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Recensioni e consigli di lettura

E a proposito di editoria: chi sceglie cosa noi vogliamo leggere?

Enormi cambiamenti all'ultimo momentoMi sto facendo alcune domande: a proposito di Case Editrici Italiane – ho accennato al tema nell’ultimo Parliamone (Maggio: ai libri e agli editori capitano tante cose) – ma anche a proposito di attività quali quella di recensire, proporre la lettura di un libro.

Partendo dal primo tema: ho dato una scorsa alle Case Editrici dei libri che ho proposto. Ero curiosa di vedere se si evidenziavano significative prevalenze o esclusioni, cose così.

Si tratta di 22 Case editrici per, ad oggi, 56 libri (anche se i libri proposti sono in numero maggiore; di alcuni ho scritto, proponendone la lettura, commentandoli brevemente in questa rubrica, senza recensirli). Sono stati scelti in base, come spesso detto, al mio apprezzamento e al fatto che ‘uno tira l’altro’, al fatto che gli argomenti, gli autori, si richiamano, o per un consiglio ricevuto; non sono stati sicuramente scelti in base alla Casa Editrice che li ha pubblicati né, che so, a classifiche di vendita.

Detto brutalmente: sono piaciuti a me. E in quanto tali, per desiderio di condividere, proposti: perché leggere è un’attività che richiede condivisione.

Ma il tema, appena sfiorato nell’ultima chiacchierata, dell’attesa fusione, vendita, acquisizione, qualunque cosa si chiamino queste operazioni di cui poco comprendo di RCS Libri (Rizzoli, Bompiani, Fabbri Editori) da parte di Mondadori ha aperto anche interrogativi nuovi.

Ad esempio: siamo veramente liberi nello scegliere un libro e scegliamo secondo il nostro bisogno e il nostro desiderio? No, scegliamo all’interno delle scelte editoriali poste a nostra disposizione. Il libro è certamente una merce particolare, ma lo sono anche i formaggi fermentati, le lavastoviglie e gli IPad. E li scegliamo tra una pluralità di produttori. Indipendenti. O no?

Controllo i “miei” editori e vedo che Einaudi fa la parte del leone, seguito da Adelphi a buona distanza (15 romanzi contro 7). Segue, e me ne vanto (un indicatore certo di scelta non commercialmente indotta), l’Editrice Santi Quaranta di Treviso con 4 libri; e con 3 opere a testa seguono, in ordine alfabetico, Bompiani, Mondadori e Salani.

Questo piccolissimo dato mi dà una altrettanto piccolissima e momentanea soddisfazione. Certo, i numeri non sono tali da consentire statistiche, ma vedo che non c’è stata una prevalenza della grande (relativamente: per l’Italia) Mondadori: intesa come tale e non come gruppo. Come gruppo, infatti (fine della soddisfazione) Mondadori comprende Adelphi e Einaudi, oltre a Electa, Piemme e Sperling & Kupfer.

Nel caso di Piemme (narrativa per ragazzi, tematiche religiose) e Electa (libri d’arte, libri illustrati di vario genere, cataloghi per musei e mostre) queste acquisizioni sono state, mi pare, forse, interessanti per rafforzare campi in precedenza non, o meno, presenti nella storia della Casa Editrice Mondadori. Ma Einaudi, Adelphi e Sperling & Kupfer (compresa in quest’ultima la sigla editoriale Frassinelli, interna alla casa editrice stessa) sono invece sigle sovrapponibili per quanto attiene alle aree di interesse coperte.

Einaudi e Adelphi, tuttavia, presentano ancora Cataloghi ben riconoscibili, e una veste grafica che li contraddistingue – bella, in tutt’e due i casi, e non è poco. Un libro è anche un oggetto e oggi, non so perché, sembra (forse solo a me) che le pubblicazioni facciano una gara di copertine di pessimo gusto, che rendono arduo distinguere l’editore, scarsamente degne del peggior (miglior) fotoromanzo d’antan: dico, tra parentesi, ‘migliore’ perché, per chi li ricorda, i vecchi fotoromanzi avevano una loro identità, forse data dal bianco e nero della fotografia e dall’essere dei periodici (dimensione, numero ridotto di pagine, carta da giornale). Facevano leggere e piangere un folto pubblico femminile (e non solo). Si trovavano in tutte le sale d’aspetto, non solo dal parrucchiere. Coprivano un’area cui oggi rispondono pubblicazioni tipo Collezione Armony. Svolgevano un’attività di stimolo alla lettura in un’Italia ancora segnata da analfabetismo di fatto, specialmente femminile. E credo abbiano cresciuto molte lettrici mentre oggi i nuovi prodotti de-alfabetizzano: scusate il neologismo ma ci si spiega. Poi, naturalmente, questa è solo la mia idea e magari mi sbaglio (detto come forma di educazione).

