Amitav Gosh
Amitav Gosh

Ho terminato in questi giorni la lettura di “Mare di papaveri”, di Amitav Ghosh, Neri Pozza 2008. Primo libro di quella che viene denominata “Trilogia dell’Ibis”, di cui quest’anno dovrebbe (avrebbe dovuto) uscire il terzo volume, a quanto ne so non ancora presente in libreria. Un libro di cui leggerò sicuramente, e vorrei farlo a breve, il secondo volume, “Il fiume dell’oppio”, anche se, per la verità, preferirei attendere l’uscita del terzo per non rimanere poi delusa da un’attesa che si protrae.

Burned Memories, di Ryan McGuire
Burned Memories, di Ryan McGuire

La maggior parte dei libri che leggiamo, degli autori che apprezziamo, è straniera; così come lo sono la maggior parte dei film che vediamo e della musica che ascoltiamo. Non si tratta, in questo caso, della nota esterofilia italiana: gli autori italiani sono apprezzati, mi pare, dai lettori e tuttavia, in un mondo globalizzato, dove tutti esportano i propri prodotti e il mercato è globale, dove sono globali la comunicazione e il bisogno di conoscere, non può essere che così.

Ed ecco aprirsi il tema della centralità che assume, o dovrebbe assumere, in un mercato di questo tipo, il traduttore letterario.

Terry Pratchett
Sir Terence David John Pratchett

In cui racconto cosa sto leggendo e cosa vorrei proporre. Svagandomi, cosa che, diciamolo, è ciò che regge la passione e l’abitudine della lettura – certo insieme a quella cosa che ci diciamo sempre per la quale leggere è anche pensare, riflettere, conoscere, crescere, rivedere le proprie idee, svilupparne di nuove, viaggiare, instaurare relazioni e intrattenere dialoghi nel tempo e nello spazio, abbattendo le barriere linguistiche:  tema, quest’ultimo, di grande importanza e cui sarebbe necessario porre maggior attenzione.

Pier Paolo PasoliniGiorno dei Morti. A ciascuno i suoi, e ad ognuno di loro un diverso rimanere in vita, che non vale dire ‘nel ricordo’ perché non è così. Quantomeno, non è solo così, e tanti sono i modi della vita, così come tanti sono i modi dell’essere morti. Ci sono i morti vivi e i morti morti. Basta guardare i giornali, dove le morti si fanno numero.

Ci sono coloro che non muoiono, mai, pur nei limiti che il ‘mai’ porta con sé; e coloro che sono morti per qualcuno e vivono per e con altri. Senza scomodare i Grandi della storia (penso alla storia della parola, del pensiero, della fantasia, dell’immaginario), la morte di David Wallace resta, per me, senza consolazione; e mi manca, proprio nel quotidiano, la possibilità di ascoltare ancora Kurt Vonnegut parlare e raccontare altre storie; mi mancano i loro nuovi libri che non leggerò. Arrivo a rimproverarli per questo. Poi mi accorgo che mi sbaglio, sono vivi, e i nuovi libri stanno dentro quelli che ancora leggo e rileggo, e la loro voce parla, dice cose nuove alla nuova persona che ogni giorno sono io, essendo morto il mio ieri per dar vita al mio oggi. Diverso.

Topazia Alliata e Fosco MarainiDa un po’ di tempo le mie letture sono, per lo più, riletture; non so il perché, a meno di banalizzare dicendo che non trovo libri che soddisfino il mio bisogno del momento. Anche di questo si tratta, in parte, ma soprattutto del fatto che, a tratti, si ha voglia di sicurezza, di potersi riposare con un libro che si conosce, che non si leggeva da molto tempo e che, dunque, ci darà sicuramente un piacere senza sorprese, con il vantaggio di poterlo leggere con nuovi occhi.

Così, sto leggendo, a pezzi, ora questo ora quello, “L’anello di Re Salomone” di Konrad Lorenz (per chi non lo avesse letto, una compagnia meravigliosa); poi, pezzi di “Armi acciaio e malattie” di Jared Diamond. E ieri ho acquistato un Jared Diamond non ancora letto, “Il mondo fino a ieri” sottotitolo “Cosa possiamo imparare dalle società tradizionali”. Anche se, da questo libro, mi aspetto un ripasso di cose già lette di questo scrittore, che tuttavia amo molto, rimanendo sempre disponibile a riascoltarlo.

Alba de CèspedesIn questi giorni la domanda – e il tema – mi si è imposto. Il miglior modo per entrare in argomento credo sia raccontare come ciò è avvenuto.

Stavo pensando alla figura di Karen Blixen, scrittrice che avevo appena recuperato nella compagine delle autrici femminili di area anglosassone del primo novecento; e all’intenzione di scrivere qualcosa su di lei, sulla sua biografia. A questo pensiero si è affiancato quello sul tema più generale – che in parte ho già trattato, è ormai trascorso un anno – della lettura e della scrittura al femminile; e sul pensiero, o meglio, a mio parere, sul preconcetto, di una supposta specificità della scrittura (e della lettura) femminili, rinchiuse nel campo dei sentimenti.

