Umberto Eco, “Il fascismo eterno”, La nave di Teseo 2017

Il 25 aprile del 1995 Umberto Eco tenne un discorso presso il Dipartimento di Italiano e Francese alla Columbia University, per celebrare il cinquantenario della liberazione dell’Europa dal nazifascismo.

Pochi giorni prima, il 19 aprile, ad Oklahoma City era stato compiuto un grave attentato dinamitardo che aveva causato – leggo, per recuperare il ricordo -168 morti e 672 feriti. L’attentatore veniva, come si dice, dall’interno: si trattava di un veterano della Guerra del Golfo. Impazzito. Che in seguito fu condannato a morte tramite iniezione letale.

 

Paolo Rumiz, “Il filo infinito”, Feltrinelli, aprile 2019

“…la mia anima è poco propensa a celesti pensieri. Troppa rabbia per quello che succede in Europa. Di questi tempi preferisco i Salmi Imprecatori, che ho da poco scoperto nella Liturgia monastica delle ore…Salmi che esortano ad affacciarsi senza timore sul fosco mistero del Male, a proclamare a voce piena la sua esistenza al cospetto di Dio, anche per chiedergli di sbrigarsi a mettere in pratica la vendetta contro gli empi…”

Sto partendo dalla fine, dalle ultime pagine, di questo libro. Mi sono riservata, per alcune ore, la lettura dell’ultimo paragrafo di questo libro, al termine di un viaggio sulla carta attraverso i Monasteri Benedettini d’Europa: alla scoperta dell’Europa, delle sue radici, seguendo “La Regola”, il “Ora et labora” che norma l’autonomia e l’autosufficienza dei Monasteri di San Benedetto, il Santo Patrono d’Europa.

Premessa a:

Rovelli Carlo, “L’ordine del tempo”, Adelphi 2017

(Orazio, “Odi ed Epodi”, Feltrinelli, zoom Poesia)

 

È stato un po’ di tempo fa, era il febbraio dello scorso anno, quando ho proposto un piccolo Adelphi di Carlo Rovelli, “Sette brevi lezioni di fisica”, (qui) e ora ho atteso prima di proporre questo suo nuovo lavoro. Ci sono libri che richiedono riposo, dopo averli letti, e tempi lunghi per affrontarne un seguito: ed è questo il caso.

Paolo Rumiz, “Trans Europa Express”, Feltrinelli 2012

A gennaio di quest’anno Pina Bertoli ha recensito nel suo blog questo libro (qui: andateci subito), consentendomi oggi, dopo averlo letteralmente bevuto, di rinviare a quanto lei ne ha scritto, e regalare a me stessa il lusso di raccontare il mio rapporto con queste pagine, aprendo parentesi, mettendo a tema aree particolari  – dove massima è la mia ignoranza, e in conseguenza massimo, per me, il fascino della scoperta, e delle riflessioni che lentamente si fanno strada a partire da questa lettura – e dal bisogno di rifrequentarla.

Vi sono qui luoghi i cui nomi – sconosciuti ai più, credo, a me sicuramente – esprimono il senso di una frontiera, sulla quale neppure ci si pongono domande, forse; dove vivono genti la cui vita, nella corrispondenza che li rende consonanti con i luoghi, costituisce di per se stessa un confine: della nostra conoscenza ma, ancor più, degli schemi che utilizziamo per formarla – tali per cui al viaggiatore, e per suo tramite al lettore, viene richiesto l’oltrepassamento di un limes, che interroga la relazione tra ciò che conosciamo e il come lo conosciamo.

Alberto Negri, “Il musulmano errante. Storia degli alauiti e dei misteri del Medio Oriente”. Rosenberg & Sellier 2017

Non riuscirò, neppure ci provo, a dare una restituzione di questo libro, carico di conoscenza, di amore e poesia, perché le molte cose che narra, le storie, le vite, si muovono e si intersecano, danzano, dentro una bellezza, dentro sogni, dentro desideri millenari, che nel tempo si occultano, ritornano, tessono percorsi, di relazioni, di interessi e di spiritualità: un amalgama, capace di impazzire, ma anche di integrare saperi e sensibilità che non possono evitare il reciproco riconoscimento.

Desmond Morris, “L’animale donna. La complessità della forma femminile”, Mondadori 2006 – Traduzione di Cecilia Scerbanenco

Lorella Zanardo, “Il corpo delle donne”, Feltrinelli 2011

Con il desiderio di lasciare, per un momento, la narrativa, mi ero proposta un libro particolare – “L’animale donna. La complessità della forma femminile” – dello zoologo ed etologo Desmond Morris. Il libro richiama, anche l’opera principale di Morris, “La scimmia nuda”, un lavoro, del 1967, che è stato ed è tuttora fondamentale per la conoscenza della nostra specie.

