Murakami, 1Q84Haruki Murakami, «1Q84» Libri 1, 2 e 3 – Einaudi 2011, 2012

Traduzione di Giorgio Amitrano

 

Ecco un romanzo che ho iniziato a leggere con una grande aspettativa. Attendevo – dopotutto, «1Q84» è stato presentato come il capolavoro, ad oggi, di Haruki Murakami – il piacere di immergermi in un gioco – un mondo – un’esperienza – che non mi avrebbe abbandonato in poche ore. Un mastodonte di libro, tutto per me, certificato sicuro.

Ho iniziato la lettura ed ecco, sì, nel libro primo c’era una storia che prometteva bene.

Un cigno selvatico, Michael CunninghamMichael Cunningham, «Un cigno selvatico», La nave di Teseo 2016

con illustrazioni di Yuko Shimizu – Traduzione di Carlo Prosperi

 

Difficile, davvero, parlare di questo libro – facilissimo e travolgente leggerlo.

Salvo poi trovarsi alle prese con un sentimento di imbarazzo: su di noi, su quel che di noi e dei nostri castelli in aria ci è stato mostrato; consolati tuttavia dal riconoscere, dentro racconti che contengono un nostro irriverente rispecchiamento, un’umanità  degna di una  profonda anche se perdente simpatia; un’umanità fragile, persino spiacevole, per niente corrispondente a come ognuno di noi pensa/desidera/sogna di poter essere; con, tuttavia, aspetti di eroismo della quotidianità che oltrepassano  i falsi sogni di grandezza mitizzata e fasulla.

Emile Zola 1902
Emile Zola, 1902

Emile Zola, «Al Paradiso delle Signore», Newton Compton 2015

Ecco un libro – interessantissimo, molto godibile, che dovrebbe indurre ad aprire altre opere di questo autore – che, raccontando una storia, ne racconta un’altra, molto più grande. Di cui è difficile raccontare perché ciò che rende piacevole, d’avvio, la lettura; ciò che ne costituisce la trama, e il suo intreccio (che in questo caso, come avviene nelle fiabe, coincidono), non sono il libro.

Ci troviamo di fronte ad una storia che  segue lo schema della fiaba, e se ne distingue solamente per il fatto che manca la situazione iniziale di equilibrio prevista. Il racconto parte infatti dal momento in cui un equilibrio iniziale è già rotto: c’è stato un lutto e l’eroina si appresta ad affrontare la povertà per mancanza di lavoro.

Gli uomini preferiscono le biondeAnita Loos, «Gli uomini preferiscono le bionde ma Gli uomini sposano le brune», Garzanti 1966

Sicuramente un long seller questo romanzo che è stato in auge dal suo apparire, nel 1925, quantomeno fino a tutti gli anni ’70. In seguito, una edizione del 1976 e un’ultima (se non sbaglio) edizione, Sellerio 1992. Oggi ancora reperibile in remainder e al mercato dell’usato, ha avuto una vita lunga un secolo, sostenuto (o diminuito?) anche da una grande versione cinematografica della sua prima parte (la seconda, «ma Gli uomini sposano le brune» in effetti è di minor interesse).

Walter Tevis, «L’uomo che cadde sulla terra», Beat 2012

L'Uomo che cadde sulla terra, Wikipedia
Da Wikipedia. L’uomo che cadde sulla terra, David Bowie in una immagine del film

Dovendo dire che non ricordo come mi è avvenuto di incontrare questo libro (sicuramente a partire dal riferimento a David Bowie, interprete della trasposizione in film di questo romanzo), sono incappata in un vero gioiello di cui non sapevo, che per me era solo un titolo tra altri, nel genere fantascientifico.

La comparsa, Yehoshua

Abraham B. Yehoshua, «La comparsa», traduzione di Alessandra Shomroni, Einaudi 2014

Ho letto alcuni mesi fa questo bellissimo romanzo di Yehoshua, non osando scriverne senza prima averlo lasciato deporre, dentro di me, e averlo, a tempo debito, riletto. Sapendo che lo rileggerò ancora.

È un romanzo, a una prima lettura, piacevole, che si gusta come una compagnia, una conversazione, un brano musicale; ci accompagna, senza sforzo, a conoscere una donna, e lo fa rendendo immediatamente percepibile il potervi disseppellire una grande ricchezza di letture, tante domande, su di sé e sull’altro. Si cammina, per le strade di Gerusalemme, alla ricerca del conoscere l’altro e del conoscersi, incontrando la città, la gente, i cambiamenti.

AmericanahChimamande Ngozi Adichie, «Americanah», Einaudi 2015.

Traduzione di Andrea Sirotti

 

«Quante altre persone erano diventate nere in America?» È la domanda che si rivolge Ifemelu, la protagonista di questo romanzo della scrittrice nigeriana.

La storia. Ifemelu, una ragazza nigeriana, riesce ad andare negli U.S.A. per completare gli studi universitari; la sua partenza è parte di un progetto condiviso con il suo ragazzo, Obinze che, a differenza di lei, non otterrà il visto per l’America. Quando Obinze riuscirà a partire sarà in direzione dell’Inghilterra, il rapporto con Ifemelu ormai interrotto.

CassandraChrista Wolf, «Cassandra», edizioni e/o 1985

Traduzione e Introduzione a cura di Anita Raja

Già torna a scuotermi Eros che/scioglie le membra,/dolceamara, indomabile, oscura/belva

(Saffo)

Porta dei leoni di Micene 2
Micene, Porta dei leoni*

 «Ecco dove accadde. Lei è stata qui. Questi leoni di pietra, ora senza testa, l’hanno fissata. Questa fortezza, una volta inespugnabile, cumulo di pietre ora, fu l‘ultima cosa che vide. Un nemico da tempo dimenticato e i secoli, sole, pioggia, vento, l’hanno spianata. Immutato il cielo, un blocco d’azzurro intenso, alto, distante. Vicine, oggi come ieri, le mura ciclopiche che orientano il cammino: verso la porta da cui non fiotta più sangue. Nelle tenebre. Nel macello. E sola.»

