Narrativa per ragazzi – la libraia virtuale junior

La libraia virtuale è tornata online in una nuova veste grafica.
Inaugura inoltre, da oggi, una Nuova Categoria
– LA LIBRAIA VIRTUALE JUNIOR –
che ospita la narrativa impropriamente ritenuta di interesse unicamente per bambini e ragazzi. Una narrativa che rappresenta una parte, talora anche molto importante, della letteratura di tutti i tempi.

Avevo raccontato, nel precedente “Avviso” (qui), l’uscita, in e-book, di una mia lunga fiaba per bambini: esito di attività nonnesche che, forse, sono state semplicemente, se non un alibi, il detonatore di un interesse che avevo sempre avuto e, stranamente, mai in precedenza messo a fuoco.

Il Paese di Chebello”, di cui avevo dato notizia a febbraio, era un e-book che ancora non disponeva della versione cartacea; e avrebbe dovuto esser seguito da una seconda fiaba, un seguito della prima – “La casa dello gnomo: nel Paese di Chebello” – in ottemperanza a una richiesta nipotesca da me subito colta: e dunque sono seguiti il secondo e-book e il secondo cartaceo.

Anche in questo caso il titolo è fuorviante: più che mai. Lo uso, per assenza di alternative valide. Perché ho qualcosa, di personale, da raccontare.

È uscito in e-book una mia <fiaba-racconto lungo>, che ho scritto per i miei primi due nipoti – un tempo era stata una fiaba per i miei figli; ma le nonne funzionano meglio, in queste cose; con maggior professionalità.

“Il Paese di Chebello” era stata, a modo suo, un fiaba ecologista ante litteram. Oggi, è scritta per la lettura da parte dei nonni e dei genitori a bambini abbastanza grandi per desiderare, ed essere avviati, a testi più lunghi della fiaba classica; per essere letti a brevi puntate; o perché bambini in prima età scolare inizino a misurarsi con la lettura autonoma.

Età consigliata: 5 – 9 anni: un’età in cui c’è ancora il bisogno-piacere di incontrare la fiaba e la magia; quando i più grandicelli desiderano ancora, magari in privato, regredire un po’; quando c’è il bisogno-desiderio di incontrare storie appena un po’ più articolate senza, per questo, abbandonare la fatina dei denti – per allontanare il sospetto, ormai una quasi certezza faticosamente negata, dell’esistenza di Babbo Natale & co.

Astrid LIndgren, “Pippi Calzelunghe“, Salani Editore 1988

Traduzione di Donatella Ziliotto e Annuska Palme Sanavio

 

In questo agosto troppo caldo e, diciamolo, preoccupante su molti fronti, la ricerca di “cosa leggo stasera” è un tormentone.

Sono distratta, fa caldo, sono stanca; alle prese con una serie infinita di desideri incerti, con la voglia di recuperare “libri mattone” che il momento, la cronaca a rischio di farsi biecamente storia, chiama a rileggere, ripensare; desideri che il caldo e la stanchezza afflosciano.

Così, sul mio tavolo si accumulano vecchi libri, senza un loro vero richiamo. O meglio, senza l’energia, la fiducia necessaria ad affrontarli.

Pat O’Shea, “La pietra del vecchio pescatore”, TEA 2010

Titolo originale: “The Hounds of the Morrigan”

Traduzione di Pier Francesco Paolini

 

Come accade che, tra le mani, ti arrivi un libro, datato e a te sconosciuto, quello giusto per il tuo desiderio e per la particolarità del momento? A me è arrivata notizia, subito colta, di questo libro in quanto citato in un altro libro: un riferimento en passant, come si trattasse di una storia che tutti conoscono.

J.R.R. Tolkien, “Il cacciatore di draghi”, Bompiani 2015, VI edizione

Illustrato da Pauline Baynes – curato da Cristina Scull e Wayne G. Hammond

Traduzione di Isabella Murro

 

Non è possibile, o quantomeno non lo è per me, parlare di una favola. È necessario, al meglio, ascoltarla; quantomeno leggerla, specialmente quando è scritta da un vero grande cantastorie.

Un piacere senza tempo. Una delle grandi forme attraverso cui, da sempre, gli umani hanno appreso ciò che è necessario per affrontare bene la vita. Nei secoli, la favola è stata uno dei modi di trasmissione delle culture più efficaci, alla portata di tutti, un modo senza tempo.

Oggi sono spariti i cantastorie Ci sarebbe, c’è, il teatro: divenuto difficile da raggiungere, non più piacere di massa, di piazza.

Robert Louis Stevenson, “L’isola del tesoro”, Feltrinelli 2014

Con breve saggio introduttivo, L’arcipelago”, sulla critica e sulla fortuna editoriale di R. L. Stevenson di Domenico Scarpa.

Introduzione e traduzione di Lilla Maione

 

Björn Larsson, “La vera storia del pirata Long John Silver, Iperborea 2010. Introduzione di Roberto Mussapi

Dovrò riprendere a parlare di questi due libri da dove ho lasciato, nell’ultimo post (qui), in cui scrivevo, a proposito del romanzo di Björn Larsson dell’incontro felice con una storia e una scrittura appassionanti”, e proseguivo domandandomi “come evitare, incontrando Long John Silver, di riprendere Robert Louis Stevenson, di reimmergersi nell’”Isola del tesoro”?

Neil Gaiman
Neil Gaiman

Neil Gaiman, “Coraline”, Mondadori 2004, Traduzione di Maurizio Bartocci. Illustrazioni di Dave McKean

 

Le fiabe dicono più che la verità. E non solo perché

raccontano che i draghi esistono, ma perché

affermano che si possono sconfiggere.

G. K. Chesterton

Harry Potter e la pietra filosofaleJ. K. Rowling, “Harry Potter e la pietra filosofale”, Salani Editore 2013

E così, mentre sto leggendo la biografia di J. M. Keynes di Robert Skidelsky, e mentre siamo prossimi al Natale, eccomi a rileggere i romanzi della serie di Harry Potter.

Sette romanzi, che narrano sette anni scolastici di Harry Potter, un ragazzino che appartiene al popolo magico, la comunità parallela con la quale conviviamo senza saperlo; un popolo che ha le sue città, i suoi legislatori, il suo governo (il cui primo compito è non far scoprire alla società dei non-maghi, a noi “Babbani”, la propria esistenza).