La misura del tempo”, Einaudi 2019

 

“Mi piace cenare con gli amici. Allora perché devo morire”

Marcello Mastroianni[i]

 

Una piccola interruzione alla peste: ci vuole. Ripromettendomi di ritornarvi. Che poi, Carofiglio non ci fa mai mancare quel suo, appena accennato ma costante, sentimento di caducità delle cose, e dunque di noi, della nostra presenza nel mondo; adeguatamente nascosto sotto una civile e riposante riflessione sul bisogno di accostare accadimenti e persone accogliendone ragioni e relatività.

Jonathan Littell, “Le Benevole”, Einaudi

Traduzione di Margherita Botto

 

Ho finalmente portato a termine la lettura, a cui mi ero impegnata, di un libro che, nel corso degli ultimi quattro anni, mi ha altamente trattenuta e respinta; un libro che, dalla sua uscita nel lontano 2006, ha riscosso un grande e controverso interesse.

Un libro <pesante> per contenuti e per mole: 943 pagine sono molte, ma ci stanno tutte; e neppure si potrebbe dire che siano troppe considerando la scelta di cura ossessiva, di insistenza sui particolari con cui la storia viene sviluppata.

Stefania Auci, “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio”, Editrice Nord 2019

Da un anno questo romanzo è campione di vendite sul mercato italiano e non solo. Venduto, riferisce la casa editrice, in cinque paesi stranieri ancor prima della sua uscita italiana in libreria.

Vale a dire che si tratta di un romanzo sul quale la casa editrice ha scommesso, investendo sul suo lancio commerciale: e sul quale ha vinto.

L’autrice, non alle prime armi è (era) tuttavia non nota nel panorama letterario italiano. Riferisce lei stessa, in un’intervista, di scrivere ormai da dieci anni:

Marco Ubertini, “33”, Sperling & Kupfer 2020

Prefazione di Coez

Avviene, quando si è fortunate, di incrociare una importante opera prima. Avviene di ritrovarsi immerse in un libro, e in una storia, splendidamente condotti, da leggere non gradendo interruzioni e tuttavia senza fretta, per assaporarne la scrittura.

Un tema difficile: un percorso adolescenziale doloroso e affaticato, vissuto nella ribellione ad una famiglia che, come ogni famiglia, attraversa problemi; che non rinuncia ad accogliere, senza obbligare a rimanere; che consente l’esserci e il ritorno, rimanendo porto sicuro anche nella burrasca.

Buona Apocalisse a tutti!

Terry Pratchett & Neil Gaiman, “Good Omens. Le belle e accurate profezie di Agnes Nutter, strega“, Mondadori 2018

Così inizia questo romanzo, opera di Terry Pratchett e di Neil Gaiman

Stanno per arrivare Guerra, Carestia Morte e Inquinamento (la Peste non è più in auge ma è stata ben sostituita).

Una tematica perfetta, oggi, per questo romanzo, scritto a quattro mani nel lontano 1990.  Soprattutto perché, nonostante tutto, apre uno spiraglio alla salvezza.  Solo uno spiraglio, niente di più; ogni domani restava allora, per i nostri autori, comunque incerto: e tuttavia c’era. Non è poco. E oggi?

Biörn Larsson, “La lettera di Gertrud”, Iperborea, 2018

Traduzione di Katia De Marco

Avevo apprezzato, quasi un anno fa, la recensione di Pina Bertoli su questo libro, annotandomelo per leggerlo nel momento in cui il mio interesse per un tema che mi coinvolge profondamente avesse trovato il suo giusto tempo.

Ripropongo il libro, dunque, invitando anche a leggere la recensione che me lo ha indicato e che segnalo: qui

La storia: Martin Brenner, uno scienziato, genetista, sposato ad una ginecologa e padre di una bambina adorata, ha una vita serena e, a dirla con un termine d’uso, riuscita.

Massimo Roscia, “La strage dei congiuntivi”, Èxòrma 2014

Avevo già accennato (qui) a questo romanzo che ora propongo in quanto, in modo solo apparentemente anomalo, lo ritengo particolarmente adatto al periodo natalizio; adatto ad esorcizzare, fantasmaticamente attuandola, una certa voglia omicida che…

Ora che il Natale è alle nostre spalle (non del tutto, permangono pastori in viaggio in attesa dei Re Magi, buoni ultimi; e della Befana, per i più piccini) lo possiamo dire: il Natale è un periodo ben strano, un periodo in cui chi ha bambini si salva, almeno in parte ma, per tutti gli altri (e per come vanno le cose in questo nostro disgraziato mondo), non c’è protezione.

