Gran bella cosa è vivere, miei cariNâzim Hikmet, “Gran bella cosa è vivere, mei cari”, Mondadori 2010

Il titolo di questo libro (titolo originale: «Eh, vivere è una bella cosa, fratello”) contiene tutta la narrazione di una storia di vita in cui il poeta, attraverso, anche, “io” multipli racconta non tanto la propria storia personale – anche, certo, ed è importante – ma soprattutto l’infinità di emozioni che i giorni, i luoghi, gli amici, gli ideali, l’amore, portano con sé.

Il giardino di ElizabethElizabeth von Arnim, “Il giardino di Elizabeth”, Bollati Boringhieri 2002

Il giardino di Elizabeth è un romanzo che ‘parla’ di fiori e della cura di un bellissimo giardino, ma ‘racconta’ tutt’altro, e questo altro costituisce tutto il significato del giardino, che Elizabeth ama appassionatamente, a cui dedica tutte le sue energie e tutto il suo tempo.

L’<altro>, che costituisce il vero corpo del romanzo, è narrato così come si narrano il clima, le ambientazioni, sociale e familiare, il mondo in cui la storia si dipana, e mostra la tranquilla, talvolta ilare, più spesso ironica e allegramente testarda battaglia di Elizabeth per la propria esistenza: di donna, di moglie, di scrittrice.

Ivy Compton-Burnett, Un’eredità e la sua storia, Adelphi Edizioni 2001Un'eredità e la sua storia

Nell’ultima chiacchierata sulle letture in corso ho già presentato quest’autrice, di cui tuttavia voglio proporre in particolare questo romanzo. Non perché sia il suo migliore, ammesso che, specialmente sulle opere di Ivy Compton-Burnett si possano fare classifiche di questo tipo ma perché, a mio parere, è uno dei suoi romanzi più gradevoli, che si legge con il sorriso (nel retro del quale c’è, comunque, sempre, un leggero stridor di denti: non del tutto spiacevole, no.)

Mi dilungherò dunque sulla sinossi, ed eccederò un po’ in citazioni di dialoghi, dato che, al di là della storia narrata, sono senza dubbio l’elemento prevalente in questa scrittura. Se ne viene travolti, non c’è respiro, e ci si chiede come mai l’autrice non abbia scritto per il teatro. La casa, i personaggi, i dialoghi, sono visibili. Non si ‘leggono’, si ‘odono’ e si ‘vedono’.