Temo di dover sospendere, per un breve periodo, le pubblicazioni sul blog – spero per soli ulteriori pochi […]
Category Archive: Parliamone
È un grande piacere partecipare al booktag #Olibriadi, nominata a farlo da “Fall in books”, un blog che seguo e che ringrazio molto.
Un “gioco” interessante, divertente e produttivo.
Trascrivo innanzitutto le regole per partecipare:
In questi giorni, non scrivo: il fatto è che sto leggendo. Perduta saltellante da un libro per ragazzi ad un altro, tra memorie ed emozioni vecchie e nuove – con qualche altro libro, intramezzato, interessante ma altamente a rischio di una lettura distratta.
Nel frattempo rigiro tra me e me il tema, le cui fila si aggrovigliano con i desideri.
Avevo preannunciato (si fa per dire) il tema qui, continuando ad accennarvi qui; ed è almeno un mese che rimugino, scrivo, elimino. Con poco risultato.
Non so voi; io, trovo molto difficile mettere a fuoco cosa si intenda quando si parla di “Narrativa per ragazzi”: mentre lascio, fino ad un certo punto, inesplorato il mondo della “Narrativa per l’infanzia” e per la “prima infanzia”, senza peraltro porre confini a queste fasi, diverse da bambino a bambino.

Chiuse le festività, il nuovo anno è veramente iniziato. Faccio il bilancio di quanto di nuovo c’è sul mio tavolo, in attesa di lettura: un buon piccolo gruzzolo, tre libri in particolare che desidero leggere al punto da non saper decidere con quale iniziare.
William Saroyan, “La commedia umana”, Marcos y Marcos 2010
Thomas Pynchon, “L’incanto del lotto 49”, Einaudi 2005
Klaus Mann, “Mephisto”, Feltrinelli 2007
Si chiude questo anno, ed è tempo – mi dico – di tirare le somme. Perché poi? Perché […]
Non so perché, quest’anno, cosa che non mi accade mai, sento il bisogno di augurare Buon Natale a tutti. Non Buone Feste. Proprio “Buon Natale”.
Nello stesso momento sento, forte, la consapevolezza che no, non è possibile. Che solo un ascolto silenzioso del Natale in un mondo silenzioso sarebbe una cosa buona, per chi è legato a una fede e per tutti gli altri.

Avevo accennato, nei miei progetti per il prossimo anno, alla possibilità di dedicare una specifica attenzione alla cosiddetta “narrativa per ragazzi”. Alla “narrativa per l’infanzia”. Mi piacerebbe davvero metterla a tema, anche solo per sciogliere il nodo di cosa sia, come si possa concettualizzare questa speciale area di lettura. “Se”, dopotutto, sia possibile, o utile, il farlo.
Per ora, ho solo il desiderio di lasciar vagare il pensiero su questa cosa, sperando anche in un dialogo, sognando un brain storming sul tema, lasciando che per il momento qualche riflessione se ne vada a zonzo in questo spazio, senza obiettivi, senza alcun punto di sintesi da raggiungere.
Ci avviciniamo alla fine d’anno. Non che, nell’aria, ci sia sentore di feste, anche se le nostre città mostrano già più di qualche sbrilluccichio natalizio fuori tempo e fuori contesto: essendo il Natale una Festa assegnata alla categoria del religioso, questo periodo si chiamava, un tempo, Avvento, ed era dedicato al raccoglimento in attesa della nascita del Messia.
Da non credente, mi dispiaccio del fatto che, a quanto pare, si sia gettata l’acqua col bambino, come si dice; cancellando il bisogno di una consonanza con la ciclicità delle stagioni di vita, con la nostra stessa ciclicità di esseri umani, capaci persino di una rinascita attraverso il prenderci cura del tempo e di chi verrà dopo di noi.
Riprendo da qui, dall’aver scritto, non molto tempo fa: “Posso dire che, in questi giorni, non ho voglia di leggere? Non sarebbe la verità, direi una bestemmia, pur trovandomi di certo preda di qualcosa che un po’ somiglia a un’asserzione tanto balorda. …Potrei rovesciare i termini e dire che non ho voglia di scrivere, anche se pure questo non è vero. Sto scrivendo, infatti… (qui)
È stato il momento in cui mi sono imbattuta nel libro (che stava attendendo, quasi dimenticato) di Albinati: “Oro colato. Otto lezioni sulla materia della scrittura.”
Al solito. Mi sono entusiasmata, l’entusiasmo si è un po’ ridimensionato, per stabilizzarsi ad un apprezzamento nei giusti confini del tutto.

Leggiamo un certo numero di storie, appartenenti alla categoria “giallo”, di autori italiani, che occupano uno spazio ricco in particolare di racconti seriali. È una tendenza non primariamente italiana ma che sta avendo una produzione nazionale con punte anche di ottima qualità. Si tratta inoltre di serie che, direi ormai programmaticamente, avranno una trasposizione nei linguaggi cinematografico e/o televisivo.

Posso dire che, in questi giorni, non ho voglia di leggere? Non sarebbe la verità, direi una bestemmia, pur trovandomi di certo preda di qualcosa che un po’ somiglia a un’asserzione tanto balorda. Con una tale affermazione mi troverei, credo, nel campo del verosimile, che per definizione è <non vero> e tuttavia implica una forma di rapporto con la verità.
Potrei rovesciare i termini e dire che non ho voglia di scrivere, anche se pure questo non è vero. Sto scrivendo, infatti, ed è ciò che, in questo momento, voglio fare; oserei dire persino che ne sento l’urgenza. Perché ho qualcosa da dire? Ecco, no, non proprio.
La libraia virtuale interrompe le pubblicazioni, per circa due settimane, causa occasione bellissima e insperata di trascorrere un […]

