Walter Benjamin, “Il Narratore. Considerazioni sull’opera di Nikolaj Leskov”, Einaudi 2011

Traduzione di Renato Solmi

Note a commento di Alessandro Baricco

 

Questo è un libro in corso di lettura. Un saggio breve di Walter Benjamin al quale, tuttavia, vorrei dedicare del tempo. E dedicarvi una riflessione condivisa, in cammino.

È un testo di agile e piacevole lettura, utile per raccogliere un pensiero e produrne altri, anche fuori tema, collaterali.

John Steinbeck, “La valle dell’Eden”, Bompiani 2014

Traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini

 

“Quando sei bambino, sei il centro di tutto. Tutto succede per te. Gli altri? Solo fantasmi che sono lì perché tu abbia qualcuno con cui parlare. Ma quando cresci, occupi il tuo posto, hai certe dimensioni, una certa forma. Le cose vanno da te agli altri, e dagli altri a te. È peggio, ma è anche meglio.”

 

Avevo lasciato questo libro con la mia adolescenza. La mia età adulta lo aveva quasi scordato, dopo averlo letto fino alla consunzione delle pagine.

Talvolta ero raggiunta dal pensiero, che non si traduceva tuttavia, non ancora, in desiderio, di doverlo rileggere.

Ora credo di sapere il perché: ero adulta, avevo occupato, oppure ero intenta, o almeno così credevo, a occupare il mio posto, ad assumere la mia dimensione, la mia forma.

Sugli scaffali della mia libreria si segnala, con ben tre opere, pur non recensite, la presenza di Mark Twain. [i]

Ora, sono reduce dall’essermi goduta “Uno yankee alla corte di re Artù”, pronta a riporlo sullo scaffale trovando impari il compito di una sua adeguata restituzione – e dico impari perché le “storie”, i racconti, i reportages di Twain sono sempre <altro da> ciò che vi si racconta. In esse ogni frase è pietra fondante di un infinito discorso, mentre l’autore intercala, a commento delle sue storie, sintesi fulminee di pensieri che lasciano il lettore a gingillarsi con sani dubbi – nel piacere di una franca risata.

Astrid LIndgren, “Pippi Calzelunghe“, Salani Editore 1988

Traduzione di Donatella Ziliotto e Annuska Palme Sanavio

 

In questo agosto troppo caldo e, diciamolo, preoccupante su molti fronti, la ricerca di “cosa leggo stasera” è un tormentone.

Sono distratta, fa caldo, sono stanca; alle prese con una serie infinita di desideri incerti, con la voglia di recuperare “libri mattone” che il momento, la cronaca a rischio di farsi biecamente storia, chiama a rileggere, ripensare; desideri che il caldo e la stanchezza afflosciano.

Così, sul mio tavolo si accumulano vecchi libri, senza un loro vero richiamo. O meglio, senza l’energia, la fiducia necessaria ad affrontarli.

Kurt Vonnegut, “Perle ai porci, o Dio la benedica Mr. Rosewater”, Feltrinelli 2015

Leggere Vonnegut è sempre un’esperienza speciale. Si tratta di un autore prolifico che, dalla vetta di un’opera quale “Mattatoio n. 5 o la crociata dei bambini” (qui) ci ha lasciato opere caratterizzate, allo stesso livello, da un linguaggio agile, discorsivo, segnato da un fondo di umorismo che potrebbe essere definito solo dall’aggettivo “buono”; e da un messaggio carico di empatia per le persone, pur senza alcuna cecità verso i loro comportamenti.

Aprendo il libro, ci verrà detto da subito, quale incipit, che…

Robert Maynard Pirsig, “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, Prima pubblicazione italiana: Adelphi 1981

Traduzione Delfina Vezzoli

 

 “E ciò che è bene, Fedro,

e ciò che non è bene –

dobbiamo chiedere ad altri di dirci queste cose?”

 

Tema: il Viaggio, che il protagonista-autore compie In motocicletta, con il figlio undicenne attraverso l’America, dal Minnesota alla California.

Thomas Mann, “La montagna incantata”, Corbaccio 2011

Avevo anticipato questa rilettura in corso più di un mese fa. (qui: per una breve sinossi).

Ora, lungi da me l’idea, non osabile, di una recensione di questo capolavoro, e invece il desiderio di raccontare sprazzi di un’esperienza di lettura; unica, frutto, certo, di un “incantesimo” che l’autore ha operato: su di me. Su di sé? Per fuggire il mondo che, dopo la tragedia della Grande Guerra, vedeva evolvere in pazzia una pace mai stata.

Karen Blixen, “Ehrengard”, Adelphi 1979.

Traduzione di Adriana Motti

 

“Una vecchia dama raccontò questa storia.”