Eric-Emmanuel Schmitt, «Piccoli crimini coniugali», E/O 2006

Traduzione di Alberto Bracci Testasecca

 

Piccoli crimini coniugaliIl dove e il quando si legge sono elementi essenziali del contratto tra libro e lettore. E il tempo di vacanza, in cui si mutano i propri ritmi e vengono dismesse le occupazioni abituali, porta a variazioni nelle scelte di lettura. Si opta per una parentesi, dentro la quale si porranno contenuti adatti a ore distratte.

Così, tra letture un po’ svagate, ho riletto un racconto-commedia che, nella sua levità, ha portato a riflessioni sul tema della famiglia, oggi all’attenzione di tutti e su cui, credo, ognuno di noi ha maturato, e si tiene stretta, una fermissima opinione in procinto di venir rapidamente mutata.

Dunque, con la testa ancora in vacanza, e letture meditate in leggerezza, oggi, qui, ondivagherò alquanto (direi che il verbo ‘ondivagare’, se proprio si deve farlo, si usa solo all’infinito, ma mi piace usarlo così).

Zazie nel metroRaymond Queneau, “Zazie nel metro”, Einaudi 1994. Traduzione di Franco Fortini

Macchifastapuzza, si chiese Gabriel, arcistufo. Impossibile, mai che si puliscano. Sul giornale c’è scritto che a Parigi non c’è nemmeno l’undici per cento di appartamenti col bagno, non c’è da meravigliarsi, ma ci si può lavare anche senza.

Gabriel, un omone a tutti gli effetti, è alla Gare d’Austerlitz e aspetta il treno con cui stanno arrivando la sorella, Jeanne Lalochère, e la nipotina undicenne, Zazie. Jeanne ha programmato di prendersi tre giorni di libertà con il suo uomo del momento, e lascerà la figlia ospite dello zio Gabriel e della zia Marceline, sua moglie. Epoca: anni ’50; il romanzo è stato pubblicato nel ’59; il dopoguerra è ancora in corso.

Norvegian WoodMurakami Haruki, “Norwegian Wood (Tokio Blues)”, Einaudi 2006

Traduzione e Introduzione di Giorgio Amitrano

 

Sollevai il viso, e mentre guardavo le nuvole scure sospese sopra il Mare del Nord, la mia mente andò a tutte le cose che avevo perduto nel corso della vita. Il tempo passato, le persone morte o mai più riviste, le emozioni che non possono rivivere

Il più grande uomo scimmia del PleitoceneRoy Lewis, “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene”, Adelphi 1992. Traduzione di Carlo Brera

Eccoci dentro un libro che ci condurrà a vivere un’esperienza tra le più interessanti, ospiti non veduti di una famiglia come tante, come le nostre, ma con un capofamiglia davvero fuori dal comune: sarà ricordato come Il Più Grande Uomo Scimmia del Pleistocene.

Il Pleistocene: un tempo, un po’ impreciso, qualcosa tra i due e oltre milioni e gli undicimila anni fa, millennio più millennio meno. Là, in quel tempo e in un qualche posto della Rift Valley, è vissuto Edward, con la moglie Millicent, e i figli, il secondo dei quali, Ernest, è il narratore della sua storia il cui finale, si può ben dire a sorpresa, ci costringerà a rivedere, ripensare, molto di ciò che ameremmo credere della nostra specie: e uso il condizionale perché, diciamocelo, a voler essere sinceri con noi stessi, c’è una certa differenza tra ciò che vorremmo pensarne e ciò che la ragione, guidata dai fatti che ci riguardano, dovrebbe portarci a concludere.

Un giorno questo dolore ti sarà utilePeter Cameron, “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, Adelphi 2008. Traduzione di Giuseppina Oneto

Sii forte e paziente; un giorno questo dolore ti sarà utile“: era il motto della scuola di vela cui, a dodici anni, lo avevano mandato i suoi genitori, impegnati a divorziare. Era, aveva scoperto, “un luogo dove si cerca di raddrizzare gli adolescenti gravemente problematici grazie alle meraviglie del lavoro manuale” . Alla sorella era andata meglio, era più grande e le era toccato il Grand Tour in Europa.

Peter Cameron. Una rilettura e un ritorno. Perché il grande narratore di racconti, che abbiamo gustato in “Paura della matematica”, colui che tratteggiava i propri personaggi con poche, essenziali linee, permettendo al lettore, per questa via, di collaborare alla loro costruzione, e magari identificarvisi, è anche ben capace di misura lunga. Ed è capace, nella misura lunga, di mantenere il ritmo, il passo regolare del racconto breve, che non permette interruzioni, e aggancia il lettore, costretto a partecipare al percorso di vita che si snoda nelle pagine, ancora una volta mettendoci molto di suo.

L'oceano in fondo al sentieroNeil Gaiman, “L’oceano in fondo al sentiero”, Traduzione di Carlo Prosperi, Mondadori

Ho un ricordo estremamente vivido della mia infanzia…Sapevo cose terribili. E sapevo che non dovevo far sapere agli adulti che sapevo. Si sarebbero spaventati.” (Maurice Sendak, in conversazione con Arthur Spiegelman, The New Yorker, 27 settembre 1993)

E’ l’esergo che Neil Gaiman pone al suo romanzo, o racconto lungo. Per poi tradurlo in realtà, dicendo le cose che i bambini conoscono, vivono, da cui gli adulti restano, o si tengono, lontani.