Avevo dei propositi, dei progetti, su come avrei proseguito queste pagine dopo la rilettura di “La mia Africa”, di Karen Blixen.

Nathaniel Hawthorne
Nathaniel Hawthorne

I propositi ci sono ancora, ma io, nel frattempo, sono stata molto colpita da un fatto di cronaca, e mi va di parlarne perché, per me, ciò ha avuto a che fare con il meccanismo che mi porta a transitare da un libro all’altro, e a spaziare, tramite il libro, da un tempo all’altro. Vi ha avuto a che fare per il collegamento che ogni libro potenzialmente crea con ciò che accade, ogni giorno, nel nostro mondo; siano fatti privati, fatti della nostra vita quotidiana, siano fatti della società in cui viviamo; e perché ognuno di questi fatti ha a che fare con l’esercizio della cittadinanza che ogni persona agisce ogni qualvolta si interessa ai fatti altrui, da ciò che avviene nel quartiere in cui abita a ciò che i giornali riportano dal livello sociale più ampio.

Karen-Blixen
Karen Blixen

Nel frattempo, sono avviluppata dentro scelte di letture multiple, poco produttive; non sapendo bene, non riuscendo a riconoscere il desiderio-bisogno del momento, rischio di sprecare dei buonissimi libri leggendoli al tempo sbagliato. Sto rincorrendo riletture: cerco di andare sul sicuro – e fingo di non sapere che la cosa non funziona così, proprio no, anche la rilettura necessita del suo giusto tempo; ogni libro, sempre, necessita di venir ri-creato da chi lo legge, e ogni lettura è unica. Non si legge due volte lo stesso libro, così come non leggeranno lo stesso libro due persone diverse.

isaac-asimov
Isaac Asimov

Da un po’ di tempo sto interessandomi al genere che, incongruamente, accomuna fantasy, fantascienza, romanzi distopici. Spulcio autori che non conosco, cullo ipotesi di riletture tra le quali non so scegliere, confrontando ricordi di grande fascinazione al tempo in cui li ho letti; desiderando, e temendo, la rilettura, per il timore di restare delusa. Da me, intendo, dalla qualità del mio ascolto, oggi, di quei libri.

RicordiNon so come dire, ma il settembre che si approssima porta con sé il senso di un inizio, di un tempo che, nell’attesa, prelude a qualcosa di nuovo.

Saranno lontani echi scolastici, il nuovo anno che iniziava, l’acquisto dei nuovi libri, la curiosità che ce li faceva scorrere e leggere saltabeccando tra notizie e nozioni cariche di attesa, poesie e racconti qua e là, tanto interessanti quanto sarebbero stati poi fonte di quotidiana noia; quel particolare modo del calendario che ci ha accompagnato se non lungo la maggior parte della nostra vita certamente nel corso della più intensa, di anni che hanno segnato in maniera indelebile il nostro diventare adulti.

Storia delle terre e dei luoghi leggendariLa calura, per me micidiale, mi porta a desiderare, per questi giorni, una specie di intervallo, con libri che non trovo. Leggeri, ma che tengano la mia attenzione, che mi appassionino, il che ci sta difficilmente con la leggerezza. Mi porta a desiderare riletture. Mi porta il desiderio di leggere senza programmi, proprio per solo diporto.

Non che, solitamente, io legga per dovere, certo no, ma leggere non è solo un’attività-passatempo. Leggere è qualcosa di diverso; è anche un prendersi cura di sé e degli altri, credo, e del mondo che ci circonda; un prepararsi a conoscere e ad agire, qualcosa così. Un porsi in relazione, ecco. E’ questo: con il libro, certo, ma, per il tramite del libro, con noi stessi e con gli altri.

James DeanCaldo: tanto, troppo, quantomeno per chi, come me, non lo ama. Il libro che sto leggendo è interessante e anche adatto, sì, può essere letto un po’ a spezzoni, anzi, è la sua cifra: il che, con queste temperature, va bene.

Wu Ming 1, “Cent’anni a Nordest. Viaggio tra i fantasmi della guera granda”, Rizzoli 2015. Il tema degli esiti, ancora operanti, delle grandi guerre del ‘900, in particolare per il territorio del nord-est italiano, aperto dal libro di Paolo Rumiz, mi sta ancora trattenendo, altri aspetti dello stesso tema.

Una lettura particolare, una riflessione che, partendo dalla grande guerra e dalla fine dei grandi imperi, correla fatti, resoconti di avvenimenti recenti, apparentemente i più diversi; costruisce ipotesi di lettura, avanza suggestioni.