Pia Pera, «Al giardino non l’ho ancora detto», Ponte alle Grazie 2016

Al giardino non l’ho ancora detto – / Non ce la farei. / Nemmeno ho la forza adesso / Di confessarlo all’ape.

Non ne farò parola per strada- / Le vetrine mi guarderebbero fisso – che una tanto timida – tanto ignara / abbia l’audacia di morire.

Non devono saperlo le colline – / dove ho tanto vagabondato – né va detto alle foreste amanti / Il giorno che me ne andrò –

e non lo si sussurri a tavola – / né si accenni sbadati, en passant, / che qualcuno oggi / penetrerà dentro l’ignoto.

Emily Dickinson, in “Poesie religiose

Lettere dalla Sria, Freya StarkFreya Stark, «Lettere dalla Siria», Edizioni La vita felice 2014

Traduzione di Daria Angeli

«(…) uno pensa più che mai che il Mediterraneo sia uno stagno

dove i bambini del mondo cominciarono a giocare per primi ai pirati.»

 

«E poi una meravigliosa visione! Dal lato sinistro sono sbucati dei cammelli: prima un paio qua e là, poi sempre più numerosi, finché un intero branco ci ha circondato, cinquecento o più Sono uscita dalla macchina e mi sono confusa in mezzo a loro per fotografarli. I due capi beduini, vestiti magnificamente, erano arroccati in alto e dondolavano lentamente con il movimento delle loro bestie: mi hanno gridato qualcosa, ma l’arabo beduino è al di là di ogni comprensione. Non ho parole per dirti che vista meravigliosa fosse: come se uno si trovasse all’improvviso nella vera e propria alba del mondo, tra la gente di Abramo e Giacobbe.»

Il matrimonio moderno, Karen BlixenKaren Blixen, «Il matrimonio moderno», Adelphi 2013

A cura di Anna Maria Cambieri

 

Eccolo, il piccolo libro di Karen Blixen che mi ero ripromessa di leggere; un centinaio di pagine, un libricino, ne avevo accennato in «A proposito di Karen Blixen»; non scritto, originariamente, per essere dato alla stampa, ma dedicato, indirizzato, al fratello Thomas. Scritto nel 1923, venne ritrovato nel 1977 tra le carte del fratello, che sarebbe morto due anni dopo, nel 1979.

Premesse a CassandraChrista Wolf, «Premesse a Cassandra», edizioni e/o 1985

Quattro lezioni su come nasce un racconto

Traduzione e Note a cura di Anita Raja

È impossibile giovare a questa cupa umanità;

nella maggior parte dei casi non restò che tacere,

per non essere considerati folli come Cassandra

quando profetizzammo ciò che ormai era alle porte

(Goethe, 1794)

Wu Ming 1Wu Ming 1[1], “Cent’anni a Nordest. Viaggio tra i fantasmi della guera granda” Rizzoli 2015

Si fa presto a dire Nordest, ma le tre regioni dell’Italia nordorientale cingono nei propri confini territori e paesaggi diversissimi: montagna e pianura, altipiani e lagune, entroterra e litorali, oltre a due diverse sponde dell’Adriatico. Sì, l’intera provincia di Trieste è già dall’altra parte. Molti italiani si stupiscono quando glielo fai notare. C’è chi capita a Trieste e poi dice: ‘Ma come, il sole tramonta sul mare?

La rivista ‘Internazionale’, che ha pubblicato a puntate una sintesi di questo libro, lo ha definito un “racconto-inchiesta”. Che parla del ‘Nordest’, inteso come entità geopolitica e, dati certi presupposti, identitaria.

Come cavalli che dormono in piediPaolo Rumiz, “Come cavalli che dormono in piedi”, Feltrinelli 2014

 

CHE I VOSTRI MULINI TORNINO A MACINARE, CHE I VOSTRI OCCHI SPLENDANO DI NUOVO, CHE LE VOSTRE FALCI DI NUOVO RISUONINO E DI NUOVO CANTINO LE VOSTRE DONNE

Questa iscrizione si trova sulla lapide che orna la sepoltura di un soldato russo, in uno dei quattrocento cimiteri austroungarici di guerra della Galizia, in Polonia, curati dalla Croce Nera d’Austria, l’organizzazione che si occupa di curare i luoghi in cui sono sepolti soldati austriaci. E la Galizia, nei primi sei mesi di guerra, è stata il teatro di uno dei più grandi massacri di quella guerra.