Marco Ubertini, “33”, Sperling & Kupfer 2020

Prefazione di Coez

Avviene, quando si è fortunate, di incrociare una importante opera prima. Avviene di ritrovarsi immerse in un libro, e in una storia, splendidamente condotti, da leggere non gradendo interruzioni e tuttavia senza fretta, per assaporarne la scrittura.

Un tema difficile: un percorso adolescenziale doloroso e affaticato, vissuto nella ribellione ad una famiglia che, come ogni famiglia, attraversa problemi; che non rinuncia ad accogliere, senza obbligare a rimanere; che consente l’esserci e il ritorno, rimanendo porto sicuro anche nella burrasca.

Buona Apocalisse a tutti!

Terry Pratchett & Neil Gaiman, “Good Omens. Le belle e accurate profezie di Agnes Nutter, strega“, Mondadori 2018

Così inizia questo romanzo, opera di Terry Pratchett e di Neil Gaiman

Stanno per arrivare Guerra, Carestia Morte e Inquinamento (la Peste non è più in auge ma è stata ben sostituita).

Una tematica perfetta, oggi, per questo romanzo, scritto a quattro mani nel lontano 1990.  Soprattutto perché, nonostante tutto, apre uno spiraglio alla salvezza.  Solo uno spiraglio, niente di più; ogni domani restava allora, per i nostri autori, comunque incerto: e tuttavia c’era. Non è poco. E oggi?

Biörn Larsson, “La lettera di Gertrud”, Iperborea, 2018

Traduzione di Katia De Marco

Avevo apprezzato, quasi un anno fa, la recensione di Pina Bertoli su questo libro, annotandomelo per leggerlo nel momento in cui il mio interesse per un tema che mi coinvolge profondamente avesse trovato il suo giusto tempo.

Ripropongo il libro, dunque, invitando anche a leggere la recensione che me lo ha indicato e che segnalo: qui

La storia: Martin Brenner, uno scienziato, genetista, sposato ad una ginecologa e padre di una bambina adorata, ha una vita serena e, a dirla con un termine d’uso, riuscita.

Alice Cappagli, “Niente caffè per Spinoza”, Einaudi 2019

A fine anno solitamente mi ritrovo (come molti, credo) a riflettere sulle cose fatte, sulle cose che mi propongo di fare; a <profetare> su come va il mondo (dei libri e loro dintorni, ovviamente, non altro: almeno qui).

Quest’anno non sarà così. Sarà stata una breve malattia, una di quelle belle intense bronchiti che i fumatori curano quasi piacevolmente a libri e sigarette contate; sarà che, standosene a letto o, a scelta, sul divano, il pensiero si sente autorizzato alla vacanza (in senso etimologico); sta di fatto che chili di libri giusti per il momento mi hanno raggiunta. In massa.

Ho smesso di chiedermi come ciò avvenga. Avviene. E vi sono libri che chiedono di essere restituiti.

Lawrence Ferlinghetti, “Scoppi urla risate”, Edizioni Sur 2019

Traduzione di Damiano Abeni

Con una Nota dell’editore, Marco Cassini

 

Un poeta: lo si legge per dare una forma al tempo che stiamo vivendo.

La poesia è concretezza di una nostra ora, di un luogo, ma anche dell’ovunque cui la nostra ora e il nostro luogo partecipano. Da incarnare.

Non si legge un poeta a caso.

Valeria Corciolani, “Il morso del ramarro”, emmabooks 2014

“Marisol infila la mano nel sacchetto del pane e rompe la rosetta croccante.

Buonissima.

A volte la sua vita di prima, il sapore del pane di laggiù, l’odore dell’aria e della terra, le sembrano sfocati e lontani. Come se piano piano li stesse dimenticando…”.

Riprendendo da quanto già scritto di questa autrice (qui), ho trovato, in questo suo libro, un piacere di lettura raro, nel genere. Ho trovato un piccolo capolavoro.

 

Paolo Rumiz, “Il filo infinito”, Feltrinelli, aprile 2019

“…la mia anima è poco propensa a celesti pensieri. Troppa rabbia per quello che succede in Europa. Di questi tempi preferisco i Salmi Imprecatori, che ho da poco scoperto nella Liturgia monastica delle ore…Salmi che esortano ad affacciarsi senza timore sul fosco mistero del Male, a proclamare a voce piena la sua esistenza al cospetto di Dio, anche per chiedergli di sbrigarsi a mettere in pratica la vendetta contro gli empi…”

Sto partendo dalla fine, dalle ultime pagine, di questo libro. Mi sono riservata, per alcune ore, la lettura dell’ultimo paragrafo di questo libro, al termine di un viaggio sulla carta attraverso i Monasteri Benedettini d’Europa: alla scoperta dell’Europa, delle sue radici, seguendo “La Regola”, il “Ora et labora” che norma l’autonomia e l’autosufficienza dei Monasteri di San Benedetto, il Santo Patrono d’Europa.