Questa mia storia, ella cominciò, è avvenuta centovent’anni or sono (…). (…) Gli uomini e donne che allora contribuirono al suo svolgimento, e per i quali essa fu una questione di vita o di morte, sono tutti scomparsi da un pezzo. Può darsi che adesso, davanti al trono dell’Agnello, si scambino ogni tanto un sorriso e un accenno: “Oh sì! E vi ricordate…?” Le strade e i sentieri lungo i quali essa trascorse sono ormai sommersi dalle erbacce, non si riesce nemmeno a trovarli

John Fante, “Chiedi alla polvere”, Einaudi 2016

Traduzione di Maria Giulia Castagnone

Introduzione di Alessandro Baricco

 

Nessuna possibilità. Dico davvero. Non avrò alcuna possibilità di dire qualcosa di questo libro. Non è un libro: è un pezzo di vita e ogni parola è quel momento lì, quel sentimento, quel fatto, quella rabbia; felicità, senso di colpa, dolore, angoscia, bellezza vissuta e allegria; fiducia, totale, in sé e nel mondo; piacere di vivere. Ogni parola non potrebbe essere altro che quella, nessun sostituto possibile e impossibile ogni altro ritmo.

Potrò solo parlare di emozioni.

Klaus Mann, “Mephisto. Romanzo di una carriera”, Feltrinelli 2007

Introduzione di Goffredo Fofi. Traduzione di Fulvio Ferrari e Marco Zapparoli

 

Incipit. “Sembra che ultimamente in un centro industriale della Germania occidentale siano stati condannati più di ottocento lavoratori in un unico processo, e tutti a elevate pene detentive”

(…) “Ma i salari sono proprio così spaventosamente bassi?”

Thomas Pynchon, “L’incanto del lotto 49”, Einaudi 2005. Traduzione di Massimo Bocchiola

Mi ero pregustata la lettura di questo libro, unitamente al piacere di una riflessione da condividere, qui, con altri lettori. Non è andata così.

Si tratta di un piccolo libro di grande importanza, del quale scelgo tuttavia, superata la metà del testo, di non terminare la lettura. Non ora. Sarebbe improduttivo. La sprecherei.

Non è stata, tuttavia, una parziale lettura inutile: ha consentito un inizio di pensiero sul periodo, sul genere, su ciò che necessita perché questo libro possa essere letto come merita. Insieme a una domanda sul libro stesso, sul suo essere forse prigioniero di un tempo, per linguaggio, sensibilità, contesto storico.

William Saroyan, “La commedia umana”, Marcos y Marcos 2010

Traduzione di Cludia Tarolo e Marco Zapparoli

 

Un’emozione profonda, la lettura di questo romanzo, che può essere considerato la summa dell’opera di Saroyan. Non lungo, eppure sufficiente per una lettura senza fine.

Ogni breve capitolo un’esperienza, un’intera storia di vita in un bozzetto che si apre ad ogni personaggio che incontreremo seguendo Homer, quattordici anni, e Ulysses, quattro anni, i due figli minori della famiglia Mcauley, che abita ad Ithaca, Stato di New York.

Robert L. Stevenson

Scusatemi se insisto: ancora una volta, è la seconda (qui il precedente),  suggerisco un libro che, da me molto apprezzato, avevo proposto nel settembre del 2014. 

L’autore è Robert Louis Stevenson il cui nome porta, con immediatezza a “L’isola del tesoro” (qui), a “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”, in qualche modo relegandolo alla sua produzione maggiormente mainstream, dimenticando la mole di scritti, tra cui i libri di viaggio, poco reperibili in italiano.

Morto all’età di 44 anni, dopo una vita segnata dalla salute precaria e dalla malattia, di lui va forse detto, più che di altri, come abbia avuto una vita intensa, completa, che ha saputo anche tradurre in scrittura, spesso grande, sempre di grande interesse, credo. Il mio dubitativo è riferito unicamente al fatto che, per Stevenson più che per altri, mi dolgo molto della mia non conoscenza della lingua inglese e della conseguente impossibilità di leggerlo in originale, mentre le pubblicazioni italiane delle sue opere, a parte i suoi più noti romanzi, scarseggiano.

Tanto più è pregevole questa bella edizione di “Viaggio con un’asina nel cuore della Francia”, pubblicata dalla Casa Editrice Santi Quaranta Una bella lettura. Una bella edizione (nonché la sola che mi risulti reperibile in commercio di quest’opera).

Buona lettura, dunque (anche del libro se possibile: non avrete a pentirvene).

 

Robert Louis Stevenson, “Viaggio con un’asina nel cuore della Francia”, Editrice Santi Quaranta 2012

a cura di Alessandra Poletto

Traduzione dall’inglese di Paola Della Giustina

 

Parlando dell’acquisto di questo libro, e mentre lo stavo leggendo, lo avevo definito una chicca, e così è stato. In tanti sensi.

Innanzitutto la storia: il libro è la narrazione, in prima persona, di un viaggio che l’autore fa, tenendo un diario che in seguito sarebbe dovuto diventare un libro in cui raccontare, come gli suggerirà una locandiera, saputo del suo proposito di scrivere del viaggio che stava compiendo, “se la gente coltiva o meno la terra in questo o in quell’altro posto, se ci sono foreste, quali sono gli usi e i costumi, quello che vi diciamo, ad esempio, io e il padrone di casa, le meraviglie della natura e via discorrendo”.