Alice Cappagli, “Niente caffè per Spinoza”, Einaudi 2019

A fine anno solitamente mi ritrovo (come molti, credo) a riflettere sulle cose fatte, sulle cose che mi propongo di fare; a <profetare> su come va il mondo (dei libri e loro dintorni, ovviamente, non altro: almeno qui).

Quest’anno non sarà così. Sarà stata una breve malattia, una di quelle belle intense bronchiti che i fumatori curano quasi piacevolmente a libri e sigarette contate; sarà che, standosene a letto o, a scelta, sul divano, il pensiero si sente autorizzato alla vacanza (in senso etimologico); sta di fatto che chili di libri giusti per il momento mi hanno raggiunta. In massa.

Ho smesso di chiedermi come ciò avvenga. Avviene. E vi sono libri che chiedono di essere restituiti.

Romain Gary (Émile Ajar), “La vita davanti a sé”. Illustrato da Manuele Fior, Neri Pozza 2018. Prima edizione francese 1975

 

 “Per prima cosa vi posso dire che abitavamo al sesto piano senza ascensore e che per Madame Rosa, con tutti quei chili che si portava addosso e con due gambe sole, questa era una vera e propria ragione di vita quotidiana, con tutte le preoccupazioni e gli affanni. Ce lo ricordava ogni volta che non si lamentava per qualcos’altro, perché era anche ebrea. Neanche la sua salute era un granché e vi posso dire fin d’ora che una donna come lei avrebbe meritato un ascensore.”

J.R.R. Tolkien, “Il Signore degli anelli. Parte I. La compagnia dell’anello”, Bompiani 2019

Prefazione di J.R.R. Tolkien. Traduzione di Ottavio Fatica

 

Lettura senza sosta di un libro a lungo atteso: la nuova traduzione, di Ottavio Fatica, del capolavoro di Tolkien: per ora, della sua Prima Parte.

Ora – dopo una lettura segnata dall’ingordigia e, sicuramente, dalla difficoltà che sorge “tradendo” un vecchio amore (inevitabili, dovuti e “colpevoli” i confronti!) provo a restituire alcune impressioni, da lettrice.

Lawrence Ferlinghetti, “Scoppi urla risate”, Edizioni Sur 2019

Traduzione di Damiano Abeni

Con una Nota dell’editore, Marco Cassini

 

Un poeta: lo si legge per dare una forma al tempo che stiamo vivendo.

La poesia è concretezza di una nostra ora, di un luogo, ma anche dell’ovunque cui la nostra ora e il nostro luogo partecipano. Da incarnare.

Non si legge un poeta a caso.

Nikolaj Leskov, ritratto da Repin. Da: Wikipedia

Nikolaj Leskov, “Il pellegrino incantato. Il mancino”, e-book, realizzato con StreetLib Write, a cura di Bruno Osimo. Editore: Bruno Osimo

 

“Stavamo navigando sul lago Làdoga dall’isola di Konevec verso Valaòm e lungo quel percorso, per esigenze di navigazione, ci fermammo al porto di Koréla.”

Un gruppo di passeggeri ne approfitta per visitare il luogo. Tornato a bordo, il gruppo commenta l’estremo isolamento, la povertà e la tristezza del villaggio.

Walter Benjamin, “Il Narratore. Considerazioni sull’opera di Nikolaj Leskov”, Einaudi 2011

Traduzione di Renato Solmi

Note a commento di Alessandro Baricco

 

Questo è un libro in corso di lettura. Un saggio breve di Walter Benjamin al quale, tuttavia, vorrei dedicare del tempo. E dedicarvi una riflessione condivisa, in cammino.

È un testo di agile e piacevole lettura, utile per raccogliere un pensiero e produrne altri, anche fuori tema, collaterali.

John Steinbeck, “La valle dell’Eden”, Bompiani 2014

Traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini

 

“Quando sei bambino, sei il centro di tutto. Tutto succede per te. Gli altri? Solo fantasmi che sono lì perché tu abbia qualcuno con cui parlare. Ma quando cresci, occupi il tuo posto, hai certe dimensioni, una certa forma. Le cose vanno da te agli altri, e dagli altri a te. È peggio, ma è anche meglio.”

 

Avevo lasciato questo libro con la mia adolescenza. La mia età adulta lo aveva quasi scordato, dopo averlo letto fino alla consunzione delle pagine.

Talvolta ero raggiunta dal pensiero, che non si traduceva tuttavia, non ancora, in desiderio, di doverlo rileggere.

Ora credo di sapere il perché: ero adulta, avevo occupato, oppure ero intenta, o almeno così credevo, a occupare il mio posto, ad assumere la mia dimensione, la mia forma.