 

Abraham B. Yehoshua, “Il tunnel”, Einaudi 2018

Traduzione di Alessandra Shomroni

 

Il libro stava da un po’ di tempo, sul mio tavolo, in attesa. Era un ottimo libro, che mi doveva regalare, come infatti è avvenuto, un buon tempo di lettura dal quale, senza scosse, avrei ricavato di che trattenere, sviluppare, pensieri e, sì, un utile, vivificante permanere di domande prive di ansia e di risposta: pacificate direi; disponibili ad attendere il proprio tempo, avendo trovato almeno uno, due punti fermi, capaci di dare un senso, personalissimo, alla vita.

Agota Kristof, “Ieri”, Einaudi 1997

Ieri era tutto più bello

La musica tra gli alberi

Il vento nei miei capelli

E nelle tue mani tese

Il sole

 

È stato questo, leggo da qualche parte, l’ultimo romanzo di Agota Kristof (qui). Dev’essere così. Ne ha la qualità. In certo qual modo lo dichiara; in un modo infine riappacificato – no: in un modo che ha accolto un patto, un obbligo – con la vita.

È sicuramente necessario chiudere quest’anno. Non, per la verità, allo scopo di aprire la porta di casa al nuovo anno con grande entusiasmo. Io – non so voi – non provo un grande desiderio di brindare all’anno che verrà. Non sono preda di grandi (e per la verità neppure piccole) aspettative. C’è molto da temere nell’aria del mondo. E di casa nostra.

Qualcosa come il covare seri timori può, tuttavia, produrre l’effetto (controintuitivo, per non dire paradossale) di accendere una piccola fiammella di speranza. Mi ci aggrappo, mentre trovo in me il bisogno di individuare, riconoscere, LEGGERE, un SEGNO, per me, di chiusura di quest’anno; un piccolo segno capace di aprire una piccola speranza per i giorni a venire; qualcosa che, per aprire la porta ad un futuro degno, mi suggerisca una qualità compiuta dell’anno ormai trascorso.

verso un altra estate_janet_frame_recensioneRipropongo un’autrice che amo molto. Che, tuttavia, va assunta, credo, a piccole dosi. Ma con regolarità.

A suo modo, un’autrice, forse, pericolosa: non si è più gli stessi dopo averla letta; in particolare, attraverso le pagine di questo suo libro. Qualcosa, chiuso il libro, sarà cambiato in noi. Ci sarà stato regalato (con lo stupore, anche con qualcosa che può essere assimilato al dolore di una rinascita) un nuovo sguardo sul mondo, liberato dalla foschia dei nostri giorni affannati.

 

Janet Frame,Verso un’altra estate, Neri Pozza Editore 2012

…e dalla loro baia tormentata/ Svaniscono i chiurli verso un’altra estate./ Ovunque tra luce e quiete mormora/L’ombra della partenza: l’orizzonte ci guarda;/ E nessuno sa dove andrà a coricarsi la notte. (Charles Brasch, da “The Islands“)

 Tra le opere di Janet Frame, questo è il romanzo-racconto che l’autrice non ha voluto fosse pubblicato finché lei era in vita. Lo considerava troppo “personale”.

Lo è: per tutti e per ciascuno a modo proprio, nel modo in cui i fantasmi che ognuno porta dentro di sé leggono il proprio mondo e i modi del proprio posto nel mondo.

Pina Bertoli, “Infondate ragioni per credere all’amore”, edizioni Io scrittore 2018

 C’è ora questo libro: da cui sono stata profondamente catturata e di cui potrò parlare solo riuscendo a separare la mia emozione dalla riflessione su di una storia che racchiude una proposta: una chiave di lettura per una filosofia di vita. Da condividere, in tutto, in parte; con cui misurarsi.

Prima di poterne parlare, ho dunque riletto il libro – ne ho sentito l’esigenza immediata: per prenderne le distanze, per pormelo dinnanzi e vederlo?

Nel corso della prima lettura, è certo, vi ero finita immersa, vittima di una partecipazione totale: mi ero ritrovata personaggio tra i personaggi, a prender parte, a vivere dentro quel mondo.

Yaniv Iczkovits, “Tikkun, o la vendetta di Mende Speismann per mano della sorella Fanny”, Neri Pozza 2018

Traduzione dall’ebraico di Ofra Bannet e Raffaella Sardi

 

“Ci sono momenti nella vita di una nazione, pensa il tenente colonnello Novak, che ne preannunciano la fine. La fine comincia sempre con una piccola cosa, una cosa irrilevante.”