Ma va bene: tra l’altro anche Collezione Armony appartiene al Gruppo Mondadori, in alleanza con la editrice canadese Harlequin, e copre il segmento italiano di un mercato internazionale. Mondadori peraltro vanta una grande tradizione della diffusione in edicola: con i suoi Gialli che, in Italia, hanno dato il nome al genere, con i tascabili Oscar, con gli Urania di fantascienza, ha fatto conoscere ad un grande pubblico grandissimi autori. Con tali pubblicazioni si può ben dire che, al tempo, la Casa Editrice Arnoldo Mondadori ha fatto cultura in Italia.

E la Casa Editrice Bruno Mondadori? Altra cosa. Non più italiana, acquisita da una casa editrice anglosassone, la Pearson, mantiene, credo, la propria specificità nel campo dell’editoria scolastica. Ma non ho mai capito: fa parte del gruppo Mondadori? Mi parrebbe di no. Oggi, comunque, si chiama “Pearson Paravia Bruno Mondadori”, in sigla “PPBM”. Mi piacerebbe davvero molto capirne un po’ di più. In questo campo mi trovo a conoscere, in quanto ‘consumatrice’, quel poco che NON basta a capire cosa acquisto insieme al libro.

In questo ambito, sembra che nessuno pensi alla ‘protezione del consumatore’. Non so se mi spiego, io acquisto libri (e sempre li acquisterò, non si può rinunciare al pane) ma non dovrebbe esserci una Unione Consumatori dei Libri o comunque una di quelle organizzazioni lì, benemerite, anche per questo particolarissimo prodotto? Speciale, che necessita di regole particolari. Che richiede anche una  protezione particolare.

Visto come mi sono persa nel discorso? Ma solo in apparenza. Non era un vero ‘fuori tema’: lo dicevo sempre, a scuola, al mio professore di italiano di turno.

Concludo con gli editori dei miei libri. Cosa resta? Restano: con 2 libri, Neri Pozza, Bollati Boringhieri, Feltrinelli e Minimum Fax; e, con 1 libro: Beat (NB: Biblioteca Editori Associati di Tascabili: una associata di Neri Pozza), Corbaccio, Castelvecchio, ChiareLettere, Donzelli, eleuthera, Fazi, Laterza, Newton Compton, Ponte Alle Grazie, Rizzoli e, ultima sempre per ordine alfabetico, Sellerio.

Una nota: Corbaccio, ChiareLettere, Salani, Bollati Boringhieri, Ponte alle Grazie, fanno parte, con Longanesi, Garzanti, Guanda e altre, del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol. Una storia editoriale interessante.

Tante cose da capire. Il discorso è solo iniziato e non può essere breve. Mi piacerebbe proseguire e credo che lo farò: questa potrebbe essere una prima puntata. Da condure da sprovveduta, convinta tuttavia che il problema sia importante, che è necessario porre domande e cercare risposte. Anche confuse. Magari darci una mano per trovarle.

Ah, sto leggendo Joe R. Landsdale, “La sottile linea scura”, Einaudi (e sarebbe il 16mo Einaudi, ma non so ancora se sarà una recensione, non credo). Ho invece recuperato, di Grace Paley, “Enormi cambiamenti all’ultimo momento”, un piccolo bellissimo volumetto di racconti. Sempre Einaudi, 2007.

 

3 commenti su “E a proposito di editoria: chi sceglie cosa noi vogliamo leggere?

  1. ancilla
    maggio 11, 2015

    Mi gira un poco la testa dopo aver letto questo elenco….

    Mi piace

    • Ivana Daccò
      maggio 11, 2015

      In effetti. Confesso, anche a me nello scriverlo, un po’. Ma ho pensato, prima i dati; poi, chi vuole, può inferire alcune cose.

      Mi piace

  2. Pingback: Chi sceglie cosa noi vogliamo leggere? (segue) | la libraia virtuale

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