La neve cade sui cedriIn questi giorni di festa sono  riuscita a regalarmi un piccolo passaggio in libreria, riportandone, purtroppo, solo un volumetto della Sellerio – “La crisi in giallo” – un raccolta di racconti di autori italiani, tra i quali uno di Marco Malvaldi (un passaggio al bar Lume, a far due chiacchiere con i vecchietti, non si può perdere: per chi non conoscesse la serie, raccomando vivamente di prendere i dovuti provvedimenti e leggersi le storie nel giusto ordine di pubblicazione. Un godimento assoluto).

La paura del laicoOra, vorrei ritornare sul tema “Librerie”, già trattato in passato, per parlare, nel mio piccolo, dei mutamenti che sta avendo il mercato del libro. Mi piacerebbe un confronto, per capire se sono preda di ubbie o se quello che vedo accadere è reale.

Mentre da ogni parte si parla della difficoltà delle librerie a sopravvivere, a me pare si sia in presenza di qualcosa di diverso, di un mutamento del target cui si rivolge il mercato del libro, che sta espellendo dalle librerie ‘Il Lettore’. Contraddizione in termini, mi direte. Beh, per quello che vale, Conan Doyle faceva dire a Sherlock Holmes che “dopo aver eliminato l’impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità”.

 Anaïs Nin e Henry Miller
Anaïs Nin e Henry Miller

Ho chiuso l’ultima chiacchierata dicendo che, nel divagare, mi venivano in mente libri interessanti, a proposito e a sproposito. E’ qualcosa che capita di frequente, credo, a tutti coloro che leggono. Si parla, o si scrive, di questo e di quello ed è difficile che, da qualche parte, non affiori un rimando, la sensazione di aver letto qualcosa in proposito, il ricordo di una frase, il dubbio di star utilizzando, del tutto fuori contesto, qualcosa che si è letto non si sa dove; magari solo una forma proposizionale, una unità di discorso non nostra, non dico una citazione, proprio frasi, o parti di argomento, cose così; non si sa bene se ciò che stiamo scrivendo, o dicendo, ci appartenga del tutto o non sia <rubato> ad altri, se sia cosa reinterpretata, divenuta nostra.

John Stuart Mill
John Stuart Mill

Negli ultimi mesi ho fatto una vera abbuffata di narrativa, di libri che ho apprezzato moltissimo. Sento una forma di speranza, quando un libro mi regala pensieri e mi aiuta nel bisogno di interpretare ciò che avviene in me e nel mondo che abito. Perché è così: un buon libro può dare persino una sensazione di rinascita, come se ci venisse offerta l’opportunità di un nuovo inizio.

Ora, tuttavia, e forse proprio perché il nutrimento è stato sufficiente, credo sia il momento, mentre le cose lette, le sensazioni, le emozioni, si sedimentano, di lasciare la narrativa per altri generi che, ultimamente, ho solo spiluccato, lasciato in attesa, ancora trattenuta da ciò che stavo assaporando.

Nazim Hikmet 1901 - 1963Terminata la rilettura, estemporanea e un po’ frenetica, di “Il signore degli Anelli”, mi sono accorta che, a seguito di “Sul Grappa dopo la vittoria” non ero in grado di leggere il libro che avevo in attesa, vale a dire “Come cavalli che dormono in piedi”, di Paolo Rumiz, una storia che mi avrebbe ricondotto dentro l’”inutile strage” della Grande Guerra, per usare le parole di papa Benedetto XV.

il signore degli anelliQuesta chiacchierata non può che titolarsi così: “Intermezzo”. Perché i giorni della mia ultima settimana, dal punto di vista della lettura, sono stati particolari. E qui, ora, non posso far altro che raccontare e trarne qualcosa.

Dunque. Stavo terminando la lettura di “Sul Grappa dopo la vittoria”, libro che mi aveva entusiasmato fin dalle prime pagine, quando ancora non mi aspettavo quello che ho poi incontrato, la “potenza” delle pagine centrali, quello sguardo senza difesa sulla montagna devastata, sui morti, sull’abbandono e l’orrore. Lo ripeto: un grande libro, di cui solo dopo averlo terminato mi sono resa conto che la voce narrante non era quella di un anziano reduce (“Sono venuto al mondo il 13 luglio 1908”) ma la creazione, forse la restituzione, da parte di una voce che appartiene alla generazione dei pronipoti. Grande.

Come cavalli che dormono in piediCi sono libri sparsi intorno a me, acquisti recenti e non, che hanno tuttavia aspettato il momento giusto perché qualcos’altro ha attirato la mia attenzione e il mio desiderio ma che hanno mantenuto un loro posto nelle mie attese. Credo sia venuto il loro momento, dopo la prossima recensione del libro di Michaël Uras, “Io e Proust” che avevo preannunciato.

Avevo già accennato a due di questi libri in attesa, nelle letture di dicembre, ma mi ripeto volentieri magari iniziando a darne qualche informazione per chi già non li conosce e potrebbe cominciarne la lettura senza aspettare me, giusto?

Metafisica dei tubiMi trovo di fronte ad una domanda, o forse, meglio, a un dubbio, importante: sto chiedendo, da sempre, molto ai libri, e anche se, così facendo, non ho mai subito grandi delusioni, mi chiedo se sto chiedendo troppo, a troppi libri. Occorre sapere, ma anche scegliere, che tipo di lettura si sta incontrando.

Se il leggere è piacere, attività che ha a che fare con il gioco, e lo è, questa sua funzione si accompagna ad altre funzioni. Il leggere è accompagnare il pensiero, cercare e trovare un interlocutore; la lettura è dialogo e, come in ogni dialogo che si rispetti, in esso si realizzano scambi nei quali ambedue gli interlocutori modificano il loro punto di vista e il lettore scopre che anche il libro, nella relazione con lui, cambia, dice cose diverse da ciò che aveva affermato al primo approccio, in modo categorico, in coerenza con la sua apparente natura oggettuale.

Massa e PotereE nel frattempo sono contenta perché ho dei buoni libri in corso di lettura. Uno, come sempre, trascinato dalla scia dei precedenti; qualcun altro, un paio di buoni romanzi, per attrazione casuale, un consiglio, un prestito, cose così.

I romanzi: il primo, di cui ho terminato la lettura, è “Salam, maman”, di Hamid Ziarati, Einaudi 2006. Non è una novità, ma lo è per me, che non conoscevo questo autore di cui sicuramente leggerò altro. Incidentalmente, anche in questo libro si trovano voci dell’infanzia e rituali domestici tradizionali, prima della e insieme alla storia di una famiglia e dell’Iran, a cavallo tra scià Reza Pahlavi, la rivoluzione komeinista e la sua tragica realizzazione.

Quando teresa si arrabbio con DioDire che un libro ci è piaciuto equivale a dire che si tratta di un buon libro? Non in assoluto. Così come non è obbligatorio trovar piacevole la lettura di tutti i buoni libri.

Uso il termine ‘buoni libri’ assumendo che la definizione sia sufficientemente ampia e generale da consentire un accordo: libri scritti bene, il cui contenuto abbia una struttura riconoscibile, narrativa o esplicativa di un tema, accreditati come tali dalla critica e dai lettori.