momento attuale, in Italia – io mi sia trovata a rileggere, e proporre, “Fahrenheit 451. Il tempo della Fenice”, è evidentemente non casuale. Neppure programmato, ma si tratta certamente di un libro che viene al punto, come si dice.

Non so bene come potrò proseguire, per la verità; so che ho in testa tante cose, meglio, la sensazione che ci siano tante cose su cui riflettere, e trovo difficoltà a metterle a fuoco, dentro un discorso organico. Così, scelgo, quale metodo, il lasciare che sulla carta, scrivendo, le domande e i pensieri si formino, partendo dalla domanda che ho posto e mi sono posta nel titolo dell’ultima chiacchierata: “Chi sceglie cosa noi vogliamo leggere?”

Fahrenheit 451Ray Bradbury, “Fahrenheit 451 (Gli anni della Fenice)”, Mondadori, Oscar settimanali 1966

“Ricordo i giornali che morivano come immense falene! Non c’è stato un cane che li abbia rimpianti! Nessuno ne ha sentito mai la mancanza. Dopo di che il Governo, vedendo quali vantaggi si avessero con un popolo che amava leggere solo di labbra appassionatamente bacianti e di violenti pugni nello stomaco, ha cristallizzato la situazione coi vostri mangiatori di fuoco.”

E’ Granger che parla, il capo dei fuggiaschi ‘uomini-libro’ che vivono nascosti lungo il fiume, nella campagna abbandonata. Granger e i suoi accoglieranno Montag, l’eroe di questo romanzo, tra i fuorilegge, dandogli rifugio e salvezza alla fine di una storia che era iniziata con il suo rientro a casa, al termine di una soddisfacente giornata di lavoro.

J. Mainard Keynes. Speranze tradite 1883 - 1920Ho infine ho compiuto la mia gita in libreria in modo soddisfacente. Si trattava di scegliere una libreria, se vogliamo definirla così, di nicchia, pregevole: Editrice SS Quaranta di Treviso. Ne ho ricavato un bottino originale. Val la pena di farne la storia, partendo da una premessa: questa libreria tiene anche vecchie scelte edizioni di libri che non si trovano più, o si trovano con difficoltà, o sono edizioni fuori commercio.

Entro nella libreria, che è molto piccola, per cui si incontra immediatamente il banchetto dei libri: e infatti l’occhio trova subito un bel volumone, Bollati Boringhieri, 500 pagine, sovracopertina bianca, titolo “John Maynard Keynes. Speranze tradite. 1883 – 1920” di Robert Skidelsky. E in questi giorni io sto leggendo, di Keynes,Il grande crollo”: lettura pomeridiana, di grande soddisfazione.