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Prime pagine di “Dalla parte di Swann”, con le correzioni e revisioni a mano dell’autore. Da: Wikipedia.org

Recensendo il bel romanzo di Uras “Io e Proust” ho parlato anche della voglia che prende di rileggere, o leggere, o riprendere la lettura, della Recherche – e andare alla ricerca del tempo perduto.

La monumentalità dell’opera di Marcel Proust frena, non c’è dubbio. Ma è altrettanto certo che i romanzi sono leggibili e godibili anche separatamente: non occorre assolutamente ingurgitarli tutti di fila, ognuno di questi romanzi si legge di per sé e ognuno di noi ci si può ritrovare, perché ognuno di noi ha assaggiato, una volta o l’altra, l’equivalente di una madeleine della memoria.

220px-Elias_Canetti_2Nato nel 1905, in Bulgaria, premio Nobel 1981 per la letteratura; al suo attivo un solo grande romanzo, “Autodafé“, un trattato, “Massa e Potere“, tema la psicologia di massa e una bellissima autobiografia, che è molto più di ciò, in tre volumi più uno; e, soprattutto, molto altro.

Poliglotta, se vogliamo dire così, per nascita: ebreo bulgaro, la cui lingua dell’infanzia è stato il giudeo-spagnolo e, naturalmente, il bulgaro, sua lingua nazionale, ha vissuto nella lingua tedesca la parte formativa della sua vita, e in tedesco ha scelto di scrivere le sue opere.

427px-Philip_Pullman_2005-04-16Inglese, nato nel 1946 a Norwich, è considerato autore di libri per ragazzi anche se, indiscutibilmente, la sua opera è difficilmente confinabile in questa categoria.

La trilogia “Queste oscure materie” è stata oggetto di pesanti critiche in quanto considerata, in alcuni ambienti, un attacco alla religione cristiana, un modo per screditare la funzione della Chiesa nel mondo. Questo “attacco” sembra essere sorto anche dal corrispettivo “attacco”, da parte di Pullman e in senso opposto, alle “Cronache di Narnia” di C. S. Lewis, storie caratterizzate da una visione cristiana del mondo e dei valori, da una rappresentazione della lotta tra il bene e il male priva di sfumature.

Lilli_GruberSui servizi segreti (inglesi in particolare, mi pare, per merito di Ian Fleming) si sprecano tonnellate di narrativa, buona e meno buona, che attrae anche per la miscela, suggerita, di fantasia e sospette (desiderate, fantasticate) verità. Si dimentica che “il segreto” (ma definiamolo con un termine più acconcio e meno attrattivo, “la riservatezza”, opportuna o meno) non riguarda solo i servizi di intelligence degli stati. E si trova anche dove non ci si aspetterebbe. Nel giornalismo.

220px-George_Eliot_2Mary Anne (Marian) Evans, alias George Eliot (1819 – 1880)

Non ci sono, al momento, in questo blog, recensioni di questa autrice, di cui ho solamente parlato a proposito del suo grande romanzo “Il mulino sulla Floss”, ma merita sicuramente, con il consiglio di leggerla, una piccola nota biografica. Si tratta, infatti, oltre che di una grande scrittrice, di una personalità peculiare e indicativa dell’epoca cui appartiene, quantomeno per opposizione a quanto il senso comune assegna, in termini di ruolo della donna nella società e di morale comune, all’enunciato ‘periodo vittoriano’ (che, certo, è stato molto altro in molti campi).

Agota KristofUn breve riassunto, tra tante fonti che si richiamano e forniscono di Agota Kristof un ritratto univoco, per un flash su una scrittrice, una persona la cui scrittura, forte ed essenziale, si ritrova, intera, nella sua vita, nelle scelte fatte e subìte. Non sempre è così, non per tutti la scrittura e la vita si richiamano con tanta forza. Tanto più se pensiamo ad un autrice ‘costretta’ ad usare una lingua non sua – i libri della Kristof sono scritti in francese, lingua che lei non padroneggiava bene (diceva) – ma in cui lingua e fatti e cose hanno la solidità della materia.

Agota Kristof è nata il 30 ottobre del 1935 a Csikvànd, un piccolissimo paese dell’Ungheria. Nel 1956, le truppe dell’Armata Rossa invaderanno la sua terra, dove era in atto una rivolta contro l’URSS.

 Buon anno! Che iniza con questo primo post della nuova pagina “Qualcosa sugli autori“: cliccate per sapere di cosa si tratta.

David_Foster Wallace

Non ti conosco bene, e non so come sono fatti i tuoi amici. Ma a me sembra che questa sia una generazione più triste, e più affamata. E la cosa che mi fa paura è che, quando arriveremo noi al potere, quando saremo noi quelli di quarantacinque, cinquant’anni, non ci sarà nessuno… nessuno più anziano… non ci saranno persone più anziane di noi che si ricorderanno la Grande Depressione, o la guerra, persone che hanno alle spalle sacrifici considerevoli. E non ci sarà nessun limite ai nostri, come dire, appetiti. E anche alla nostra smania di sperperare le cose.” (da: “Come diventare se stessi”. Ed. Minimum Fax 2011)