Peter_Hopkirk_il grand egiocoPeter Opkirk, Il Grande Gioco. I servizi segreti in Asia Centrale, Adelphi Edizioni 2013 (Quarta edizione)

La pubblicazione da parte di Adelphi della quarta edizione in tre anni di quest’opera di Peter Opkirk è un’indicazione sulla fondamentale inutilità di recensire un testo che ha con ogni evidenza già un vasto e meritato pubblico. Tuttavia, questo lunghissimo racconto non è mai abbastanza letto, mentre ci troviamo in pieno “Secondo Grande Gioco” e, come scrisse Opkirk nel 1997 a chiusura della nuova prefazione, “potrebbe succedere di tutto e avanzare previsioni sarebbe non soltanto azzardato ma anche stupido

Adriatico insanguinato_recensioneCristiano Caracci, Adriatico insanguinato. Genova, Aquileia, i Carraresi, l’Ungheria contro Venezia,
Editore Santi Quaranta Treviso, 2014

Cristiano Caracci torna con un altro bel libro i cui personaggi sono luoghi e genti, e parlano utilizzando voci la cui invenzione nulla toglie alla verità delle esperienze umane narrate, dentro la verità di fatti storici.

Con i territori e le loro appartenenze – il Friuli del Patriarcato di Aquileia, dalla pedemontana alla laguna di Marano, la Serenissima, La Repubblica di Genova, il loro estendersi, nei commerci, nella guerra, nell’intreccio tra guerra e commercio, fino a Costantinopoli, al quartiere genovese di Galata e alla città ottomana – vivono i luoghi della gente e i paesaggi, le piccole patrie.

il mio nome è rosso_recensioneOrhan Pamuk, Il mio nome è rosso, Einaudi 2005

E uccisero un uomo e discussero tra loro. (Corano, Sura della Vacca, 72)

E non sono uguali il cieco e il veggente (Corano, Sura del Creatore, 19)

Ad Allah appartengono l’Oriente e l’Occidente (Corano, Sura della Vacca, 115)

Le tre citazioni dal Corano poste in esergo con cui si apre il racconto di Pamuk costituiscono una sintesi esemplare della storia che viene narrata. Istanbul, anno 1591, regna il sultano Murat III, che commissiona un libro miniato al maestro miniaturista Zio Effendi, con l’incarico di lavorarvi in segreto. Il libro avrebbe dovuto contenere il ritratto del Sultano.

lalucediragusa
La luce di Ragusa, Cristiano Caracci

Cristiano Caracci, “La luce di Ragusa”, Editrice Santi Quaranta, 2005

La Luce di Ragusa, di Cristiano Caracci, Editore Santi Quaranta, di cui ho scritto nell’ultima chiacchierata, è stata una bella lettura. Interessante per la qualità della scrittura e per la struttura del racconto che viene svolto attraverso il parlato, in prima persona, via via del rappresentante di una progenie di mercanti ragusani – ad ogni capitolo parla un figlio, che succede al padre nella conduzione di un’impresa mercantile di marinai che, trasportando via mare le merci più varie, accostano le realtà sociali dei Balcani e del mar Mediterraneo. C’è Venezia, di cui tener conto, da temere, ci sono i rapporti con le terre del Papa, ci sono le realtà sociali delle città dei Balcani. C’è soprattutto il mare, e la luce della città di Ragusa – Dubrovnik che riaccoglie, all’arrivo in porto, e che lega alla terra.

Irène Némirovsky, I Cani e i lupi, AdelphiI cani e i lupi Nemirovsky

Ada e Ben Sinner: due bambini, cugini, vivono nella parte bassa, povera, di una indefinita città dell’Ucraina. Sono i primi anni del Novecento; l’esperienza dei pogrom, la consapevolezza di una appartenenza che comporta estrema fatica nel cercare e trovare una vita sicura, il faticoso raggiungimento di un benessere la cui aleatorietà è insita nell’essere senza patria e senza appartenenza sentiti come propri dal popolo ebraico.

Michael Cunningham, “Le ore”, Tascabili Bompiani 2012, XIV Edizione

Cunningham scrive un libro che riecheggia, anche nello stile, come un omaggio, “La signora Dalloway”, il primo dei quattro grandi romanzi della produzione centrale di Virginia Woolf (seguiranno “Gita al faro”, “Le onde” e “Tra un atto e l’altro”, ultimo della sua vita, al termine della cui scrittura Virginia si suiciderà e che sarà pubblicato postumo).

la_Strada_recensioneCormac McCarthy, La strada, Einaudi 2007, pag. 218

Un uomo e un bambino; un percorso, alla ricerca della luce, di calore, di sopravvivenza in un mondo ridotto a cenere; la strada e il compito di continuare a vivere. Al di là delle montagne, del freddo e della neve, la strada porta a sud e alla speranza di un luogo dove il sole si mostri nuovamente e consenta una vita, magari poca, piccola. L’uomo e il bambino camminano spingendo un carrello con cui si portano appresso le cose necessarie, un telo di plastica, lo zaino sulle spalle, riparo per cose e persone.

la_lunga_oscura_pausa_caffe_dellanima_recensioneDouglas Adams, La lunga oscura pausa caffè dell’anima, Mondadori, Piccola biblioteca Oscar, 2011
Un’esplosione in un aeroporto, che non provoca una strage ma solo la scomparsa di un’addetta al check-in impegnata nel confronto con un aspirante passeggero inconsueto e una aspirante passeggera spazientita.
Un investigatore improbabile, un omicidio impossibile, che pertanto la polizia cataloga come suicidio, attuato con un metodo incongruo.
Un ospedale che si occupa di pazienti anomali.
Alcune divinità nordiche la cui vita, nel mondo d’oggi, risulta complicata e molto, molto frustrante. Un Walhalla decaduto.